Cosa rischia il dipendente che non si presenta al lavoro?

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Autore: Angelo Greco

05 aprile 2023

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il dipendente che manca al lavoro senza giustificazione rischia un’azione disciplinare da parte del datore di lavoro per assenza ingiustificata che può portare fino al licenziamento per giusta causa. Tuttavia, questa condotta può essere utilizzata come un escamotage per ottenere l’assegno di disoccupazione.

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Il lavoro è un impegno serio che richiede impegno e responsabilità da parte del dipendente. Tuttavia, ci possono essere circostanze che impediscono al lavoratore di presentarsi al lavoro. In tali casi bisogna rispettare le procedure previste dal contratto di lavoro o dal CCNL per comunicare l’assenza e giustificarla. In questo articolo, esamineremo cosa rischia il dipendente che non si presenta al lavoro senza giustificazione

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e come questa condotta può essere utilizzata come un escamotage per ottenere l’assegno di disoccupazione ossia la cosiddetta Naspi.

Il mancato rispetto dell’obbligo di lavoro e le sanzioni

Dunque, partiamo dalle basi: cosa rischia il dipendente che non si presenta al lavoro? Innanzitutto, va detto che il mancato adempimento degli obblighi lavorativi costituisce un

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illecito disciplinare, sanzionato dal datore di lavoro. La mancanza di giustificazione dell’assenza rende l’illecito ancora più grave, poiché si tratta di un abuso del diritto e di una violazione dei doveri contrattuali.

Le sanzioni previste dai contratti collettivi nazionali variano a seconda dei giorni di assenza ingiustificata. In genere, si va da un richiamo scritto a una trattenuta sulla retribuzione (una sorta di una multa). Nei casi più gravi, il datore di lavoro può anche procedere al licenziamento per giusta causa ossia in tronco.

Tuttavia, prima di giungere a tale estremo provvedimento, il dipendente deve essere messo al corrente della sua contestazione che gli viene mossa, e gli deve essere data la possibilità di difendersi. A tal fine, il datore di lavoro comunica al dipendente una lettera di contestazione, nella quale dà al dipendente un

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termine di cinque giorni entro cui presentare le proprie difese, scritte e/o verbali. Solo all’esito dei cinque giorni il datore comunica la sanzione che intende applicare.

Qualora il dipendente persista nell’assenza ingiustificata, il datore di lavoro procederà al licenziamento, ma ciò non significa che il lavoratore sia lasciato completamente a se stesso. Infatti, anche nel caso di un licenziamento disciplinare, il dipendente ha diritto all’assegno di disoccupazione, noto come Naspi.

Se mi licenziano per assenza sul lavoro ho diritto alla disoccupazione?

Non pochi dipendenti si chiedono se, in caso di assenza ingiustificata e conseguente licenziamento per giusta causa, sia possibile ottenere l’assegno di disoccupazione dall’Inps, ossia la cosiddetta Naspi. Come abbiamo appena detto al termine del paragrafo precedente, la Naspi viene accordata anche ai casi di licenziamenti per comportamenti volontari, coscienti e commessi in malafede come appunto l’assenza ingiustificata.

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Ciò che preoccupa maggiormente i datori di lavoro, tuttavia, è proprio questo: ossia la pratica sempre più diffusa di utilizzare l’assenza ingiustificata come stratagemma per ottenere il licenziamento e, al contempo, l’assegno di disoccupazione. In pratica, il dipendente non si presenta più al lavoro, ma non si dimette nemmeno: aspetta che sia il datore di lavoro a licenziarlo per giusta causa, in modo da poter accedere alla Naspi.

Questa condotta, seppur tecnicamente lecita, costituisce una sorta di truffa ai danni dell’Inps. Nonostante ciò, la giurisprudenza non ha ancora ravvisato un comportamento penalmente rilevante nella condotta del dipendente che usa l’assenza ingiustificata per ottenere la disoccupazione. Ciò non significa, tuttavia, che il dipendente sia completamente immune da eventuali conseguenze negative. Difatti, la Cassazione ha stabilito che l’azienda ha il diritto di chiedere il

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risarcimento del danno subito, pari alla misura del ticket Naspi ossia la tassa che l’azienda deve versare allo Stato ogni volta che procede a un licenziamento, e che serve a finanziare l’assegno di disoccupazione.

Cosa succede se un dipendente non si presenta al lavoro senza giustificazione?

Il dipendente commette un illecito disciplinare. Il datore di lavoro gli invia una lettera di contestazione con cui gli dà la possibilità di presentare difese in proprio favore entro 5 giorni e/o di chiedere di essere ascoltato personalmente. All’esito della scadenza dei 5 giorni, l’azienda comunica l’eventuale sanzione disciplinare che, nei casi più gravi, può consistere nel licenziamento per giusta causa.

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Quali sono le sanzioni previste per il dipendente che non si presenta al lavoro senza giustificazione?

Le sanzioni sono previste nei contratti collettivi nazionali e sono commisurate ai giorni di assenza ingiustificata. Come anticipato, non poche volte dinanzi a un’assenza protratta per diversi giorni e senza che vengano fornite valide motivazioni, scatta il licenziamento in tronco.

Il dipendente che non si presenta al lavoro può ottenere l’assegno di disoccupazione?

Sì, il dipendente può ottenere l’assegno di disoccupazione anche in caso di licenziamento disciplinare. A tal fine gli basterà presentare una apposita istanza all’Inps comunicando che il licenziamento è avvenuto per giusta causa.

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Un licenziamento per giusta causa ha ripercussioni sulla carriera del dipendente?

No, alcuna ripercussione sulla carriera del dipendente può avere un licenziamento per giusta causa che peraltro non può e non deve essere comunicato a terzi dal precedente datore di lavoro, né risulterà dai certificati di disoccupazione.

Cosa succede se il dipendente viene licenziato per assenza ingiustificata?

L’azienda può chiedere al dipendente il risarcimento del danno in via civile. Ma deve prima fare causa al dipendente. Il danno è pari alla tassa che l’azienda deve versare allo Stato per aver provveduto al licenziamento (è il cosiddetto ticket Naspi).

Il dipendente può essere condannato penalmente per aver abusato dell’assenza ingiustificata per ottenere la disoccupazione?

No, questo comportamento è difficile da dimostrare come truffa ai danni dell’Inps anche se, quando viene fatto in malafede, potrebbe apparire tale.

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È sempre necessario giustificare l’assenza dal lavoro?

Sì, è sempre meglio comunicare tempestivamente eventuali impedimenti che impediscono di presentarsi al lavoro.

Cosa si rischia per una sola assenza ingiustificata?

Dipende dai contratti collettivi nazionali, ma di solito le sanzioni sono proporzionate ai giorni di assenza ingiustificata.

È possibile giustificare un’assenza successivamente?

Dipende dal contratto collettivo o dal contratto individuale, ma è sempre meglio comunicare tempestivamente eventuali impedimenti.

Quali sono le giustificazioni accettate per l’assenza dal lavoro?

Dipende dal datore di lavoro, ma di solito sono accettate le giustificazioni mediche o per motivi familiari.

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Il dipendente può impugnare il licenziamento per assenza ingiustificata?

Sì, il dipendente ha il diritto di impugnare il licenziamento per giusta causa, ma dovrà dimostrare di non aver commesso l’illecito disciplinare. A tal fine deve inviare una lettera di contestazione del licenziamento entro 60 giorni da quando ha ricevuto il licenziamento stesso e, nei successivi 180 giorni, deve far depositare al proprio avvocato il ricorso in tribunale. La lettera di contestazione può essere scritta anche da un avvocato o dal sindacato.

Quali sono le conseguenze per il dipendente che usa l’assenza ingiustificata come escamotage per ottenere la disoccupazione?

Il dipendente può ottenere l’assegno di disoccupazione, ma l’azienda può chiedere il risarcimento del danno.

Cosa succede se il dipendente presenta una giustificazione falsa?

Il dipendente commette un illecito disciplinare e rischia il licenziamento per giusta causa.

È possibile che il dipendente presenti una giustificazione non accettata dal datore di lavoro?

Sì, il datore di lavoro può non accettare la giustificazione presentata dal dipendente.

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