Come proteggere la casa prima di sposarsi

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Autore: Angelo Greco

06 febbraio 2023

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Tutte le forme di tutela dell’abitazione in caso di comunione o separazione dei beni. La guida completa.

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Non poche persone, prima di sposarsi, si recano dall’avvocato per chiedere come proteggere la casa. E ciò vale sia nel caso in cui l’immobile sia già di proprietà di uno dei due coniugi che nel più frequente in cui venga invece acquistato successivamente.

Naturalmente, prima di poter fornire una risposta adeguata bisognerebbe capire da cosa si vuol proteggere la casa: dal coniuge e dal rischio di un divorzio? Dai creditori del coniuge o da quelli propri? Dai rischi del futuro? Insomma, per ogni situazione c’è una tutela diversa.

Proviamo a dare qualche informazione qui di seguito.

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Come proteggere la casa dal coniuge per l’ipotesi di separazione e divorzio

Nell’ipotesi di separazione e divorzio, ci sono due diverse situazioni da definire. La prima è quella della divisione del bene e la seconda è quella dell’assegnazione all’ex coniuge in caso di figli a questi affidati. In questo paragrafo ci concentreremo sul primo problema distinguendo la coppia in comunione dei beni da quella in separazione dei beni.

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Immobile cointestato o in comunione dei beni

L’immobile può essere di proprietà di entrambi i coniugi o perché acquistato con i soldi di entrambi e dunque cointestato oppure perché la coppia ha deciso di adottare il regime della comunione dei beni. In tali ipotesi l’eventuale divorzio determinerà anche la necessità di dividere il bene. E laddove ciò non sia possibile in natura (si pensi a un piccolo appartamento), salvo diversi accordi bisognerà procedere alla vendita e alla spartizione del ricavato. Se la coppia non riesce a trovare un’intesa, la vendita viene condotta dal tribunale su ricorso di uno dei due coniugi.

Potrebbe però succedere che la casa, pur essendo stata pagata con i soldi di entrambi i coniugi,

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venga intestata a uno solo di questi (succede spesso per questioni di carattere fiscale, ad esempio per godere del bonus prima casa). Colui che ha versato tutto o una parte del prezzo per l’acquisto del bene avrà la necessità di tutelarsi dal caso di separazione/divorzio. A tal fine dovrà sottoscrivere con l’altro coniuge una scrittura privata, possibilmente con firme autenticate dal notaio, in cui si dà atto dell’impegno monetario da lui sostenuto e dell’obbligo, da parte dell’altro, di rimborsargli il denaro speso qualora dovesse intervenire una separazione/divorzio. È vero: gli accordi prematrimoniali non sono leciti nel nostro ordinamento ma un patto di questo tipo è stato sdoganato dalla Cassazione.
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La casa ricevuta in donazione o in eredità dopo il matrimonio non entra mai in comunione dei beni. Non vi rientra neanche la casa acquistata con il denaro ricevuto in donazione ad esempio da un genitore (si tratta infatti di una «donazione indiretta»). Così se il padre compra una casa al figlio o gli dà i soldi per comprarla, questa non viene divisa con il coniuge se la coppia dovesse separarsi.

Immobile in separazione dei beni

Se la coppia è invece in separazione dei beni e l’immobile viene pagato solo dal relativo titolare, non si pongono problemi di sorta: la separazione non potrà causare alcuna rivendicazione da parte dell’ex, salvo che questi abbia contribuito alle

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spese di ristrutturazione in modo rilevante. In quest’ultimo caso potrebbe chiedere una parte del denaro investito seppur nell’interesse comune.

La separazione dei beni non tutela neanche nel caso in cui la coppia abbia figli e questi vengano collocati presso il coniuge non-proprietario: in tal caso infatti il giudice assegnerà il diritto di abitazione nella casa coniugale benché pagata dall’ex. Di tanto ci occuperemo più tardi.

La casa di proprietà di uno dei due coniugi da prima del matrimonio non entra mai in comunione: su di essa quindi l’ex non potrà vantare alcun diritto (salvo nel caso di collocazione dei figli).

Come proteggere la casa dal coniuge in caso di figli

Se la coppia si separa e il giudice assegna i figli al coniuge non titolare della casa, questi mantiene il diritto di continuare a vivere all’interno dell’abitazione fino a quando i figli non perdono il diritto al mantenimento o non vanno a vivere da soli.

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Non c’è modo di evitare questa eventualità. L’assegnazione del diritto di abitazione è infatti una tutela a favore dei figli e non dell’ex coniuge. Per cui non è possibile escluderlo né evitando il matrimonio (essendo tale regime previsto anche per le coppie di fatto), né firmando un patto prematrimoniale (che non avrebbe valore). Neanche lasciando intestata la casa ai propri genitori e poi facendosela prestare a titolo di comodato si aggira tale disposizione: difatti la Cassazione ritiene che il giudice possa assegnare la casa coniugale al genitore collocatario dei figli anche se l’immobile è di proprietà di terzi che l’hanno dato in comodato a uno dei coniugi. A meno che, il

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comodato non sia stato registrato e contenga una data di scadenza. Solo in quest’ultimo caso, infatti, al compimento del termine di scadenza, la casa torna al legittimo proprietario e il contratto di comodato di risolve.

Dunque un primo modo per tutelare la casa nell’ipotesi di separazione con figli è intestarla a un proprio parente (ad esempio un genitore) e farsela da questi concedere in comodato fissando una data ben definita di restituzione dell’immobile. Il contratto, come detto, deve essere registrato all’Agenzia delle Entrate.

C’è una seconda soluzione per tutelare la casa dall’assegnazione del diritto di abitazione. Il giudice riconosce detto diritto solo sulla

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casa familiare, quella cioè ove la famiglia viveva prima della separazione. Se dunque l’immobile era disabitato o dato in affitto, non c’è possibilità che venga assegnato all’ex coniuge.

Come tutelare la casa dai creditori del coniuge

Se un coniuge svolge attività commerciale, imprenditoriale, professionale o comunque ad alto rischio di insolvenza, per evitare che questa possa essere soggetta a pignoramento sarà preferibile attuare una separazione dei beni e intestarla al coniuge che è al riparo da tali pericoli. Però, per evitare rischi in caso di separazione, sarà bene sottoscrivere una seconda scrittura privata con cui i due si danno atto della simulazione e riconoscono esplicitamente l’effettivo titolare del bene, con obbligo in capo all’altro di restituirlo qualora dovesse intervenire il divorzio.

Un altro metodo per tutelare la casa dai rischi del futuro è costruire un fondo patrimoniale. A dire il vero il fondo patrimoniale tutela ormai poco. Esso infatti può essere opposto ai creditori solo quando il debito deriva da esigenze estranee ai bisogni della famiglia, ossia di carattere speculativo, di investimento o voluttuario. Quindi le spese quotidiane, quelle per il lavoro o i debiti fiscali sono insensibili al fondo patrimoniale e la casa può ugualmente essere pignorata.

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