Dopo quanto tempo può risposarsi una donna?

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Si può cambiare testimone di nozze?
Autore: Carlos Arija Garcia

11 dicembre 2022

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Quanto deve attendere l’ex moglie o la vedova prima di un nuovo matrimonio? Che succede se non rispetta il termine?

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Chi vuole la perfetta parità tra uomo e donna è meglio che non la cerchi dopo un divorzio: su molti aspetti i diritti degli ex coniugi sono gli stessi ma sulla possibilità di tornare a scambiare un anello al dito con un’altra persona, c’è una disparità piuttosto evidente. Lui, volendo, può andare in Comune insieme alla nuova fiamma già il giorno dopo aver ottenuto la sentenza di annullamento dei diritti civili del matrimonio precedente. Lei no. Lei deve attendere. E se ti sta passando per la mente il motivo, è molto probabile che tu abbia indovinato il perché. Ne parliamo tra un attimo. Nel frattempo, ci si chiede:

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dopo quanto tempo può risposarsi una donna una volta che è stata dichiarata la cessazione del precedente rapporto coniugale?

Devono trascorrere dei tempi tecnici. Un periodo in grado di non sollevare alcun dubbio. Ecco che cosa significa.

Che cos’è il divieto temporaneo di nuove nozze?

La legge impone alla donna di attendere prima di contrarre un nuovo matrimonio almeno 300 giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla dichiarazione della cessazione degli effetti civili del precedente rapporto coniugale, salvo che il tribunale autorizzi tempi più brevi. Ed ecco che si arriva al perché: la normativa vuole che ci sia la

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certezza circa la paternità della prole, in considerazione della presunzione di paternità in costanza di matrimonio.

In altre parole: se, appena divorziata, la donna scopre di essere incinta, chi è in grado di assicurare che la creatura in arrivo sia del marito precedente e non della persona che da lì a poco intende sposare? La logica vorrebbe che, se una coppia sta per divorziare, raramente avrà avuto un rapporto sessuale qualche settimana prima. Ma non è detto.

Poniamo il caso che uno dei due abbia un’altra relazione ma faccia finta di niente con il coniuge e che, quindi, tutto vada come di consueto: solita vita, niente di strano, normali rapporti intimi. Se non ché, di punto in bianco, la persona tradita scopre il «fattaccio» e decide di troncare immediatamente. Le possibilità possono essere tre:

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Certo, c’è anche la possibilità che lei non rimanga affatto incinta né prima né dopo la separazione e il divorzio. Ma questo alla legge non interessa: la legge – per l’ennesima volta – vuole certezze. E queste, dice il Codice civile, arrivano dopo 300 giorni. Quanto basta per avere la sicurezza che, al momento della

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sentenza di divorzio, l’ormai ex moglie non fosse in stato interessante.

Quando non è obbligatorio attendere 300 giorni per risposarsi?

Ma sì, qualche eccezione c’è. L’obbligo per una donna di attendere 300 giorni prima di risposarsi non sussiste in alcuni casi. Nello specifico, quando:

In caso di gravidanza, il divieto cessa, in ogni caso, dal giorno in cui la gravidanza è terminata.

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Non solo in caso di divorzio, però: anche la donna che rimane vedova deve aspettare 300 giorni prima di sposarsi. A meno che riesca a dimostrare che dopo il decesso del marito non era in stato di gravidanza. Qui, certamente, non c’è di mezzo un assegno di mantenimento ma la possibilità che sia in arrivo un nuovo erede del defunto.

Cosa deve fare per accorciare i tempi la donna che vuole risposarsi?

Chi è rimasta vedova o ha ottenuto la sentenza di divorzio e vuole risposarsi senza aspettare 300 giorni deve agire per chiedere l’autorizzazione al tribunale del luogo in cui risiede.

Il giudice, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio se ricorre uno dei seguenti casi:

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Il decreto deve essere notificato agli interessati (ossia ai soggetti legittimati a proporre l’azione di disconoscimento di paternità incluso il precedente marito) e al pubblico ministero. È possibile ricorrere in appello nel termine di dieci giorni. La decisione della Corte d’appello non è impugnabile. Il decreto acquista efficacia dopo dieci giorni senza che sia stato proposto reclamo.

Chi non rispetta l’obbligo di attesa e si sposa ugualmente rimane comunque coniugato ma deve pagare una sanzione da 20 a 82 euro.

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