Protezione internazionale: 6 cose da sapere

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Autore: Antonio Pagano

15 ottobre 2022

Laureatosi all'Università degli studi di Firenze, attualmente esercita la professione di avvocato a Cosenza. Già mediatore creditizio ed arbitro, è altresì docente di diritto ed economia alla scuola secondaria di secondo grado. Di recente, ha approfondito le tematiche sul diritto dell'immigrazione.

Cos’è la protezione internazionale e come si chiede. Una breve guida per i richiedenti e per coloro che vogliono offrire lavoro ad uno straniero in Italia.

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La protezione internazionale trova il proprio riconoscimento nell’art. 10, comma 3, della Costituzione Italiana [1], che garantisce il diritto d’asilo. Esistono tre livelli di protezione: lo status di rifugiato; la protezione sussidiaria; la protezione speciale. Analizziamole singolarmente, dopodiché ti spiegheremo quali sono le 6 cose da sapere sulla protezione internazionale.

Lo status di rifugiato viene concesso a coloro i quali fuggono dal proprio Paese perché perseguitati per motivi politici, di credo religioso, per discriminazioni legate all’orientamento sessuale o alla propria etnia, etc.

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La protezione sussidiaria viene concessa se esistono fondati motivi di rischio di un danno grave. È il caso di chi, nel proprio Paese, rischia di essere sottoposto ad una condanna a morte, a torture o a qualsiasi trattamento degradante; oppure nel caso in cui nel proprio Paese vi sia un conflitto, che crea un pericolo generale e oggettivo per tutti, quindi anche non proprio a sé stessi. Ad oggi, se venisse in Italia un cittadino ucraino, non avrebbe alcun problema ad ottenere questo tipo di protezione. Pensa alle donne iraniane, considerato il trattamento riservatogli dall’attuale regime.

La protezione speciale è il tipo di protezione concessa con più frequenza agli stranieri che si trovano in particolari situazioni e condizioni di sfruttamento lavorativo, di salute, ed economico.

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Vediamo ora quali sono le 6 cose da sapere sulla protezione internazionale.

Come richiedere la protezione internazionale?

La protezione internazionale non è automatica. Va richiesta e c’è una procedura amministrativa ben precisa. Non ha costi (tranne alcune marche richieste per ottenere il documento di soggiorno provvisorio) e viene sempre – tranne se dichiarata inammissibile – seguita da un colloquio (audizione), che si tiene presso la

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Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, che ha sede in tutte le Regioni.

Presentazione della domanda di protezione: serve un avvocato?

Non serve un avvocato per inoltrare l’istanza, ma per farsi consigliare su cosa possa essere rilevante e cosa no del proprio racconto sì. Molti fatti che si possono ritenere essenziali nella propria storia, potrebbero viceversa avere scarsissimo peso nella valutazione della Commissione che esamina la domanda. Quindi l’avvocato non è necessario; ma la sua esperienza in materia può fare tanto.

Se la domanda amministrativa non viene accolta, si va dal Giudice: qui è necessaria l’assistenza del legale.

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Dopo quanto tempo occorre presentare la domanda di protezione?

È importante presentare l’istanza di protezione appena si giunge in territorio italiano: più tempo passa dal proprio arrivo, meno attendibili diverranno le ragioni che l’hanno determinato, perché diventa difficile spiegare la presenza sul territorio italiano senza un motivo legittimo.

Come lavorare in Italia?

Bisogna capire bene che chi chiede la protezione internazionale, fugge dal proprio Paese perché è perseguitato o c’è una situazione fuori controllo. Il presupposto è questo.

È legittimo voler vivere in Italia e lavorarci, ma la strada giusta non è la richiesta di asilo.

Si ottiene il permesso di soggiorno provvisorio appena presentata la domanda di protezione?

Sì. Per tutta la

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durata del procedimento amministrativo e fino a tutto il processo al tribunale che ne consegue in caso di rifiuto, il richiedente ottiene un permesso provvisorio della durata di 6 mesi, rinnovabile di volta in volta, fino a che tutto il percorso si concluda con un accoglimento o con un rigetto.

Si può lavorare con il permesso di soggiorno provvisorio?

Assolutamente sì. Anzi, si deve cercare di lavorare, perché il giudice valuterà questo per verificare se lo straniero si è integrato in Italia. Il datore di lavoro può stipulare con lo straniero un rapporto di lavoro legato alla durata del permesso, ma può spingersi anche oltre perché, in caso di diniego, il rapporto di lavoro cesserà per giustificato motivo.

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