L'Unione Europea ha paura della Meloni: ecco perché
Da Bruxelles arriva preoccupazione in merito alla possibilità di un Governo Meloni: la paura è che la leader si impunti sul Pnrr.
La campagna elettorale è iniziata, e gli occhi dell’Unione Europea sono puntati sull’Italia per scoprire cosa sceglieranno gli italiani il 25 settembre, non nascondendo la propria preoccupazione per un’eventuale maggioranza con a capo Giorgia Meloni, che i sondaggi danno per vittoriosa senza alcuna chances per gli altri partiti (nonostante il recente testa a testa col Pd).
E così a Bruxelles ci si prepara all’avvento a Roma di un Governo a trazione Fratelli d’Italia con una certa preoccupazione, anche se la leader Giorgia Meloni ha schierato molto chiaramente il suo partito a favore dell’Ucraina, per cui su questo fronte i rischi sono limitati. C’è un pericolo potenziale più che reale sul fronte del rispetto dello Stato di diritto e ci si attende che il nuovo Governo tenga i
A spiegare come l’Ue vive le prossime elezioni politiche in Italia è Daniel Gros, direttore del Ceps, think tank con sede a Bruxelles, stando agli scenari considerati allo stato più probabili, alla luce dei sondaggi. Se dovesse arrivare un Governo guidato da Giorgia Meloni, osserva Gros, «dal punto di vista del suo posizionamento internazionale, i rischi sono limitati. Il problema maggiore è oggi la guerra in Ucraina e su questo fronte lei si è posizionata molto chiaramente».
Meloni, che presiede l’Ecr, il partito dei Conservatori e Riformisti Europei, del quale il Pis polacco è una componente molto importante, ha preso fin dall’inizio dell’invasione russa una posizione nettamente pro-Kiev. Non solo: il suo gruppo, l’Ecr, dialoga apertamente con la maggioranza del Parlamento e non è colpito dalla conventio ad excludendum che ‘ghettizza’ nell’Aula Identità e Democrazia, il gruppo della Lega. Sono altri i fronti cui da Bruxelles si guarda con attenzione e con qualche preoccupazione: «All’interno dell’Ue, magari – prosegue Gros – ci saranno delle divergenze: questo è da vedere. C’è un pericolo potenziale, piuttosto che reale, sul fronte della democrazia e dello Stato di diritto. Perché si può essere sovranisti, ma aderire allo Stato di diritto. E questo – sottolinea – è molto importante».
A Bruxelles, come sempre, si guarderà con attenzione alla politica economica: «Per quanto riguarda la politica fiscale, se lei seriamente vuole dare un peso maggiore all’Italia – nota Gros – lo può fare solo se ha un controllo della finanza pubblica. Un’Italia con deficit eccessivi, che ha bisogno dell’aiuto della Banca Centrale Europea, non è un’Italia forte. Immagino lo sappia. Comunque, lei non è incontestata: è un primus inter pares, in una coalizione in cui lei conta per poco più della metà. Per cui, più stabile è il governo meglio è».
In ogni caso, spiega Gros, «tra di noi a Bruxelles c’è una preoccupazione molto diffusa, perché il centrosinistra è, come dire, molto più simpatico a Bruxelles, perché è più pro-europeo. Io mi aspetterei un inizio di nuovo Governo Meloni in cui dicono che va tutto fatto diversamente e che Mario Draghi ha sprecato i soldi. Bruxelles dirà che non si può cambiare niente: poi, alla fine, troveranno un modo per aggiustare due o tre cose, in modo che Giorgia Meloni potrà dire ‘adesso è un piano Meloni, non più un piano Draghi'” e a Bruxelles “potranno dire la stessa cosa”, a parti rovesciate, cioè che il Pnrr nella sostanza non è cambiato. Questo è più o meno quello che ci si aspetta a Bruxelles».
Del resto, ricorda, «è successa la stessa cosa con il governo gialloverde nel 2018». Gros si aspetta una dinamica simile anche con il centrodestra a trazione Fdi, magari più organizzata. «Una differenza enorme – rimarca – sarà che non c’è nessuno nel Governo che vuole uscire davvero». Si aspetta un mix di nomi rassicuranti e non nella squadra dei ministri? «Sì – risponde – ma non si sa mai, se poi scelgono diversamente saranno guai». Si dice che Giulio Tremonti potrebbe andare al’Economia: «Non voglio commentare sui singoli», taglia corto Gros.