Cosa succede se un convivente se ne va di casa?
Obblighi delle coppie non sposate di conviventi: convivenza, mantenimento, riconoscimento dei figli.
Per le coppie sposate esiste l’obbligo di convivenza. Sicché, chi lascia la casa senza una valida ragione viene considerato responsabile per la fine del matrimonio e non può più chiedere il mantenimento. Cosa prevede invece la legge per le coppie di fatto? Cosa succede se un convivente se ne va di casa?
La questione è stata affrontata dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].
In tale occasione la Corte ha avuto modo di precisare se per le coppie non sposate, così come per quelle unite da matrimonio, esiste l’obbligo di fissare la residenza familiare nello stesso luogo, condiviso da entrambi.
In questo articolo vedremo se per i conviventi esiste l’obbligo di convivenza e cosa si può fare se uno dei due se ne va di casa abbandonando l’altro. Comprenderemo inoltre che succede se il partner, nello scappare, si rifiuta di prestare il mantenimento ai figli o non intende riconoscerli. Ma procediamo con ordine.
Indice
Convivente scappa di casa: cosa rischia?
Secondo la Cassazione, per le coppie di fatto non trovano applicazione le norme del codice civile (art. 143 e ss.) che, per le coppie sposate, prevedono:
- la fissazione della residenza familiare da concordare di comune accordo;
- l’obbligo di coabitazione durante il matrimonio;
- l’addebito in caso di allontanamento, senza valido motivo, dal tetto familiare.
Ne consegue pertanto che il compagno o la compagna convivente che scappa di casa, lasciando l’altro sul più bello e senza alcuna plausibile motivazione, non rischia nulla: non commette reato e quindi non può essere denunciato; non commette illecito civile e quindi non deve risarcire l’ex partner; non commette neanche un illecito contro la convivenza che, come noto, anche se formalizzata in Comune, non comporta gli stessi doveri delle coppie sposate. Del resto, se per separare una coppia sposata c’è bisogno del sindaco o del giudice, per separare una coppia di fatto non c’è bisogno di alcuna procedura.
Conviventi: c’è obbligo di convivenza?
Da quanto appena detto si desume che nella convivenza di fatto – la cosiddetta convivenza more uxorio – la scelta di coabitare è libera e non deriva da un obbligo giuridico. Infatti, come precisato dalla Cassazione [2] «in materia di famiglia di fatto non fondata sul matrimonio, non essendo le parti legate da vincolo di matrimonio, la cessazione del rapporto avviene senza che vi sia necessità per il giudice di accertare il carattere irreversibile della crisi del rapporto». Il tribunale interviene solo quando si tratta di adottare provvedimento per il mantenimento, affidamento e collocazione dei figli.
Fine convivenza: cosa comporta?
Se la fine della convivenza non richiede una procedura di separazione e divorzio come le coppie sposate, le uniche conseguenze riguardano, come appena anticipato, i rapporti con i figli. Il genitore che va via di casa deve
Il genitore che scappa senza provvedere ai bisogni della famiglia può essere querelato per violazione degli obblighi di assistenza familiare, indipendentemente dal fatto che ancora non ci sia stata una sentenza del giudice a determinare l’ammontare del mantenimento. Difatti l’obbligo di versare gli alimenti ai figli – e non anche, in questo caso, all’ex compagna come invece per la moglie – scatta già dalla nascita di questi ultimi e prescinde dall’intervento del tribunale.
Il giudice deciderà poi, su ricorso di uno dei due conviventi, tutti i provvedimenti relativi ai figli come:
- l’affidamento che, di norma, è condiviso;
- la collocazione ossia l’abitazione ove questi andranno a stare (di norma con la madre);
- l’ammontare dell’assegno di mantenimento;
- il calendario delle visite del genitore non collocatario per frequentare i figli.
Fine convivenza: a chi va la la casa?
Nei confronti delle coppie di fatto il giudice può disporre, come per quelle sposate, l’assegnazione della casa familiare al convivente presso cui i figli vanno a vivere.
Tale provvedimento infatti prescinde dall’esistenza di un matrimonio in quanto rivolto a tutelare l’interesse prioritario della prole a permanere nell’habitat domestico.
Si può obbligare il padre a riconoscere il figlio
Il padre che scappa di casa senza riconoscere il figlio appena nato può essere costretto dalla madre la quale potrà agire contro di lui chiedendo l’accertamento della paternità. Lo potrà fare anche il figlio una volta divenuto maggiorenne. Il giudice accerterà la paternità con l’esame del DNA. Se il padre si rifiuta senza giustificato motivo al test del sangue il giudice dichiara accertata la paternità.