Come viene attribuita la qualifica al lavoratore?

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Autore: Carlos Arija Garcia

29 agosto 2022

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

In base a che cosa si decide l’inquadramento di un dipendente? Contano i titoli di studio? Il livello può essere modificato in corso di rapporto?

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Al momento di dare il via al rapporto di lavoro con la lettera di assunzione, il nuovo dipendente viene adibito a determinate mansioni, cioè alle attività che dovrà svolgere da quel momento in poi (anche se, di solito, sono indicate in modo piuttosto generico). Inoltre, il datore è tenuto a comunicare al lavoratore il suo inquadramento, cioè il livello (e/o la categoria) e la qualifica a cui appartiene. Ma sulla base di che cosa? Come viene attribuita la qualifica al lavoratore?

Bisogna, innanzitutto, fare un po’ di chiarezza sulla terminologia. Abbiamo appena parlato di mansioni, di qualifica, di inquadramento, di categorie. Concetti da non confondere. Infatti:

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Vediamo di seguito come viene attribuita la qualifica al lavoratore.

Qualifica del lavoratore: come si determina?

La

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qualifica (e, di conseguenza, il livello di inquadramento) di un lavoratore viene determinata sulla base della classificazione stabilita nei contratti collettivi. Nel caso in cui un Ccnl contenga una classificazione astratta o, comunque, molto generica, il datore di lavoro dovrà individuare il profilo professionale che più corrisponde alle mansioni attribuite al dipendente in modo da collocarlo nel giusto livello contrattuale.

È importante tenere in considerazione che la qualifica dipende dalle mansioni da svolgere e non da altri fattori come, ad esempio:

Qualifica del lavoratore: che succede se si svolgono più mansioni?

Ad ogni mansione una qualifica contrattuale, e fin qui ci siamo. Che succede, però, se il dipendente non deve svolgere una sola mansione ma viene adibito a

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più attività che corrispondono a qualifiche diverse secondo il Ccnl?

In questo caso, il datore di lavoro deve determinare la qualifica prendendo come esclusivo riferimento le mansioni prevalenti, cioè quelle primarie e che maggiormente caratterizzano il profilo professionale del dipendente. In parole povere: se il lavoratore deve fare tre cose diverse che corrispondono a tre qualifiche diverse, si valuterà il tempo dedicato a ciascuna di esse. Il datore lo inquadrerà nel livello a cui appartiene la mansione a cui dedica maggiori energie e competenze. Si terrà conto, quindi, non solo del tempo impegnato ma anche della maggiore o minore rilevanza delle varie mansioni dal punto di vista professionale.

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Quindi, se nell’arco della giornata il dipendente dedica l’80% del suo tempo ad una mansione che, peraltro, è quella in cui esprime maggiormente le sue capacità, gli verrà attribuita la qualifica relativa a questa mansione, anche se nel restante 20% svolge un’attività per lui secondaria in termini quantitativi e qualitativi ma che corrisponde ad una qualifica superiore.

Detto ciò, e come di consueto, l’ultima parola ce l’hanno i contratti collettivi.

Qualifica del lavoratore: può essere cambiata?

In via generale, la qualifica di un lavoratore può essere modificata sempre che non comporti un demansionamento, vietato dalla legge senza l’accordo del dipendente.

In pratica, il datore può in via unilaterale attribuire nuove mansioni al lavoratore purché comportino o la permanenza nello stesso livello di inquadramento (quindi, nella

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stessa categoria) oppure un inquadramento superiore, inteso come l’affidamento di mansioni caratterizzate da un più elevato contenuto professionale.

Il datore di lavoro può assegnare il dipendente a mansioni superiori temporaneamente:

L’assegnazione a mansioni superiori può essere decisa dal datore di lavoro:

Dopo l’assegnazione temporanea, il lavoratore torna alle proprie mansioni originarie. Tuttavia, il lavoratore che ha svolto mansioni superiori, in concreto ed in via continuativa, ha diritto, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi (o, in mancanza, dopo sei mesi), al definitivo riconoscimento della

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qualifica superiore e al relativo trattamento retributivo, a meno che vi rinunci.

Viceversa, assegnare ad un lavoratore delle mansioni inferiori rispetto a quelle per cui è stato assunto significa mettere in atto un demansionamento, in generale vietato dalla legge in quanto lesivo della professionalità acquisita, fatta eccezione per le ipotesi:

In entrambi i casi, le nuove mansioni possono appartenere al livello di inquadramento immediatamente inferiore nella classificazione contrattuale, ma devono rientrare nella stessa categoria legale.

L’assegnazione di mansioni inferiori deve essere comunicata al dipendente in forma scritta, a pena di nullità.

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