Carta del docente: chi ne ha diritto?

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Autore: Paolo Remer

05 novembre 2022

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Il bonus di 500 euro annui non spetta solo ai docenti di ruolo ma anche ai precari e agli educatori: l’ultima sentenza della Cassazione vieta disparità di trattamento.

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Sei un educatore in una scuola. Tutti gli insegnanti di ruolo che lavorano in quell’istituto percepiscono il bonus annuale di 500 euro, che a te invece è stato negato perché il dirigente scolastico ed il ministero dell’Istruzione ritengono che non hai la qualifica necessaria per ottenerlo. Hai pure provato ad accedere al sito ministeriale con le tue credenziali Spid e non sei stato riconosciuto dal sistema informatico. Non sei affatto d’accordo con questa decisione, visto che svolgi compiti analoghi a quelli dei docenti incaricati; vorresti proporre ricorso e perciò prima di tutto hai bisogno di sapere

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chi ha diritto alla Carta del docente, il documento – ormai in formato elettronico – che appunto consente di percepire il bonus per acquistare parecchi prodotti e servizi occorrenti per l’aggiornamento professionale a fini didattici.

La giurisprudenza più recente ha adottato una posizione molto estensiva della norma della legge sulla «Buona scuola» che dal 2016 ha introdotto questa agevolazione [1], riconoscendo in varie sentenze il diritto ad avere la Carta del docente anche per i precari e gli educatori: categorie che il Miur (ministero Istruzione, Università e Ricerca) voleva escludere. Non è un via libera assoluto, ma si tratta comunque di pronunce importanti, che segnano un caposaldo in favore di centinaia di migliaia di insegnanti italiani non di ruolo.

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Carta del docente: cos’è e a cosa serve?

La “Carta del docente” consiste in un bonus di 500 euro, che vengono erogati in ciascun anno scolastico, per compensare economicamente le esigenze di aggiornamento e formazione degli insegnanti.

La Carta del docente serve per acquistare numerosi prodotti e servizi collegati a tali finalità: libri e riviste, strumenti dispositivi elettronici (come pc, notebook e tablet), corsi di aggiornamento, biglietti d’ingresso per musei, mostre, cinema e teatri. Ad esempio, un insegnante di musica può acquistare uno strumento musicale o fare un abbonamento per la

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stagione al teatro lirico dell’Opera.

Per agevolarne la fruizione, esiste una funzionalità web sul sito ufficiale (raggiungibile alla pagina “cartadeldocente.istruzione.it”) che consente di creare buoni di spesa elettronici per acquistare i beni ed i servizi previsti, sia presso i negozi che li accettano (e in tal caso è necessario stamparli ed esibirli al momento del pagamento) sia sugli store dei vari portali che operano online, come Amazon.

Carta del docente: chi sono i beneficiari?

La Carta del docente viene rilasciata a tutti i docenti di ruolo assunti a tempo indeterminato presso le scuole statali di ogni tipo. Sono compresi nel beneficio anche i docenti:

Carta del docente: spetta ai precari?

Una sentenza del Consiglio di Stato

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[3], adeguandosi alla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea in materia, ha riconosciuto anche agli insegnanti precari, assunti a tempo determinato, la possibilità di ottenere la Carta del docente, per evitare una disparità di trattamento rispetto ai colleghi inseriti in ruolo. La vicenda decisa riguardava un docente precario di religione cattolica.

Il principio enunciato appare estensibile a tutti i supplenti annuali: infatti i giudici amministrativi hanno sottolineato che «ai sensi degli artt. 63 e 64 del Ccnl di categoria, l’Amministrazione scolastica ha l’obbligo di fornire a tutto il personale docente, senza alcuna distinzione tra docenti a tempo indeterminato e a tempo determinato, strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio, tra le quali certamente può comprendersi la Carta del docente».

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Alcune sentenze di merito, come quelle emesse dai giudici di La Spezia, Marsala, Savona, Torino e Vercelli, stanno riconoscendo la spettanza della Carta del docente ai precari. Il ministero dell’Istruzione rimane contrario e perciò è ancora necessario promuovere, per ogni situazione specifica, un ricorso giudiziario per ottenerla.

Carta del docente: spetta anche agli educatori?

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione [4] ha affermato il diritto ad avere la Carta del docente anche in favore del personale scolastico rientrante nel «profilo educativo». Pur essendo inquadrati in un comparto diverso, la Suprema Corte ritiene che gli educatori debbano essere «assimilati

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sul piano funzionale» ai docenti, anche perché sono inclusi in tale ambito dal Contratto collettivo nazionale del comparto scuola, che li colloca nella medesima area professionale.

In particolare, il Ccnl vigente dispone che «il profilo professionale del personale educativo è costituito da competenze di tipo psicopedagogico, metodologico ed organizzativo-relazionale, tra loro correlate ed integrate» e sancisce che «nell’ambito dell’area della funzione docente, la funzione educativa partecipa al processo di formazione e di educazione degli allievi in un quadro coordinato di rapporti e di intese con i docenti delle scuole da essi frequentate».

Pertanto, ai fini dell’attribuzione della Carta del docente una

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distinzione tra educatori e docenti sarebbe irragionevole e ingiustificata. I giudici di legittimità evidenziano che «tenuto conto della ratio dell’introduzione del bonus in parola, non si spiegherebbe una differenziazione di trattamento, posto che entrambe le figure professionali sono soggette, a ben vedere, a precisi oneri formativi, tanto da giustificare l’introduzione di un sostegno datoriale in correlazione all’esborso economico per le spese di aggiornamento e di studio».

Visto il tenore così netto di questa pronuncia (che puoi leggere in forma integrale sotto questo articolo) non c’è nessun dubbio, quindi, sul fatto che la Carta del docente spetta anche agli educatori: il ricorso del ministero dell’Istruzione che contraddiceva tale possibilità è stato definitivamente respinto.

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