Tributi locali: cos’è il canone unico patrimoniale
Perché cosa si paga il Cup a Comuni o Province e come vengono calcolate le tariffe. Quali sono le esenzioni.
Quello dei tributi locali era il regno delle sigle: Tosap, Cosap, Icp, Dpa, Cimp ed altre ancora. Finché qualcuno ha deciso di raggrupparle in una sola: il Cup, che nulla ha a che fare in questo caso con il Centro unico prenotazioni del Servizio sanitario nazionale. Cup, in questo caso, sta per canone unico patrimoniale. Tre parole di cui due particolarmente odiate dai contribuenti, cioè «canone» e «patrimoniale». Di che si tratta? Nell’ambito dei tributi locali, cos’è il canone unico patrimoniale?
Stiamo parlando di una tassa dovuta a Comuni, Province o Città metropolitane, a seconda del contesto in cui ci si trova, dovuta per la concessione e l’autorizzazione ad occupare uno spazio pubblico o ad esporre un cartellone pubblicitario. In pratica, «unico» perché contiene tutte quelle altre sigle elencate prima, cioè le vecchie Cosap, Tosap, Dpa, ecc. Ecco quando è dovuto.
Indice
Cup: quando bisogna pagarlo?
Il Cup, o canone unico patrimoniale, esiste in Italia dal 2021, quando è stato deciso di raccogliere in una sola sigla tutti i tributi locali che avevano a che fare con l’occupazione di spazi pubblici o l’esposizione pubblicitaria. Si pensi a chi mette dei cartelli sul bordo della strada per segnalare l’esistenza della propria azienda e dare delle indicazioni su come arrivarci o a chi chiede (e paga) il permesso per mettere dei tavolini del proprio bar o ristorante su un pezzo di marciapiede.
Nel dettaglio, il canone è dovuto per:
- l’occupazione, anche abusiva, di aree appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile degli enti e di spazi soprastanti o sottostanti il suolo pubblico;
- la diffusione di messaggi pubblicitari, anche abusiva, mediante impianti installati su aree appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile degli enti, su beni privati visibili da luogo pubblico o aperto al pubblico del territorio comunale o all’esterno di veicoli adibiti a uso pubblico o privato.
Nonostante il presupposto sia duplice, è esclusa la possibilità di una doppia imposizione: l’applicazione del Cup dovuto in ragione della diffusione dei messaggi pubblicitari esclude l’applicazione del Cup dovuto per le occupazioni. In altre parole: o si paga l’una o si paga l’altra ma mai entrambe insieme.
Per la pubblicità effettuata all’esterno di veicoli adibiti a uso pubblico o privato, il Cup è dovuto al Comune che ha rilasciato la licenza di esercizio e al Comune in cui il proprietario del veicolo ha la residenza o la sede.
Come si calcola il canone unico patrimoniale?
Se l‘oggetto della richiesta di autorizzazione è l’occupazione di suolo pubblico, il canone unico patrimoniale viene calcolato in base a:
- la durata dell’occupazione;
- la superficie in metri quadrati;
- la tipologia e la finalità dell’occupazione;
- la zona del territorio interessata.
Se, invece, si tratta di un Cup relativo alla pubblicità, il canone viene determinato in base alla superficie espositiva in metri quadrati del mezzo pubblicitario. Sono escluse le superfici inferiori a 300 cm².
Come si può facilmente intuire, le tariffe possono variare a seconda del Comune, ed in particolare del numero di abitanti. Possono essere stabilite su base giornaliera oppure annua o anche pluriennale. Quelle standard possono essere riassunte in questo modo:
- fino a 10.000 abitanti: 30 euro/anno e 0,60 euro/giorno;
- da 10.001 a 30.00 abitanti: 40 euro/anno e 0,70 euro/giorno;
- da 30.001 a 100.000 abitanti: 50 euro/anno e 1,20 euro/giorno;
- da 100.001 a 500.000 abitanti: 60 euro/anno e 1,30 euro/giorno;
- oltre 500.000 abitanti: 70 euro/anno e 2 euro/giorno.
Per le occupazioni del sottosuolo la tariffa annua è ridotta a 1/4. Per le occupazioni del sottosuolo con serbatoi, la tariffa annua si applica fino a una capacità non superiore a 3.000 litri; per serbatoi con maggiore capacità la tariffa è aumentata di 1/4 per ogni 1.000 litri o frazione di 1.000 litri.
Cup: le occupazioni permanenti con cavi e condutture
Anche gli operatori di telecomunicazioni o i fornitori di acqua, luce e gas sono interessati dal canone unico patrimoniale, poiché c’è un’occupazione permanente del territorio con cavi e condutture. In questi casi, il Cup è dovuto dal titolare dell’atto di concessione dell’occupazione del suolo pubblico e dai soggetti che occupano il suolo pubblico, anche in via mediata, sulla base del numero delle rispettive utenze moltiplicate per la tariffa forfetaria sopra indicata.
Ciò vuol dire che:
- se le occupazioni sono effettuate in settori in cui, per ragioni normative, regolamentari o contrattuali, è prevista una separazione tra i titolari delle infrastrutture e i titolari del contratto di vendita dei servizi a rete (energia elettrica, gas, acqua), il Cup è dovuto esclusivamente dal titolare delle infrastrutture, sulla base delle utenze comunicate dalla società di vendita;
- le aziende esercenti attività strumentali alla fornitura di servizi di pubblica utilità, come ad esempio la produzione o trasmissione di energia elettrica e il trasporto di gas naturale, devono pagare il Cup annuo nella misura minima di 800 euro senza calcolare il numero di utenze.
Il numero complessivo delle utenze è quello risultante al 31 dicembre dell’anno precedente ed è comunicato al Comune competente per territorio con autodichiarazione da inviare, mediante posta elettronica certificata entro il 30 aprile di ciascun anno. Lo stesso termine deve essere rispettato per il versamento del canone.
Gli operatori che forniscono i servizi di pubblica utilità di reti e infrastrutture di comunicazione elettronica mediante antenne sono soggetti a un canone di 800 per ogni impianto insistente sul territorio di ciascun ente.
I relativi importi sono rivalutati annualmente in base all’indice Istat dei prezzi al consumo rilevati al 31 dicembre dell’anno precedente. Il versamento del canone è effettuato sempre entro il 30 aprile di ciascun anno in unica soluzione.
Canone unico patrimoniale: ci sono delle esenzioni?
In alcuni casi, il canone unico patrimoniale non è dovuto. Per quanto riguarda le occupazioni, il Cup è escluso per quelle:
- effettuate da Stato, Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e loro consorzi;
- effettuate da enti religiosi per l’esercizio di culti ammessi nello Stato;
- effettuate da enti pubblici per finalità specifiche di assistenza, previdenza, sanità, educazione, cultura e ricerca scientifica;
- con le tabelle indicative delle stazioni e fermate e degli orari dei servizi pubblici di trasporto:
- occasionali di durata non superiore a quella stabilita nei regolamenti di Polizia locale;
- di aree cimiteriali;
- con condutture idriche utilizzate per l’attività agricola;
- di passi carrabili, rampe e simili destinati a portatori di handicap.
Invece, per l’esposizione di pubblicità sono
- relativi ai giornali e alle pubblicazioni periodiche, se esposti sulle sole facciate esterne delle edicole o nelle vetrine o sulle porte di ingresso dei negozi dove si effettua la vendita (escluse le insegne);
- esposti all’interno delle stazioni dei servizi di trasporto pubblico che riguardano l’attività di trasporto;
- posti sulle pareti esterne dei locali di pubblico spettacolo riferite alle rappresentazioni in programmazione;
- relativi all’attività commerciale o di produzione di beni o servizi in cui si effettua l’attività stessa.
Sono altresì esenti:
- le insegne di esercizio di attività commerciali che contraddistinguono la sede in cui si svolge l’attività, di superficie complessiva superiore a 5 m²;
- le targhe e simili apposte per l’individuazione delle sedi di comitati, associazioni, fondazioni e ogni altro ente che non persegue scopo di lucro;
- le indicazioni del marchio, della ditta, della ragione sociale e dell’indirizzo apposti sui veicoli utilizzati per il trasporto.
È, inoltre, possibile prevedere delle riduzioni del Cup per occupazioni e diffusioni di messaggi pubblicitari:
- che eccedono i 1.000 metri quadrati;
- effettuate in occasione di manifestazioni politiche, culturali e sportive per fini non economici;
- con spettacoli viaggianti;
- per l’esercizio dell’attività edilizia.
Il Cup deve essere pagato direttamente agli enti, contestualmente al rilascio della concessione o dell’autorizzazione all’occupazione o alla diffusione dei messaggi pubblicitari, mediante la piattaforma PagoPa.