Si può licenziare un lavoratore spiato?
La Cassazione torna sulla possibilità di ingaggiare un detective per pedinare un dipendente: quando è legittimo e quando non lo è.
La giurisprudenza si è pronunciata più volte sulla legittimità del licenziamento frutto dei controlli fatti all’insaputa del lavoratore, spesso utilizzando i servizi di un investigatore privato. In passato, la Cassazione ha ritenuto lecito il provvedimento di allontanamento per giusta causa basato sulle prove raccolte da un detective ingaggiato dall’azienda. In una recente ordinanza, la Suprema Corte ha confermato questo orientamento facendo, però, alcune precisazioni su quando il licenziamento è legittimo e quando non lo è. Quindi,
Tutto dipende dalla motivazione che ha spinto il datore a sguinzagliare lo 007 e a chiedergli di pedinare un dipendente. Vediamo.
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È legittimo spiare un dipendente?
Prima di arrivare a capire se si può licenziare un lavoratore spiato c’è da porsi un’altra domanda di fondo: è legittimo controllare o pedinare un lavoratore dentro e fuori dalla sede dell’azienda?
Contrariamente a quello che si può pensare, non è lecito il controllo dei lavoratori all’interno dell’azienda o mentre stanno svolgendo la loro attività. La legge, infatti
Quello che invece può fare l’azienda è controllare il dipendente al di fuori dell’orario e della sede di lavoro anche servendosi di un detective, purché rispetti la privacy del lavoratore. E qui si apre un mondo: quando si ritiene rispettata e quando violata la privacy della persona pedinata?
Secondo la legge, non è consentito seguire un dipendente
È legittimo licenziare un lavoratore spiato?
Secondo un’ordinanza del tribunale di Padova [2], il datore di lavoro che viene a conoscenza di una condotta del dipendente in grado di integrare una violazione del contratto oppure un illecito
Il dossier del detective, di per sé, non ha il valore di prova ma il giudice può convocare l’investigatore a testimoniare. A quel punto, il racconto di quanto è stato visto in prima persona può essere acquisito agli atti del processo come prova «liberamente valutabile dal giudice».
Sulla stessa linea una sentenza della Cassazione [3] secondo cui il licenziamento è legittimo se il dipendente viene colto in flagranza di reato non solamente con mezzi diretti ma anche con mezzi indiretti. E – sostiene la Suprema Corte – l’attività di controllo di un investigatore privato è, appunto, un mezzo indiretto.
Per la Cassazione, dunque, la testimonianza del detective privato che indaga su eventuali illeciti commessi da un dipendente è sufficiente per il licenziamento.
Quando non è legittimo il licenziamento del lavoratore spiato
Una più recente ordinanza della Cassazione [4] ha stabilito che non è possibile licenziare un lavoratore spiato mentre, in orario di lavoro ma
In sostanza, il concetto è sempre quello: sì al pedinamento di chi è sospettato di commettere un illecito, no al controllo tramite agenzia investigativa di chi è in orario di lavoro fuori dall’azienda e, almeno in teoria, è impegnato nella sua attività.
Per fare un esempio, la Cassazione ritiene lecito il pedinamento di chi ha chiesto i permessi della legge 104 e, anziché assistere il parente con handicap grave, passa la giornata a fare shopping o in gita con il coniuge o con gli amici. In questo caso, il licenziamento per giusta causa frutto dell’attività investigativa di un detective è legittimo.
Non lo è, invece (come nel caso esaminato dalla Cassazione nella citata ordinanza), il provvedimento preso contro il dipendente di una banca il cui lavoro si svolge spesso fuori dalla filiale che non osserva un orario fisso ma che durante il giorno si incontra con gli amici, va in palestra o al supermercato, ecc. Insomma, svolge delle attività che nulla hanno a che vedere con il lavoro della banca. In questo caso, il lavoratore spiato non può essere licenziato perché all’investigatore è vietato indagare sull’attività lavorativa del dipendente. Unica eccezione, l’eventualità che scatti o filmati dimostrino un’attività delittuosa svolta dal lavoratore (se, ad esempio, spaccia droga) anche durante l’orario di servizio oppure siano diretti a provare l’esercizio di attività remunerata da un’altra azienda nelle ore in cui dovrebbe lavorare per chi gli dà la busta paga ogni mese.