Differenze tra assegno di mantenimento e di divorzio

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Autore: Angelo Greco

15 novembre 2022

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Riconoscimento, quantificazione e presupposti: le differenze che sussistono tra gli alimenti dovuti con la separazione e quelli invece che scattano col divorzio.

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Quando si parla dell’assegno che, all’indomani di una separazione o di un divorzio, il coniuge più benestante versa all’altro, si usano termini a volte impropri: si parla spesso di «mantenimento» o di «alimenti». In realtà la legge usa delle definizioni specifiche distinguendo tra due diverse tipologie: l’assegno di mantenimento da un lato e l’assegno divorzile (o «di divorzio») dall’altro.

Già il nome stesso lascia intuire che il primo scatta all’indomani della separazione ed è sostituito dal secondo non appena viene emessa la sentenza di divorzio. Cerchiamo allora di comprendere quali sono le

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differenze tra assegno di mantenimento e di divorzio. Differenze che non si limitano solo al piano terminologico e temporale, ma attengono anche ai presupposti e ai criteri di quantificazione degli stessi.

Sul punto è bene anticipare che la Cassazione, con due famose sentenze, la prima del 2017 e la seconda (a Sezioni Unite) del 2018 [1], ha modificato profondamente la materia. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento è la misura che viene disposta, con la separazione della coppia sposata, a favore del coniuge con il reddito più basso. Non è necessario che questi versi in stato di bisogno: è sufficiente infatti che vi sia una sproporzione tra le capacità economiche dei due coniugi

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[2].

L’assegno di mantenimento costituisce così una sorta di “cuscinetto” per il coniuge che, venuto meno il sostegno dell’ex, si trova a dover affrontare da solo il proprio sostentamento.

La separazione può avvenire:

Per divorziare è necessario prima separarsi e attendere il decorso di almeno

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sei mesi (in caso di separazione consensuale) o di un anno (in caso di separazione giudiziale). Solo alla scadenza di tali termini è possibile procedere con la procedura di divorzio. Procedura non obbligatoria: la coppia infatti potrebbe rimanere “separata a vita”, non avendo la relativa sentenza una data di scadenza.

La separazione viene meno solo nel caso di riconciliazione tra coniugi ossia con il ripristino dell’unità familiare (senza che vi sia bisogno di un atto formale o di una comunicazione al Comune o al Tribunale).

Durante la separazione è quindi dovuto l’assegno di mantenimento che resta stabile se non mutano le condizioni economiche o le esigenze di uno dei due coniugi. Diversamente, infatti, è possibile presentare un

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ricorso per la revisione delle condizioni di separazione, chiedendo – a seconda dell’interesse – un aumento o una diminuzione dell’importo dell’assegno.

Cos’è l’assegno di divorzio?

Non appena la coppia divorzia, l’assegno di mantenimento viene sostituito dall’assegno di divorzio. Anche in questo caso l’ammontare viene deciso:

L’assegno di divorzio, quindi, segna l’ammontare del sostegno che un coniuge è tenuto a versare all’altro fino alla morte di uno dei due o fino a quando non cambiano le condizioni economiche che hanno giustificato la decisione sull’assegno stesso.

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In particolare:

Quali sono le differenze tra mantenimento e assegno di divorzio?

Al di là della semplice questione temporale per cui il

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mantenimento è l’assegno che viene versato fino a quando si è solo separati mentre l’assegno divorzile viene versato una volta formalizzato il divorzio, tra le due misure vi sono anche ulteriori e sostanziali differenze: la prima è in termini di presupposti per il riconoscimento del beneficio e la seconda riguarda invece i criteri di quantificazione. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Per riconoscere l’assegno di mantenimento è sufficiente che uno dei coniugi abbia un reddito inferiore a quello dell’altro. L’assegno mira infatti a riallineare le condizioni economiche del marito e della moglie in modo che ciascuno dei due possa godere dello stesso tenore di vita che aveva quando ancora conviveva con l’altro. Si ha quindi una sostanziale divisione dell’importo che deriva dalla somma dei due redditi, al netto delle spese che ciascun coniuge dovrà sostenere per via della separazione.

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Per cui, una donna con un proprio stipendio che abbia sposato un uomo ricco, avrà comunque diritto al mantenimento per ricostruire il potere di acquisto che aveva quando ancora era sposata.

Per riconoscere invece l’assegno divorzile è necessario che il coniuge meno abbiente non sia in grado di mantenersi da solo: non abbia cioè le capacità economiche per vivere una vita dignitosa. Quindi, se questi dispone già di una propria entrata (si pensi ad una docente), allora non sussistono i presupposti per ottenere il sostegno dall’ex. Quindi la quantificazione dell’assegno divorzile, al contrario del mantenimento, non è rivolta a ricostruire l’originario tenore di vita della coppia ma a garantire solo l’

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autosufficienza al coniuge più povero.

Tutto ciò dimostra che, nel passaggio dall’assegno di mantenimento a quello di divorzio, il giudice potrebbe decidere per una rimodulazione al ribasso dell’importo.

Quando non spetta né il mantenimento, né l’assegno di divorzio

Né l’assegno di mantenimento, né l’assegno di divorzio spettano quando:

Cosa incide sull’assegno di mantenimento?

Presupposti per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono:

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Non è quindi necessario che il coniuge si trovi in stato di bisogno come invece è necessario dimostrare per ottenere l’assegno di divorzio: il mantenimento è riconosciuto in linea di principio anche al coniuge economicamente autosufficiente e che sia in grado di mantenere un tenore di vita dignitoso, ma non così elevato come quello goduto in costanza di matrimonio [2].

È tuttavia da segnalare un progressivo allineamento, da parte della giurisprudenza, dell’assegno di mantenimento a quello di divorzio, riconoscendo il primo solo nel caso in cui il coniuge richiedente non abbia “potenzialità lavorative”, non sia cioè – in ragione dell’età, delle condizioni fisiche o culturali – in grado di procurarsi il sostentamento da solo.

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Come viene calcolato l’assegno di mantenimento?

Criteri che incidono sul calcolo dell’ammontare dell’assegno sono ad esempio:

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