Quanti giorni di preavviso per un contratto a tempo indeterminato?

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Autore: Carlos Arija Garcia

31 dicembre 2022

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Con quanto anticipo bisogna comunicare le dimissioni o il licenziamento? E che succede se non si rispettano i tempi? Ecco le durate nei principali settori.

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Per tutelare sia il datore di lavoro sia il dipendente in caso di recesso anticipato dal rapporto, i contratti collettivi prevedono il cosiddetto periodo di preavviso. Si tratta di un numero determinato di settimane o di mesi che precedono l’interruzione effettiva del rapporto e durante i quali la prestazione lavorativa deve continuare normalmente. In alternativa, chi non rispetta questo vincolo deve riconoscere alla controparte un’indennità equivalente al periodo non lavorato. Gli unici casi in cui non sono previsti né il preavviso né l’indennità sostitutiva sono il licenziamento per giusta causa e le dimissioni per giusta causa. Altrimenti,

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quanti giorni di preavviso per un contratto a tempo indeterminato?

Trattandosi di una questione regolamentata dai contratti collettivi di ogni singola categoria, la durata del preavviso può variare da un settore all’altro. Inoltre, anche all’interno dello stesso comparto e della stessa azienda, i giorni di preavviso cambiano a seconda dell’inquadramento: l’anticipo con cui un impiegato di alto livello deve preavvertire la fine del rapporto di lavoro non è uguale a quello del collega di livello inferiore o dell’operaio.

Vediamo come deve essere comunicato il preavviso e quanti giorni sono previsti per un contratto a tempo indeterminato nelle categorie produttive più importanti.

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In che cosa consiste il preavviso?

Per preavviso si intende il periodo che trascorre da quando una delle parti comunica la volontà di recedere dal contratto di lavoro a quando effettivamente il rapporto si conclude. Significa che se un dipendente ha intenzione di lasciare il posto di lavoro per qualsiasi motivo, dovrà darne comunicazione all’azienda indicando quale sarà l’ultimo giorno di attività e proseguire con la prestazione fino a quella data.

Il preavviso va rispettato anche quando a decidere il recesso è l’azienda, cioè quando c’è un licenziamento, a meno che sia per giusta causa.

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La parte che non rispetta il preavviso è tenuta a riconoscere un’indennità alla controparte equivalente al periodo previsto ma non lavorato. Ad esempio, se il contratto collettivo prevede per un dipendente un preavviso di un mese e il lavoratore cessa l’attività 15 giorni dopo la comunicazione al datore, gli verranno scalati dal trattamento di fine rapporto gli altri 15 giorni non lavorati. Viceversa, se il licenziamento produce i suoi effetti dopo una settimana, l’azienda dovrà riconoscere al dipendente la retribuzione delle tre settimane in cui il dipendente non ha potuto lavorare.

Come si deve comunicare il preavviso?

Il periodo di preavviso va comunicato sempre

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per iscritto, sia che il recesso lo decida il dipendente sia che lo chieda il datore. Mai limitarsi alla comunicazione verbale, per quanto esista un rapporto di vera e sincera fiducia tra le parti: oggi si è amici, domani chi lo sa. Se il datore non manda giù facilmente la decisione del lavoratore perché lo mette in difficoltà, può sempre agire per via giudiziaria accusando il dipendente di non essersi presentato al lavoro e di non avere comunicato alcunché, con le conseguenti sanzioni.

Allo stesso modo, il datore che non comunica per iscritto al dipendente da quale giorno si intende risolto il rapporto di lavoro potrebbe incorrere in un illecito ed essere tenuto a continuare a pagare la retribuzione nei periodi successivi, poiché non c’è nulla che dimostri il recesso dal contratto.

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Quando parte il preavviso?

Questo è uno dei tranelli in cui è facile cadere: dare, ad esempio, oggi le dimissioni e pensare che il preavviso parte da oggi, facendo i conti di conseguenza su quale sarà l’ultimo giorno di lavoro. Attenzione, perché quasi mai è così.

La maggior parte dei contratti nazionali di lavoro prevede che il periodo di preavviso per recesso decorra in due momenti del mese: dal giorno 1 e dal giorno 15.

Questo significa che per chi consegna le dimissioni volontarie, ad esempio, il giorno 20 del mese, la decorrenza del preavviso scatterà dal primo giorno del mese successivo.

Per fare un esempio: se il contratto di Tizio prevede due mesi di preavviso e presenta le dimissioni il 20 agosto, la decorrenza partirà dal 1° settembre e, pertanto, il suo ultimo giorno di lavoro sarà il 31 ottobre.

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Quanti giorni di preavviso con contratto a tempo determinato?

Va precisata subito una cosa. Il periodo di preavviso è contemplato solo per i contratti a tempo indeterminato. Nel contratto a termine, infatti, il preavviso non è previsto, poiché non è consentito il recesso anticipato. L’unico modo di interrompere anzitempo il rapporto è quello di raggiungere un accordo tra le parti. Altrimenti, bisogna aspettare la scadenza.

Non è necessario rispettare il preavviso nemmeno:

Detto questo, quanto dura il preavviso? Abbiamo già detto che la durata non è la stessa per tutti, poiché viene stabilita dai contratti di categoria dei diversi settori e che può variare anche a seconda del tipo di contratto, del livello di inquadramento, della qualifica.

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Anche l’anzianità di servizio può determinare una variazione del periodo di preavviso. Da questo punto di vista, i tempi sono nella maggior parte dei casi i seguenti:

Per quanto riguarda, invece, i contratti nazionali di categoria, ecco quanti giorni di preavviso sono previsti nei principali comparti produttivi prendendo come riferimento una fascia di anzianità media, cioè da 5 a 10 anni di lavoro presso lo stesso settore.

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Nel settore del terziario, della distribuzione e dei servizi:

Nel settore metalmeccanico:

Nel settore del commercio:

Non vengono conteggiati nel preavviso i giorni usufruiti per:

Significa che, ad esempio, il lavoratore che resta a casa per una settimana in malattia o in ferie avrà il periodo di preavviso «congelato» ed il conteggio ripartirà dal giorno del suo rientro, a meno di diverso accordo tra le parti.

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