Cos'è il diritto di regresso del venditore?
Garanzia del consumatore: cos’è, come funziona ed entro quanto tempo va esercitata? In cosa consiste l’azione di regresso del venditore finale?
Tutti sanno che è possibile far valere la garanzia nel caso in cui il bene acquistato sia guasto. Non tutti, però, sono a conoscenza dei diritti del venditore il quale, se da un lato deve rimborsare il cliente insoddisfatto, dall’altro può a sua volta rivalersi su chi è stato il vero responsabile del danno. E infatti, spesso succede che i vizi della cosa comprata non siano dovuti a una scarsa attenzione del venditore bensì al cattivo lavoro di qualcun altro, come ad esempio del produttore o del grossista. Cos’è il diritto di regresso del venditore?
Come vedremo, il diritto di regresso consente al venditore di non accollarsi colpe che non sono sue, come appunto quella di aver venduto un bene che è stato messo sul mercato già guasto. Il consumatore finale, infatti, avrebbe serie difficoltà ad agire direttamente contro il produttore o soggetto diverso da chi gli ha ceduto la merce. Ecco perché la legge, secondo un meccanismo piramidale, prevede che il cliente insoddisfatto possa agire contro chi gli ha venduto il bene; quest’ultimo, a propria volta, potrà “prendersela” con il produttore o con altro soggetto della catena distributiva. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme
Indice
Garanzia del consumatore: cos’è?
La legge stabilisce che ogni consumatore ha diritto alla garanzia per difetto di conformità del bene che ha acquistato. Ciò significa che, ogni volta che il prodotto comprato non presenta le caratteristiche promesse, sarà possibile esercitare la garanzia contro il venditore.
Per la precisione, il Codice del consumo [1] stabilisce che “Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene”.
Garanzia consumatore: in cosa consiste?
Nel caso di difetto di conformità della cosa acquistata, il consumatore può chiederne la riparazione o la sostituzione gratuita, ovvero la riduzione del prezzo o, infine, la risoluzione del contratto.
Ad essere precisi, il consumatore può chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto soltanto se ricorre una delle seguenti situazioni:
- la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose per il venditore;
- il venditore ha dichiarato (o ha fatto capire) che non procederà alla riparazione o alla sostituzione del bene entro un termine congruo, cioè accettabile per il consumatore;
- la riparazione precedentemente effettuata non ha risolto il problema.
Insomma: in prima battuta, si deve sempre preferire la riparazione o la sostituzione del prodotto difettoso.
Nel caso di risoluzione, il consumatore restituisce il bene al venditore, a spese di quest’ultimo, e il venditore gli rimborsa il prezzo pagato al ricevimento del bene.
Il consumatore non ha il diritto di risolvere il contratto se il difetto di conformità è solo di lieve entità. L’onere della prova della lieve entità del difetto è a carico del venditore.
Garanzia consumatore: entro quanto tempo?
Il consumatore può esercitare la propria garanzia entro termini precisi. Nel dettaglio, la legge dice che il venditore è responsabile nei confronti del consumatore di qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene che si manifesti entro due anni
Viene inoltre specificato che l’azione diretta a far valere i difetti non dolosamente occultati dal venditore si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene (24 mesi più 2 mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto).
Azione di regresso del venditore: cos’è?
La garanzia per i difetti di conformità del bene acquistato consente al consumatore di rivalersi direttamente sul venditore. Come detto in apertura, però, potrebbe darsi che i difetti della merce siano imputabili al produttore o ad altro soggetto della catena distributiva, il quale quindi dovrà risponderne al venditore. È questa, in sintesi, l’azione di regresso.
Per la precisione, la legge [2] afferma che il venditore finale, quando è responsabile nei confronti del consumatore a causa di un difetto di conformità imputabile ad un’azione o ad un’omissione di una persona nell’ambito dei passaggi precedenti della catena contrattuale distributiva, ha diritto di regresso nei confronti della persona o delle persone responsabili nella catena di transazioni commerciali.
In pratica, la legge consente al venditore di agire non solo contro il produttore ma contro chiunque gli abbia fornito i beni viziati. Si pensi ad esempio al venditore al dettaglio che non acquista direttamente dal produttore bensì dal grossista.
Azione di regresso del venditore: a cosa serve?
Il riconoscimento del diritto di regresso evita che i costi di eventuali difetti del bene siano sopportati esclusivamente dal venditore, assicurando, in linea di principio, un’
Infatti, il difetto di conformità può dipendere da un’azione/omissione del produttore, di un precedente venditore della medesima catena contrattuale o di qualsiasi altro intermediario, in merito al quale il venditore può esigere dal soggetto o dai soggetti responsabili, facenti parte della suddetta catena distributiva, la restituzione delle spese sostenute per soddisfare le richieste del consumatore.
Azione di regresso del venditore: come funziona?
La possibilità di agire in regresso è subordinata alle seguenti condizioni:
- il venditore ha soddisfatto la garanzia del consumatore;
- il venditore non ha sottoscritto, nei contratti con tali soggetti appartenenti alla catena distributiva, alcun patto contrario, né ha rinunciato a tale diritto.
Al ricorrere di queste condizioni, il venditore finale che ha subito l’azione del consumatore può agire in regresso, entro un anno dall’esecuzione della prestazione, nei confronti del soggetto o dei soggetti responsabili, per ottenere la reintegrazione di quanto prestato.