Come diventare assistente sociale?
Che cosa deve studiare chi vuole dedicarsi alle persone in difficoltà? Quali sono le opportunità di lavoro nel settore?
Una vita, un lavoro, al servizio degli altri. Chi intraprende il percorso per diventare assistente sociale ha, probabilmente, questo obiettivo in testa: spendere le proprie energie per aiutare persone e famiglie in difficoltà. A buona volontà è un ottimo punto di partenza ma, ovviamente, non basta: ci vuole lo studio, la preparazione, la capacità acquisita sui libri e sul campo. Come diventare assistente sociale? Che cosa bisogna studiare? E quali sbocchi lavorativi offre questa scelta?
Parliamo di una figura professionale che deve occuparsi di persone con diverse problematiche: da chi vive nell’indigenza ai minori maltrattati, da chi è schiavo della tossicodipendenza a chi sta scontando una pena in carcere, fino a chi è arrivato da clandestino ed attende in un centro di accoglienza che la vita gli offra un’opportunità. Vediamo
Indice
Chi è l’assistente sociale?
L’assistente sociale è a tutti gli effetti un professionista che mette le proprie capacità ed il proprio bagaglio umano al servizio della comunità, cioè dei singoli, delle famiglie o di gruppi sociali. Al centro della sua missione c’è il compito di prevenire e di risolvere situazioni di disagio e di bisogno materiale e morale.
Sulla base della formazione acquisita, c’è:
- l’assistente sociale vero e proprio con aurea triennale;
- l’assistente sociale specialista con laurea magistrale.
In entrambi i casi, per esercitare la professione, è necessario superare un esame di Stato ed essere iscritto all’apposito Albo.
Cosa studiare per diventare assistente sociale?
Chi vuole diventare assistente sociale deve, innanzitutto, iscriversi all’università, classe di laurea L-39, per conseguire la laurea triennale. Occorrerà superare un test d’ingresso.
Una volta conseguito il titolo, si dovrà affrontare l’esame di Stato per avere l’abilitazione e poter operare come assistente sociale. Ci sono due prove scritte, un colloquio orale e una prova pratica con la quale si chiede di risolvere un caso proposto dall’apposita Commissione. Superato l’esame, sarà possibile iscriversi all’Albo professionale, sezione B, sia che si voglia lavorare come libero professionista sia che si trovi un posto come dipendente. L’iscrizione all’Albo è fondamentale: in caso contrario, si rischia l’accusa di esercizio abusivo della professione.
Chi non vuole fermarsi al titolo di assistente sociale semplice può continuare gli studi universitari per diventare assistente sociale specialista. In tal caso, bisognerà iscriversi a uno dei seguenti corsi di laurea:
- programmazione e gestione dele politiche sociali (corso 57/S);
- servizio sociale e politiche sociali (corso LM-87).
Ottenuta la laurea magistrale, ci sarà sempre da sostenere l’esame di Stato e sarà necessario iscriversi all’Albo professionale, in questo caso nella sezione A.
In generale, i piani di studio prevedono materie come:
- principi e fondamenti del servizio sociale;
- antropologia culturale;
- storia sociale contemporanea;
- diritto pubblico per il servizio sociale;
- istituzioni di diritto privato;
- metodologia e tecnica del servizio sociale;
- organizzazione del servizio sociale;
- sociologia criminale;
- psicologia dello sviluppo, dell’infanzia e dell’adolescenza;
- psicologa del lavoro.
Assistente sociale: di che cosa si occupa?
Come si diceva all’inizio, chi sceglie di fare il mestiere di
- ascoltare ed accogliere la domanda fornendo le opportune informazioni;
- fare delle indagini a livello sociale, economico e familiare della persona che si è rivolta a lui;
- valutare le risorse a disposizione da reperire per colmare il bisogno del cittadino;
- preparare un contratto assistenziale e l’avvio dell’intervento;
- mettere in moto la rete assistenziale sul territorio.
A lui vengono affidate diverse categorie di persone o di gruppi di persone come:
- minori;
- tossicodipendenti;
- soggetti con problematiche di tipo psichico;
- disabili;
- anziani;
- immigrati;
- persone che scontano una pena detentiva alternativa;
- famiglie in difficoltà.
Per aiutare queste categorie di cittadini, l’
- se ha un ruolo tecnico, si occupa di servizi di ricerca, assistenza tecnica e sociale;
- se ha un ruolo professionale, potrà operare in ambito sociale o in affiancamento a quello sanitario ma anche nel settore amministrativo della Pubblica amministrazione.
L’assistente sociale, comunque, non si trova a fare tutto da solo. Innanzitutto, definisce con il diretto interessato (finché la situazione lo consente) l’intervento più adeguato da attuare e può contare anche con la collaborazione delle autorità competenti, alle quali dovrà, comunque, segnalare ogni caso.
Una volta che l’intervento è stato avviato, sarà compito dell’assistente sociale controllare i suoi sviluppi e la sua efficacia.
Assistente sociale: quali opportunità di lavoro?
Sostanzialmente, un assistente sociale è destinato a lavorare soprattutto con istituzioni ed enti pubblici e privati e, nello specifico, in enti di ricerca e di formazione oppure di integrazione socio-sanitaria come ad esempio:
- il consultorio;
- l’unità multidisciplinare per l’età evolutiva o per l’handicap;
- il centro contro le tossicodipendenze;
- il dipartimento di salute mentale;
- le unità geriatriche.
Sempre nell’ambito della Pubblica amministrazione, l’assistente sociale può lavorare presso il Tribunale dei Minorenni o negli uffici del ministero della Giustizia dedicati ai servizi sociali per minorenni o per adulti), nonché all’interno di un carcere.
Ci sono ulteriori sbocchi negli enti locali e territoriali ed in altre realtà anche del settore privato come:
- le comunità di accoglienza;
- le cooperative, imprese sociali, fondazioni o associazioni del terzo settore;
- le strutture per anziani o per disabili;
- i centri per l’impiego, allo scopo di contribuire all’inserimento lavorativo di chi vive in condizioni disagiate.
Infine, l’assistente sociale può lavorare anche come libero professionista in proprio oppure associato o convenzionato con enti pubblici e/o privati.