Medici da Cuba, perché non è la soluzione giusta
La Federazione degli Ordini dei medici e il sindacato dei medici si sono dichiarati profondamente contrari alla decisione di cercare oltreoceano specialisti.
Quello della carenza di medici è un problema così tanto dato per scontato che è sempre affrontato con un ricordo, una costante scusa che non colma ma racconta le problematiche della sanità pubblica. Liste d’attesa infinite? Mancano medici. Turni massacranti per i turnisti? Mancano medici. Concorsi pubblici che vanno deserti? Mancano medici. L’assenza di personale specializzato e formato è una costante che oggi, dopo la decisione del Governatore della Calabria di chiamare a raccolta dottori direttamente da Cuba, torna a far parlare di sé. Anche se una soluzione ancora non c’è.
Il ricorso a circa 500 medici cubani per far fronte alla carenza di specialisti in Calabria «è l’unica soluzione per non chiudere gli ospedali nella Regione, dove i concorsi per assumere camici bianchi sono andati deserti. Non ne vedo altre» ha spiegato Roberto Occhiuto, presidente della regione Calabria, che ha siglato un accordo con il Governo di Cuba per assumere, a tempo determinato, 497 medici provenienti dall’isola caraibica, professionisti che cominceranno a lavorare nella Regione già da settembre. Un ricorso che ha scatenato le ire dei rappresentanti di categoria, convinti che questa non fosse la decisione corretta da prendere: una scelta che, posta come pezza su un problema ben più grosso, non risolverà alcunché. La vera domanda da farsi è: i medici mancano, è vero, ma come si può fare ad averne di più? Ed è qui che, tra le altre cose, torna all’attacco chi vuole un’apertura delle facoltà di medicina, ancora blindatissime nonostante l’evidente
Per la sanità calabrese serve una risposta strutturale e, per sopperire alla grave carenza dei medici, «prima di ricorrere ai professionisti cubani è necessario provare a trovare risorse interne, penso ai pensionati oltre che agli specializzandi». È questa la riflessione del presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, sull’accordo firmato dal governatore della Calabria. «La Calabria è la Regione in cui c’è il maggiore disagio per la professione medica. Sia per le strutture che per i professionisti. Di fronte a un fallimento generale degli interventi fino ad ora fatti sul sistema sanitario regionale il Governatore doveva giustamente trovare una soluzione», ammette Anelli.
In questo contesto la preoccupazione maggiore, per il presidente Fnomceo, «è quella legata alla verifica dei titoli e della qualità della formazione. La legge consente questa attività alle Regioni in deroga, non più al ministero della Salute. Questo ci crea forti perplessità. Non abbiamo nulla nei confronti dei colleghi cubani ma vorremmo che, in ogni caso la qualità, che con estrema difficoltà in Italia abbiamo strenuamente voluto e che è frutto di un complesso percorso formativo, fosse garantita anche per i colleghi che vengono dall’estero. Temiamo che la deroga di legge rispetto ai riconoscimenti dei titoli faccia abbassare il livello di qualità. Per questo chiediamo alle Regioni di riferirsi, in ogni caso, alla lunga esperienza del ministero in questo campo per i meccanismi di verifica».
Per Anelli «prima di arrivare ai medici cubani bisogna esperire tutte le possibilità in Italia, ivi compreso l’utilizzo dei medici pensionati. Questo perché in Italia abbiamo un percorso formativo certo, qualificato. Se è necessario ricorrere a risorse esterne, e la legge oggi lo consente alle Regioni – conclude – è necessaria una reale verifica di titoli. Ed è questo che chiediamo».
Si è dichiarato sconcertato l’Anaao Assomed e da Anaao giovani, il principale sindacato dei medici ospedalieri, secondo cui la scelta di Occhiuto è «un ennesimo segnale della difficoltà in cui versa la sanità pubblica, ma anche della fantasia creativa delle Regioni che si illudono di trovare soluzione a problemi strutturali attraverso provvedimenti estemporanei, dal vago sapore elettorale. Grazie anche all’assenza della politica, oggi affaccendata in tutt’altre faccende dettate dalla campagna elettorale e dimentica dello stato agonico del sistema pubblico di erogazione delle cure. E così siamo arrivati a