Il nuovo piano dell’Ue per gestire i migranti
Il nuovo piano di azione ha lo scopo di affrontare le sfide attuali ed immediate sulla rotta migratoria del Mediterraneo Centrale.
In queste settimane, in Europa, è tornato prepotentemente ad occupare l’agenda politica un tema spinoso e mai risolto: quello della gestione dei migranti che, nella speranza di abbandonare povertà e guerre, tentano una migliore sorte verso l’Europa.
Ora la Commissione Europea intende rilanciare il meccanismo volontario di solidarietà per ricollocare i migranti salvati nel Mediterraneo Centrale e invita gli Stati membri ad accelerarne l’attuazione, affrontando «le strozzature finora individuate, migliorando la flessibilità, razionalizzando i processi e attuando il finanziamento di misure alternative». Lo prevede il
La Commissione Europea prevede di promuovere le discussioni nell’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo, International Maritime Organization), agenzia Onu che si occupa di sicurezza della navigazione, sul bisogno di un «quadro specifico e linee guida per le imbarcazioni che hanno un particolare focus sulle attività di ricerca e soccorso, in particolare alla luce degli sviluppi nel contesto europeo».
In vista del Consiglio Interni straordinario di venerdì prossimo, la Commissione Europea ha lanciato un Action Plan, un piano basato su venti azioni, con l’obiettivo di affrontare le sfide attuali ed immediate sulla rotta migratoria del Mediterraneo Centrale. Si tratta, dice la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson in un punto stampa a Bruxelles, essenzialmente di un appello ad accelerare le azioni già sul tavolo, con alcune iniziative nuove.
La prima azione è lanciare, entro fine anno, la «Team Europe Initiative on Central Mediterranean»; poi, tra l’altro:
- aumentare il coordinamento operativo dell’azione esterna sulle migrazioni;
- rafforzare le capacità di Tunisia, Egitto e Libia di prevenire le partenze irregolari;
- sviluppare un nuovo programma regionale per combattere il traffico di migranti;
- rafforzare la task force trilaterale Ue/Unione Africana/Onu per la Libia;
- concludere rapidamente l’accordo operativo tra Frontex e la missione Eubam in Libia;
- intensificare la cooperazione di Frontex con Eucap Sahel Niger;
- consolidare la cooperazione con Niamey;
- coordinare gli sforzi diplomatici nei confronti dei Paesi terzi nei quali rimpatriare i migranti;
- predisporre operazioni di rimpatrio rapide e mirate effettuate da Frontex;
- accelerare l’attivazione della partnership per i talenti con Tunisia, Egitto e Bangladesh;
- aumentare la cooperazione tra gli Stati membri nello scambio di informazioni
Inoltre, Frontex condurrà una valutazione della situazione nel Mediterraneo Centrale, per:
- identificare le necessità di supporto attraverso operazioni congiunte;
- promuovere il dialogo tra gli Stati rivieraschi del Mediterraneo;
- promuovere le discussioni nell’Organizzazione Marittima Internazionale sul bisogno di un quadro specifico e linee guida per le imbarcazioni che hanno un particolare focus sulle attività di ricerca e soccorso, in particolare alla luce degli sviluppi nel contesto europeo
In base al meccanismo volontario di solidarietà Ue per gli sbarchi di migranti nel Mediterraneo «abbiamo 8mila promesse di ricollocamento», ma finora ne sono stati fatti «poco più di un centinaio, quindi è importante rafforzarne l’attuazione». Ad affermarlo è la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson, in un punto stampa a Bruxelles. A ritardare l’attuazione dei ricollocamenti, aggiunge, sono anche «colli di bottiglia sia negli Stati che hanno bisogno dei ricollocamenti sia in quelli che li fanno». I ricollocamenti continuano anche ora, ma bisogna accelerare. Per migliorare l’attuazione del meccanismo non è necessario «essere laureati in astrofisica. Possiamo sicuramente farlo», conclude.