Differenze tra assegno di mantenimento e di divorzio
Riconoscimento, quantificazione e presupposti: le differenze che sussistono tra gli alimenti dovuti con la separazione e quelli invece che scattano col divorzio.
Quando si parla dell’assegno che, all’indomani di una separazione o di un divorzio, il coniuge più benestante versa all’altro, si usano termini a volte impropri: si parla spesso di «mantenimento» o di «alimenti». In realtà la legge usa delle definizioni specifiche distinguendo tra due diverse tipologie: l’assegno di mantenimento da un lato e l’assegno divorzile (o «di divorzio») dall’altro.
Già il nome stesso lascia intuire che il primo scatta all’indomani della separazione ed è sostituito dal secondo non appena viene emessa la sentenza di divorzio. Cerchiamo allora di comprendere quali sono le
Sul punto è bene anticipare che la Cassazione, con due famose sentenze, la prima del 2017 e la seconda (a Sezioni Unite) del 2018 [1], ha modificato profondamente la materia. Ma procediamo con ordine.
Indice
Cos’è l’assegno di mantenimento?
L’assegno di mantenimento è la misura che viene disposta, con la separazione della coppia sposata, a favore del coniuge con il reddito più basso. Non è necessario che questi versi in stato di bisogno: è sufficiente infatti che vi sia una sproporzione tra le capacità economiche dei due coniugi
L’assegno di mantenimento costituisce così una sorta di “cuscinetto” per il coniuge che, venuto meno il sostegno dell’ex, si trova a dover affrontare da solo il proprio sostentamento.
La separazione può avvenire:
- in via consensuale: in tal caso l’ammontare dell’assegno di mantenimento viene deciso con una intesa tra le parti. Si procedere dinanzi al giudice che ratifica l’accordo dei coniugi. Si può anche procedere in Comune o con un contratto firmato con l’assistenza dei rispettivi avvocati (cosiddetta «negoziazione assistita»);
- in via giudiziale: in tal caso, difettando un accordo tra i coniugi, è il giudice a quantificare l’assegno. Si procede quindi con una regolare causa.
Per divorziare è necessario prima separarsi e attendere il decorso di almeno
La separazione viene meno solo nel caso di riconciliazione tra coniugi ossia con il ripristino dell’unità familiare (senza che vi sia bisogno di un atto formale o di una comunicazione al Comune o al Tribunale).
Durante la separazione è quindi dovuto l’assegno di mantenimento che resta stabile se non mutano le condizioni economiche o le esigenze di uno dei due coniugi. Diversamente, infatti, è possibile presentare un
Cos’è l’assegno di divorzio?
Non appena la coppia divorzia, l’assegno di mantenimento viene sostituito dall’assegno di divorzio. Anche in questo caso l’ammontare viene deciso:
- di comune accordo tra le parti, se si procede con il divorzio consensuale (al pari di quanto visto per la separazione);
- dal giudice, se si opta invece per un divorzio giudiziale.
L’assegno di divorzio, quindi, segna l’ammontare del sostegno che un coniuge è tenuto a versare all’altro fino alla morte di uno dei due o fino a quando non cambiano le condizioni economiche che hanno giustificato la decisione sull’assegno stesso.
In particolare:
- in caso di morte del beneficiario dell’assegno, il coniuge obbligato non è più tenuto a versare nulla, neanche ai suoi eredi;
- in caso di morte del coniuge obbligato al versamento dell’assegno, i suoi eredi non sono tenuti a pagare alcuna somma al coniuge beneficiario superstite;
- in caso di peggioramento delle proprie condizioni economiche, l’obbligato al pagamento dell’assegno può promuovere un giudizio di revisione delle condizioni economiche di divorzio e chiedere la revoca dell’assegno stesso o una sua riduzione. La stessa cosa potrebbe però fare, all’inverso, il coniuge beneficiario che potrebbe pretendere un aumento dell’importo se l’ex veda migliorare le proprie disponibilità reddituali.
Quali sono le differenze tra mantenimento e assegno di divorzio?
Al di là della semplice questione temporale per cui il
Per riconoscere l’assegno di mantenimento è sufficiente che uno dei coniugi abbia un reddito inferiore a quello dell’altro. L’assegno mira infatti a riallineare le condizioni economiche del marito e della moglie in modo che ciascuno dei due possa godere dello stesso tenore di vita che aveva quando ancora conviveva con l’altro. Si ha quindi una sostanziale divisione dell’importo che deriva dalla somma dei due redditi, al netto delle spese che ciascun coniuge dovrà sostenere per via della separazione.
Per cui, una donna con un proprio stipendio che abbia sposato un uomo ricco, avrà comunque diritto al mantenimento per ricostruire il potere di acquisto che aveva quando ancora era sposata.
Per riconoscere invece l’assegno divorzile è necessario che il coniuge meno abbiente non sia in grado di mantenersi da solo: non abbia cioè le capacità economiche per vivere una vita dignitosa. Quindi, se questi dispone già di una propria entrata (si pensi ad una docente), allora non sussistono i presupposti per ottenere il sostegno dall’ex. Quindi la quantificazione dell’assegno divorzile, al contrario del mantenimento, non è rivolta a ricostruire l’originario tenore di vita della coppia ma a garantire solo l’
Tutto ciò dimostra che, nel passaggio dall’assegno di mantenimento a quello di divorzio, il giudice potrebbe decidere per una rimodulazione al ribasso dell’importo.
Quando non spetta né il mantenimento, né l’assegno di divorzio
Né l’assegno di mantenimento, né l’assegno di divorzio spettano quando:
- le condizioni economiche dei due ex coniugi sono similari: essi cioè hanno un reddito pressoché identico;
- il coniuge che richiede il mantenimento si sia reso responsabile per la fine del matrimonio, abbia cioè subìto il cosiddetto addebito nel corso della separazione/divorzio giudiziale.
Cosa incide sull’assegno di mantenimento?
Presupposti per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono:
- l’assenza di redditi che consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello tenuto in costanza di matrimonio;
- la sussistenza di una disparità economica tra le parti.
Non è quindi necessario che il coniuge si trovi in stato di bisogno come invece è necessario dimostrare per ottenere l’assegno di divorzio: il mantenimento è riconosciuto in linea di principio anche al coniuge economicamente autosufficiente e che sia in grado di mantenere un tenore di vita dignitoso, ma non così elevato come quello goduto in costanza di matrimonio [2].
È tuttavia da segnalare un progressivo allineamento, da parte della giurisprudenza, dell’assegno di mantenimento a quello di divorzio, riconoscendo il primo solo nel caso in cui il coniuge richiedente non abbia “potenzialità lavorative”, non sia cioè – in ragione dell’età, delle condizioni fisiche o culturali – in grado di procurarsi il sostentamento da solo.
Come viene calcolato l’assegno di mantenimento?
Criteri che incidono sul calcolo dell’ammontare dell’assegno sono ad esempio:
- la durata del matrimonio;
- il contributo apportato da un coniuge alla formazione del patrimonio dell’altro coniuge: in pratica, bisogna verificare se il coniuge richiedente ha rinunciato al lavoro per dedicarsi alla casa e alla famiglia, garantendo così all’ex di concentrarsi sul lavoro e aumentare la propria ricchezza;
- l’effettiva capacità del coniuge di svolgere un’attività lavorativa retribuita, tenuto conto di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non solo in base a considerazioni astratte ed ipotetiche. Quindi avrà diritto al mantenimento il coniuge affetto da una grave malattia che ne abbia pregiudicato le potenzialità lavorativa; che ha superato i 45 anni di età e che pertanto difficilmente potrebbe essere assunto; che, pur avendo cercando lavoro (e ne possa dar prova) non vi sia riuscito a causa della crisi occupazionale; ecc.