Come vendere oro in gioielleria

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Autore: Carlos Arija Garcia

10 febbraio 2023

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Che cosa determina il prezzo di un oggetto prezioso usato o da investimento. Quali tasse si pagano. Quali documenti servono.

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Capita frequentemente di tenere nei cassetti dei gioielli di famiglia o degli oggetti in metallo prezioso. Quando c’è una spesa imprevista, metterli in vendita può essere la soluzione migliore per ricavare un po’ di soldi. Di solito ci si rivolge ad uno dei negozi «Compro oro» ma non si può escludere la possibilità di recarsi da un gioielliere, magari di fiducia. In ogni caso, è importante sapere come vendere oro in gioielleria e se c’è qualche differenza rispetto ad altri interlocutori.

Benché normalmente si vada in questo tipo di negozi a comprare dei preziosi e non a venderli, anche il gioielliere è autorizzato a valutare e ad acquistare un anello, una catena, una moneta o un qualsiasi oggetto in oro. Non è tenuto a farlo, dato che per lui si tratta di un’attività secondaria, ma non si deve dare per stabilito che non lo faccia. Se si ha la consapevolezza di trovarsi davanti una persona disponibile e competente, tanto vale provarci.

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Chi pensa che la prima cosa da fare sia quella di pesare gli oggetti a casa per avere un’idea della quantità di oro che per vendere in gioielleria deve ricredersi. Innanzitutto, perché non è detto che l’anello (per fare un esempio) sia fatto di solo oro: gli altri materiali e l’impurità dovranno essere scartati e, quindi, solo una mano esperta sarà in grado di dire quanto metallo prezioso c’è effettivamente nell’oggetto messo in vendita.

Quello che, invece, conviene sempre fare prima di andare in gioielleria è guardare la quotazione più recente dell’oro, in modo da verificare che non ci siano delle differenze rispetto a quello che propone il professionista.

Il gioielliere controllerà, dunque, l’oggetto e la purezza dell’oro (cioè, la sua caratura) usando un apposito lentino e degli agenti chimici. In base al risultato ottenuto e tenendo conto della quotazione del giorno, farà la sua

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offerta. Se è interessato all’acquisto, può fare al cliente una di queste due proposte:

Quale oro è possibile vendere in gioielleria?

In linea generale, nella gioielleria come nei negozi di «Compro oro» è possibile vendere qualsiasi tipo di oggetto fatto di questo metallo prezioso. Non solo anelli o catenine, non soltanto oro usato, insomma, ma anche

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oro da investimento (il classico lingotto, per intenderci). Quest’ultima possibilità è data ai comuni cittadini dalla legge n. 7/2000, che prevede, oltretutto, l’esenzione dal pagamento dell’Iva su questo tipo di operazioni. Non è così, invece, per quanto riguarda la vendita di oro usato: in questo caso, non c’è alcuna agevolazione fiscale e, pertanto, l’operazione è soggetta a Iva.

Tuttavia, la vendita di oro da investimento è soggetta al pagamento del 26% delle tasse sulla plusvalenza. Significa che se è stato acquistato a 100 e venduto a 150, si pagherà il 26% su 50, cioè sul guadagno ottenuto dalla vendita rispetto a ciò che è stato pagato al momento dell’acquisto, dimostrabile con la fattura.

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Se non si possiede la fattura relativa all’acquisto originale, si applica l’imposta sostitutiva. In pratica, lo Stato presume un guadagno pari al 25% del totale del ricavato della vendita, da cui bisognerà detrarre la tassa del 26%.

Come viene valutato l’oro in gioielleria?

Chi vuole vendere oro usato in gioielleria deve tenere conto del fatto che la valutazione si basa su tre elementi, ovvero:

La caratura indica la purezza dell’oro, cioè stabilisce quante parti di oro puro ci sono in un gioiello o in un oggetto.

Il suo valore si calcola sulla base di 24/24 millesimi. Ad esempio, se sul certificato rilasciato al momento dell’acquisto c’è scritto 18kt, cioè 18 carati, vuol dire che ci sono 18 parti di oro su 24.

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Altro elemento da considerare è quello che riguarda i millesimi. La logica è la stessa del carato ma su scala millesimale. Per fare un esempio, un oggetto in oro 750‰ (18kt) ci dice che, dividendo l’oggetto in mille parti, 750 sono fatte in oro e le restanti 250 in altri metalli.

Per quanto riguarda il prezzo di mercato, dal 1919 la quotazione dell’oro viene stabilita due volte al giorno dalla Borsa di Londra, alle 11.30 e alle 15 ora italiana. Si tratta del cosiddetto fixing dell’oro, e vale per tutti i Paesi del mondo.

Oggi questo criterio viene adottato da cinque grandi banche, ovvero Deutsche Bank, Barclays, Société Générale, HSBC e Scotia Mocatta.

Infine, il peso. Il gioielliere è tenuto ad utilizzare una

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bilancia elettronica tarata a norma, omologata, e con il visore rivolto verso il cliente al fine di evitare ogni possibile dubbio.

Servono dei documenti per vendere oro in gioielleria?

Chi ha intenzione di vendere oro in gioielleria deve fornire al titolare del negozio un documento di identità in corso di validità (carta d’identità, passaporto, patente) ed il proprio codice fiscale.

A sua volta, il gioielliere disponibile all’acquisto dell’oggetto in oro usato è tenuto a rilasciare il documento di acquisto che attesta l’operazione. Il cliente deve conservare questo documento per eventuali controlli.

Se il valore dell’oggetto al centro della transazione supera i 12.500 euro, l’operazione deve essere comunicata all’Unità di informazione finanziaria (Uif). Inoltre, se supera i 15.000 euro, il gioielliere deve chiedere la compilazione del documento di adeguata verifica per l’antiriciclaggio.

A differenza dei titolari di «Compro oro», i gioiellieri non sono obbligati a fotografare gli oggetti acquistati per tenere le immagini a disposizione delle autorità per 10 giorni. Devono, però, registrare tutte le operazioni e comunicarle all’Agenzia delle entrate. Per il documento di registro, è necessaria una marca da bollo da 2 euro a carico del cliente.

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