Dopo quanto tempo può risposarsi una donna?
Quanto deve attendere l’ex moglie o la vedova prima di un nuovo matrimonio? Che succede se non rispetta il termine?
Chi vuole la perfetta parità tra uomo e donna è meglio che non la cerchi dopo un divorzio: su molti aspetti i diritti degli ex coniugi sono gli stessi ma sulla possibilità di tornare a scambiare un anello al dito con un’altra persona, c’è una disparità piuttosto evidente. Lui, volendo, può andare in Comune insieme alla nuova fiamma già il giorno dopo aver ottenuto la sentenza di annullamento dei diritti civili del matrimonio precedente. Lei no. Lei deve attendere. E se ti sta passando per la mente il motivo, è molto probabile che tu abbia indovinato il perché. Ne parliamo tra un attimo. Nel frattempo, ci si chiede:
Devono trascorrere dei tempi tecnici. Un periodo in grado di non sollevare alcun dubbio. Ecco che cosa significa.
Indice
Che cos’è il divieto temporaneo di nuove nozze?
La legge impone alla donna di attendere prima di contrarre un nuovo matrimonio almeno 300 giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla dichiarazione della cessazione degli effetti civili del precedente rapporto coniugale, salvo che il tribunale autorizzi tempi più brevi. Ed ecco che si arriva al perché: la normativa vuole che ci sia la
In altre parole: se, appena divorziata, la donna scopre di essere incinta, chi è in grado di assicurare che la creatura in arrivo sia del marito precedente e non della persona che da lì a poco intende sposare? La logica vorrebbe che, se una coppia sta per divorziare, raramente avrà avuto un rapporto sessuale qualche settimana prima. Ma non è detto.
Poniamo il caso che uno dei due abbia un’altra relazione ma faccia finta di niente con il coniuge e che, quindi, tutto vada come di consueto: solita vita, niente di strano, normali rapporti intimi. Se non ché, di punto in bianco, la persona tradita scopre il «fattaccio» e decide di troncare immediatamente. Le possibilità possono essere tre:
- che sia lei ad avere una relazione extraconiugale: se si scopre incinta, il marito può sapere al 100% di chi è il figlio solo dopo l’esame del Dna, cioè dopo la nascita del bambino (sempre che lei si appelli all’articolo 1 del «manuale del traditore»: negare sempre e comunque);
- che sia lui ad avere una relazione extraconiugale: lei ha avuto rapporti intimi con il marito in quei giorni ma, in piena delusione, si è «consolata» con un amico (magari per farla pagare al coniuge fedifrago). Quindi, vedi sopra;
- che sia lui ad avere una relazione extraconiugale e lei sia incinta ma senza aver frequentato un altro uomo: appare ovvio che il figlio è del marito ma la legge vuole certezze. C’è pur sempre in ballo un assegno di mantenimento.
Certo, c’è anche la possibilità che lei non rimanga affatto incinta né prima né dopo la separazione e il divorzio. Ma questo alla legge non interessa: la legge – per l’ennesima volta – vuole certezze. E queste, dice il Codice civile, arrivano dopo 300 giorni. Quanto basta per avere la sicurezza che, al momento della
Quando non è obbligatorio attendere 300 giorni per risposarsi?
Ma sì, qualche eccezione c’è. L’obbligo per una donna di attendere 300 giorni prima di risposarsi non sussiste in alcuni casi. Nello specifico, quando:
- lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio derivano da una separazione giudiziale fra i coniugi pronunciata con sentenza passata in giudicato o dall’omologazione di una separazione consensuale: il termine previsto per contrarre un nuovo matrimonio dopo il divorzio è pari a 30 giorni, se la sentenza di divorzio è stata notificata, o a 180 giorni (sei mesi) se è stata pubblicata, dopo essere stata depositata presso la cancelleria del tribunale competente;
- il matrimonio non è stato consumato;
- il matrimonio è stato dichiarato nullo per impotenza, anche soltanto a generare, di uno dei coniugi.
In caso di gravidanza, il divieto cessa, in ogni caso, dal giorno in cui la gravidanza è terminata.
Non solo in caso di divorzio, però: anche la donna che rimane vedova deve aspettare 300 giorni prima di sposarsi. A meno che riesca a dimostrare che dopo il decesso del marito non era in stato di gravidanza. Qui, certamente, non c’è di mezzo un assegno di mantenimento ma la possibilità che sia in arrivo un nuovo erede del defunto.
Cosa deve fare per accorciare i tempi la donna che vuole risposarsi?
Chi è rimasta vedova o ha ottenuto la sentenza di divorzio e vuole risposarsi senza aspettare 300 giorni deve agire per chiedere l’autorizzazione al tribunale del luogo in cui risiede.
Il giudice, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio se ricorre uno dei seguenti casi:
- è inequivocabilmente escluso lo stato di gravidanza;
- risulta da sentenza passata in giudicato che il marito non ha convissuto con la moglie nei 300 giorni precedenti lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Il decreto deve essere notificato agli interessati (ossia ai soggetti legittimati a proporre l’azione di disconoscimento di paternità incluso il precedente marito) e al pubblico ministero. È possibile ricorrere in appello nel termine di dieci giorni. La decisione della Corte d’appello non è impugnabile. Il decreto acquista efficacia dopo dieci giorni senza che sia stato proposto reclamo.
Chi non rispetta l’obbligo di attesa e si sposa ugualmente rimane comunque coniugato ma deve pagare una sanzione da 20 a 82 euro.