Ecco il piano con cui la scuola unirà l'Italia

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Autore: Giordana Liliana Monti

07 luglio 2022

Appassionata di criminologia e mafie, si è specializzata in strategie di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita all'Università degli Studi di Milano, diventa giornalista pubblicista lavorando come redattrice di articoli di cronaca locale, continuando a coltivare la propria passione per il diritto scrivendo periodicamente news giuridiche.

Grazie ai fondi del Pnrr sarà possibile ristrutturare almeno in parte la scuola italiana, mettendo al centro gli studenti più fragili e il divario territoriale.

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Complici la pandemia, la Dad, i lockdown e l’isolamento che è stato necessario creare, anche a livello scolastico, per contrastare il virus, negli ultimi anni gli studenti che hanno lasciato la scuola sono stati davvero troppi. Quello della dispersione scolastica è un problema serio che, per essere affrontato e risolto, richiede un importante stanziamento di fondi da parte del Governo. Se da un lato sicuramente i fattori determinanti nella precoce dispersione scolastica, che avviene specialmente in alcune zone d’Italia, sono determinati dalla motivazione e dall’ambiente sociale in cui si cresce, dall’altro anche l’assenza di fondi adeguati alle scuole risulta essere un problema non indifferente.

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Proprio per cercare di risolvere gli impasse organizzativi, strutturali e programmatici delle scuole, il ministero dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha deciso di stanziare importanti risorse del Pnrr per la scuola, la cui gestione sarà lasciata direttamente ai singoli istituti.

Il Pnrr Istruzione prevede un investimento rilevante per il contrasto ai divari territoriali e alla dispersione scolastica: 1,5 miliardi da qui al 2026 per iniziare a invertire la rotta e contrastare un fenomeno che registriamo da molti anni. «Mettiamo i più fragili al centro della nostra strategia con un intervento concreto che avrà il suo perno nelle nostre scuole, alle quali assegneremo direttamente le risorse» ha affermato il ministro.

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Nello specifico, così come illustrato dal Ministro, si tratta di un piano nazionale articolato in tre azioni diverse:

  1. la prima, che prevede uno stanziamento di 500 milioni, per interventi nella fascia di età compresa tra i 12 e i 18 anni;
  2. la seconda dedicata a favorire l’acquisizione di un diploma da parte dei giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola;
  3. la terza indirizzata a progetti per il potenziamento delle competenze di base e a progetti nazionali nelle aree più periferiche e fragili delle città e del Paese

Bianchi ha firmato il decreto per la prima tranche da 500 milioni. Secondo quanto spiegato dal Ministro, le risorse sono state assegnate direttamente alle scuole, individuate con criteri oggettivi e trasparenti («fra cui quelli indicati nel documento del gruppo di lavoro di esperti che abbiamo istituito al Ministero») pubblicati nel decreto: 3198 istituti tra secondarie di primo e secondo grado, visto il target 12-18 anni di questa azione fissato dalla Commissione europea.

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Non sono fondi distribuiti a pioggia ma indirizzati alle singole istituzioni scolastiche che hanno registrato i più alti tassi di fragilità degli apprendimenti, come da dati Invalsi: questo permette di accelerare i tempi con una procedura più snella e di andare a incidere direttamente sulle situazioni più critiche, in base ad un riparto che prevede a livello regionale criteri oggettivi come il tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, il numero di studentesse e studenti, la presenza di studenti stranieri, la numerosità delle famiglie e i tassi di istruzione della popolazione, e a livello di singola scuola il tasso di fragilità degli apprendimenti calcolato dall’Invalsi e il numero di studenti che la frequenta.
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Le scuole – ha spiegato ancora il Ministro – possono agire da sole o in rete, con l’obiettivo di potenziare le competenze di base delle studentesse e degli studenti più fragili, contrastando la dispersione con un approccio integrato e inclusivo, che possa adattarsi ai bisogni formativi dei singoli, in raccordo con le risorse del territorio, anche attivando patti educativi di comunità. I progetti, che devono raggiungere almeno 420mila studentesse e studenti, partono con il prossimo anno scolastico e hanno durata biennale. Gli istituti possono promuovere attività di collaborazione con la comunità locale, valorizzando la sinergia con realtà del terzo settore, istituzionali e del volontariato.

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«Siamo al fianco delle nostre scuole lungo tutto il percorso – assicura Bianchi – . Forniremo a breve delle Linee guida, utilizzando certamente anche le indicazioni del Gruppo di lavoro ministeriale, con obiettivi e modalità di attuazione delle azioni di contrasto alla dispersione. Sosterremo e accompagneremo le scuole e i nostri dirigenti scolastici anche attraverso il Gruppo di supporto Pnrr che stiamo istituendo sia a livello nazionale sia in ogni Ufficio scolastico regionale. Chiediamo alle scuole di individuare un gruppo di lavoro che coordini le attività, con uno o più docenti referenti. Vogliamo garantire sempre dialogo e collaborazione, fornendo indicazioni per l’attuazione e per il raggiungimento dei target indicati dal Pnrr, per il monitoraggio e per la

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rendicontazione. È un’azione di sistema, in cui ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, per accompagnare le studentesse e gli studenti più fragili nel loro cammino».

Ma non sarà solo questo Piano ad intervenire per contrastare il fenomeno della dispersione che, vista la sua complessità, va affrontato con tutto l’insieme degli interventi del Pnrr. «Abbiamo un programma preciso. Azioni specifiche sono previste inoltre nell’ambito dei fondi strutturali europei (PON 2021-2027) con attenzione particolare alle scuole del primo ciclo, in modo da garantire un’assoluta sinergia con questa specifica azione del Piano che ha il suo target principale nella fascia 12-18 anni. Altre misure del nostro Pnrr, innanzitutto la riforma dell’orientamento e quella degli istituti tecnici e professionali, contribuiscono all’obiettivo, determinante per la nostra scuola e per lo sviluppo di tutto il nostro Paese», ha concluso Bianchi.

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