Chi commette adulterio perde i diritti sulla casa?

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Autore: Redazione

30 settembre 2022

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Infedeltà coniugale: a chi vanno i figli e la casa familiare?

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Un nostro lettore ci chiede testualmente: se un matrimonio finisce perché uno dei due partner ha tradito l’altro, chi ha commesso adulterio, perde i diritti sulla casa? La risposta presuppone la conoscenza di due importanti istituti giuridici: da un lato il cosiddetto “addebito” (ossia le conseguenze per la violazione delle regole sul matrimonio come quella della fedeltà) e, dall’altro, l’assegnazione del cosiddetto diritto di abitazione nella casa familiare. All’esito di tali chiarimenti potremo meglio comprendere a chi va la casa in caso di tradimento. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’addebito e cosa comporta l’infedeltà coniugale?

Il

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tradimento del marito o della moglie integra la violazione di uno degli obblighi del matrimonio stabiliti dal Codice civile. Il comportamento, in sé per sé, non subisce alcuna conseguenza sul piano sanzionatorio se non la perdita di due diritti:

Chi tradisce non è tenuto a risarcire il danno all’altro coniuge a meno che il suo comportamento, esteriorizzatosi in pubblico, non ne abbia leso la reputazione. È, ad esempio, il caso di un uomo che frequenti una donna dinanzi a tutti ingenerando sospetti sull’esistenza di un rapporto amoroso tra i due.

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Dunque, chi commette adulterio non può pretendere di essere mantenuto anche se disoccupato e privo di reddito.

Al contrario, il soggetto tradito non deve per forza fornire le prove dell’adulterio commesso dall’altro per ottenere da questi il mantenimento: l’assegno gli spetta già solo se riesce a dimostrare che il proprio reddito è più basso di quello dell’ex e tale sproporzione non è stata determinata da un proprio comportamento colpevole (come quello di chi non intende lavorare).

Quando c’è l’assegnazione della casa familiare?

Il giudice riconosce il diritto di abitazione nell’ex casa familiare al coniuge che, pur non essendone proprietario, ottiene dal giudice la “

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collocazionedei figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti. In pratica, per dirla con parole brutali ma semplici, si prende la casa chi si prende i figli.

Anche in questo caso, quindi, il provvedimento non viene influenzato dall’accertamento di una eventuale infedeltà da parte dell’uno o dell’altro coniuge. L’assegnazione della casa coniugale infatti ha lo scopo non già di garantire all’ex un sostegno economico o di costituire una punizione per colui che ha violato le regole del matrimonio: essa serve solo per garantire ai figli di restare nello stesso ambiente domestico senza doversi sottoporre anche al trauma di un trasferimento.

Pertanto, anche il coniuge

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traditore potrebbe ottenere l’assegnazione della casa se il giudice gli affida i figli. E allo stesso modo il coniuge tradito non ha bisogno di fornire in tribunale le prove dell’adulterio per ottenere la casa: questa gli verrà attribuita solo se i figli andranno a vivere con lui.

A chi vanno i figli in caso di separazione?

Una volta visto che, in caso di separazione e divorzio, la casa va al genitore con cui vanno a vivere i figli, bisogna comprendere quali sono i criteri con cui il giudice decide di collocare i minori presso un genitore piuttosto che un altro. La regola non prevede una preferenza della madre, anche se di fatto ciò avviene in gran parte dei casi. Il tribunale dovrebbe decidere sulla base del

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maggior interesse del minore, tenendo comunque conto della sua volontà (questi infatti deve essere obbligatoriamente ascoltato se ha almeno 12 anni o anche prima se ritenuto capace di discernimento).

Di solito, la scelta del giudice si posa sulla donna perché, a conti fatti, risulta il genitore più adatto a prendersi cura delle esigenze quotidiane della prole.

Il coniuge infedele perde automaticamente la casa?

Non è pertanto vero che il coniuge che commette adulterio perde automaticamente i diritti sulla casa. L’assegnazione della casa, come detto, non è la conseguenza della scoperta di una relazione adulterina ma il frutto di una scelta, da parte del giudice, volta a tutelare la prole. Scelta quindi che prescinde dalla colpevolezza del coniuge in questione.

Non poche volte la moglie che ha tradito il marito è stata ritenuta ugualmente “degna” di andare a vivere con i figli e quindi di ottenere il diritto di abitazione nella casa coniugale.

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