Le 3 semplici, fondamentali regole del giornalista ed editore per evitare la querela
Il giornalista che riferisce opinioni o dichiarazioni di terzi non è responsabile per diffamazione quando la dichiarazione del terzo costituisca di per se stessa un fatto rilevante nella vita pubblica; ad ogni modo, quando il giornalista riporta tali affermazioni è sempre tenuto a specificare che sta riferendo convinzioni di terzi e non verità oggettive.
L’editoria è in crisi, ma tutti ormai fanno gli editori. Lo fanno grazie al ricorso alla stampa digitale, che ha ridotto notevolmente i costi di produzione; ma lo fanno anche grazie a internet e ai numerosi siti a carattere giornalistico che ormai è facile trovare navigando sul web.
Ma all’aumento della platea dei soggetti non corrisponde sempre un’adeguata preparazione giuridica. È in crescita, infatti, il numero di querele per
Come fare, allora, per non incorrere nel rischio di un procedimento penale?
Di recente la Cassazione [1] ha pubblicato una sentenza in cui pone tre precise regole per i giornalisti nel caso di diffusione di notizie consistenti in fatti od opinioni riferiti da altri (cosiddetta “responsabilità del diffusore mediatico”).
1. Rispettare la verità putativa dei fatti
La prima regola è che, nel riportare dichiarazioni altrui, il giornalista deve innanzitutto evitare di pronunciare espressioni dal significato apertamente
2. Valutare l’interesse pubblico
La seconda regola è un’eccezione alla prima: nel riferire opinioni e dichiarazioni di terzi, il giornalista è esonerato sia dal dovere di verificare la verità putativa dei fatti, sia di evitare di riferire espressioni oltraggiose, se ricorre una condizione: che il pubblico possa avere interesse a conoscere, prima ancora dei fatti narrati, la circostanza che un terzo li abbia riferiti
3. Rendere chiaro che si stanno riferendo opinioni di terzi
La terza regola è il principio di carattere generale: quando il giornalista riporti dichiarazioni di terzi di rilevante interesse pubblico, egli è sempre tenuto a rendere ben chiaro al lettore che sta riferendo opinioni o dichiarazioni di terzi, e non verità oggettive. In altri termini il giornalista deve rimanere osservatore dei fatti e non divenire un diffamatore dissimulato [5].
Nessuna responsabilità del giornalista che rispetta le 3 regole
Se il giornalista rispetta tutte e tre queste regole non gli può essere imputata alcuna responsabilità.