Che succede se muore un parlamentare?

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Autore: Mariano Acquaviva

23 agosto 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Se un deputato o un senatore decede mentre è ancora in carica il seggio rimane vacante oppure qualcun altro ne prende il posto?

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Deputati e senatori decidono le sorti dell’Italia attraverso i voti che esprimono durante le sedute di Camera e Senato. Essi rappresentano gli italiani e approvano le leggi che, una volta promulgate, incideranno sulla vita di tutti i cittadini. Che succede se un parlamentare muore?

In effetti, la possibilità che uno o più parlamentari non possano esercitare le proprie funzioni è una cosa piuttosto seria, visto che l’evento contribuisce a indebolire il processo democratico che si svolge in aula. Pensiamo a un partito che abbia solo dieci senatori: se due di loro si assentano la rappresentanza popolare di quel partito all’interno della votazione sarà più debole. Cosa prevede la legge nel caso in cui un senatore o un deputato muoia? La carica rimane “vacante” oppure qualcuno prende il suo posto? Scopriamolo.

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Quanti parlamentari ci sono in Italia?

A seguito di una riforma costituzionale del 2020 [1], i parlamentari italiani sono 600, così divisi: 400 deputati e 200 senatori.

In precedenza il numero era molto più elevato, in quanto la Costituzione prevedeva 630 deputati e 315 senatori, per un totale quindi di 945 parlamentari.

Ai parlamentari eletti si aggiungono i 5 senatori a vita, scelti direttamente dal Presidente della Repubblica tra i cittadini che hanno dato lustro alla Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

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Inoltre, anche gli ex Presidenti della Repubblica ottengono di diritto la carica di senatore a vita.

Qual è la differenza tra deputati e senatori?

Deputati e senatori partecipano al processo democratico che si svolge nelle aule del Parlamento allo stesso modo, godendo quindi degli stessi privilegi e delle stesse facoltà.

Ciò significa che tutti i parlamentari sono uguali, non essendoci alcuna prevalenza degli uni sugli altri. Sarebbe quindi scorretto dire che i senatori sono più importanti dei deputati, o viceversa.

Ci sono tuttavia alcune differenze, la più importante della quale riguarda l’età che occorre avere per rivestire le cariche: mentre infatti per essere eletti alla Camera dei deputati occorre aver compiuto

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almeno 25 anni, per diventare senatore occorre avere almeno 40 anni.

Inoltre, secondo la Costituzione solo i componenti del Senato sono eletti su base regionale. Ciò significa che ognuna delle Regioni italiane costituisce una circoscrizione alla quale spetta un certo numero di senatori.

Che succede se un parlamentare muore?

Cosa succede se un deputato o un senatore muore mentre è ancora in carica? Il posto che occupava in Parlamento rimane vuoto oppure qualcun altro subentra in sostituzione?

Ebbene, se un parlamentare decede occorre che un’altra persona ne prenda il posto. La modalità di successione al seggio dipende però dalla modalità in cui è stata svolta l’elezione precedente. Per la precisione:

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In altre parole, il successore del parlamentare deceduto deve essere scelto secondo gli stessi criteri che, a suo tempo, determinarono l’elezione del parlamentare stesso. Questo specifico punto merita sicuramente un approfondimento.

Collegio uninominale, plurinominale e lista bloccata: differenze

Poiché la scelta del successore del parlamentare deceduto dipende dalle modalità di elezione, occorre fare chiarezza sui diversi sistemi, fermo restando che ogni

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legge elettorale prevede così tante peculiarità da non poter essere interamente indicate in questa sede.

Si parla di “uninominale” quando in ciascun collegio ogni partito presenta un solo candidato, il quale viene eletto con metodo maggioritario. Si parla di uninominale, quindi, quando una circoscrizione elettorale elegge un unico rappresentante.

Il collegio è invece “plurinominale” quando gli elettori possono eleggere più di un rappresentante. I seggi dei collegi plurinominali sono assegnati tramite il metodo proporzionale.

La “lista bloccata” sta a indicare che gli elettori non possono esprimere preferenze, cioè non possono decidere il nome del candidato che vorrebbero. Il giorno delle elezioni si potranno quindi votare solo le persone già scelte dalle segreterie dei partiti e inserite nelle graduatorie.

Il sistema delle liste bloccate riguarda i collegi plurinominali, in quanto in quelli uninominali c’è solo un candidato da scegliere.

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