Cosa rischia una donna che picchia un uomo?

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Autore: Redazione

29 settembre 2022

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Reato di percosse e lesioni: cosa rischia la moglie che manda il marito al pronto soccorso. Non è invocabile la legittima difesa.

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Si parla solo di violenza sulle donne non solo perché i casi sono ben più numerosi rispetto all’ipotesi inversa ma anche perché la vittima è quasi sempre in condizioni di minorata difesa, sia sotto l’aspetto fisico che psicologico. Non poche volte poi le violenze domestiche sfociano in reati ancora più gravi come l’omicidio (o meglio, in questo caso, il femminicidio). Tuttavia, i ruoli si possono invertire e, in quel caso, è il “sesso forte” ad andare al pronto soccorso per curare graffi, contusioni e ferite di vario tipo. Cosa rischia una donna che picchia un uomo?

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Potremmo facilmente liquidare la risposta in due parole: la stessa pena che rischierebbe l’uomo. E ciò perché il reato di lesioni non fa differenza di sesso. Ma è anche vero che la quantificazione della pena non si basa tanto sulla violenza utilizzata dall’aggressore ma sulle conseguenze che essa abbia comportato sulla vittima, spaziandosi tra le lesioni lievissime, lievi, gravi e gravissime. Ragion per cui tanto più quest’ultima è corpulenta ed in grado di difendersi, tanto minori saranno le sanzioni per la donna.

Un altro argomento di discussione potrebbe essere quello se la donna che picchia l’uomo possa invocare a propria difesa la legittima difesa da un’aggressione incombente. È proprio di questo che si è occupata una recente sentenza della Cassazione

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[1] che val la pena di ripercorrere per comprendere meglio l’argomento. Procediamo dunque con ordine.

Quali pene se la donna manda l’uomo al pronto soccorso?

In caso di aggressione fisica, la legge distingue due reati a seconda delle conseguenze che questa abbia lasciato sulla vittima. C’è innanzitutto il reato di percosse che scatta tutte le volte in cui la violenza non abbia strascichi ma si risolva in un semplice dolore fisico patito sul momento. È il caso dello schiaffo, della tirata di capelli, del calcio e, a volte, anche del pugno (leggero). L’

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articolo 581 del Codice penale prevede in questi casi la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 309 euro.

Poi, c’è il più grave reato di lesioni che, a differenza del precedente, si caratterizza per il fatto che la vittima sia stata costretta a ricorrere alle cure mediche recandosi ad esempio al pronto soccorso. In questo caso, la pena varia a seconda dei giorni di prognosi riportati sul certificato di dimissioni. In particolare:

Veniamo alla cosiddetta

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procedibilità. Solo il reato di lesioni lievissime è procedibile a querela della parte offesa, ossia solo se quest’ultima chiede che il responsabile venga processato e condannato. In tutti gli altri, il reato è procedibile d’ufficio: significa che le autorità, una volta accertata la commissione del delitto, possono procedere nei suoi confronti a prescindere dalla denuncia della vittima.

Violenza: quando c’è legittima difesa?

La legge, come noto, consente alla vittima, tutte le volte in cui sta subendo una violenza fisica, di difendersi senza temere le conseguenze della propria azione. È la legittima difesa che però presuppone una serie di presupposti:

Questo significa che non si può indicare la legittima difesa quando:

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La donna può difendersi legittimamente in caso di violenze?

Veniamo ora alla sentenza della Cassazione citata sopra. La Corte ha giudicato il caso di una donna che, dopo aver picchiato il proprio marito, lo ha mandato al pronto soccorso per le ferite procurategli. Secondo la pronuncia, in casi del genere, quando la violenza domestica è sistematica, è difficile parlare di legittima difesa.

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La donna aveva adito la Cassazione per far riformare la sentenza del giudice di pace di Piacenza che l’aveva condannata a pagare 2.500 euro di multa per le lesioni personali in danno del marito. A dire della ricorrente, il giudice di primo grado avrebbe errato nel dichiararla responsabile quando invece avrebbe meritato di essere assolta per aver agito per legittima difesa. Senonché, secondo la Suprema Corte, le prove raccolte nel corso del giudizio avevano dato ragione alla persona offesa che aveva subito la violenza senza perciò intendere far male all’avversaria.

Naturalmente, questo non significa che, in generale, tutte le volte in cui una donna picchia un uomo, questa non possa appellarsi alla legittima difesa, ma ne devono sussistere i presupposti (quelli cioè che abbiamo elencato sopra): la semplice rivendicazione da parte del sesso debole, solo perché appunto “debole”, non basta. Ci devono anche essere elementi di prova del pericolo grave, attuale o imminente sulla propria o altrui persona.

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