Spiare il coniuge: quando è reato di violazione della privacy

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Autore: Carlos Arija Garcia

15 maggio 2023

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Attenzione a sbirciare nelle cartelle del pc o nel telefonino di marito o moglie: si rischia di finire in tribunale e di perdere la causa.

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Si dice che quando ci si sposa si diventa una sola cosa. E può essere anche vero, ma fino a un certo punto: si condividono tante cose, tuttavia ci sono degli spazi che devono restare strettamente personali. Così dice la legge, che punisce chi si permette di entrare senza permesso ed in maniera troppo invadente nella sfera dell’altro. Spiare il coniuge, quando è reato di violazione della privacy?

Esistono diversi modi di infrangere il diritto alla riservatezza del marito o della moglie. Secondo la normativa e la giurisprudenza, un coniuge deve sempre rispettare lo spazio personale dell’altro. Non sono ammesse

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ingerenze nella privacy, anche se deve essere sempre garantito il dovere di assistenza che impone di non pregiudicare la comunione di vita familiare privilegiando i propri interessi personali.

È, ad esempio, violazione della privacy:

In altre parole: finché viene garantito il dovere di solidarietà verso la famiglia, lo deve essere altrettanto il

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diritto alla riservatezza. E questo – sostiene la Cassazione – perché l’assistenza morale e materiale è possibile solo fra persone che si riconoscono piena e pari dignità [1].

Il diritto alla riservatezza del coniuge è il diritto inviolabile alla libertà e segretezza della corrispondenza personale, garantito dall’articolo 15 della Costituzione. Solo in circostanze eccezionali e in presenza di un interesse oggettivo, l’altro coniuge o i familiari possono chiedere di conoscere o accedere alla stessa.

Vuol dire che l’intromissione di un coniuge nella sfera privata dell’altro è una violazione dei doveri coniugali e può costituire un reato. A nulla serve dire che c’era il sospetto di un tradimento e che se ne voleva avere una prova: secondo la Cassazione, infatti, l’intercettazione delle telefonate o della corrispondenza non può mai essere giustificata dal tentativo di scoprire e provare

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l’infedeltà del coniuge.

Per «corrispondenza» si deve intendere, ovviamente, non solo le lettere scritte su carta al profumo di rose ma anche la posta elettronica e i messaggi ricevuti dal coniuge via sms o WhatsApp o sulle chat dei social network. Attenzione anche a strappare il cellulare di mano al marito o alla moglie a tale scopo in un momento di gelosia o durante una feroce discussione: tale comportamento configura il reato di rapina.

Se, ad esempio, la moglie viene a sapere sbirciando nelle cartelle del pc del marito o nel suo telefonino che lui è iscritto a OnlyFans e che scarica il materiale pornografico, può essere accusata di violazione della privacy. La tutela dei dati personali, difatti, attribuisce la massima riservatezza alle informazioni sulla salute e sulle abitudini sessuali di una persona: possono, quindi, essere trattate solo con il consenso del diretto interessato. Morale: se la moglie scopre di OnlyFans scovando le foto hard dal computer del marito, non potrà utilizzare quel materiale in un’eventuale causa di separazione in tribunale.

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Sempre secondo la Cassazione [2]:

Diverso è il caso dei coniugi che hanno un indirizzo di posta elettronica comune. In questa ipotesi, se è dimostrata la volontà di entrambi di voler lasciare libero l’accesso al proprio partner mediante la conoscenza delle credenziali, allora non si integrerebbe il reato di violazione di corrispondenza.

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