Usare le AirPods per ascoltare le conversazioni degli altri: cosa si rischia?

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Autore: Angelo Greco

18 maggio 2023

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il trucco delle cuffiette per smartphone che ti consente di spiare segretamente le conversazioni: è reato?

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Se hai un iPhone e un paio di AirPods, devi sapere che esiste un trucco per ascoltare segretamente e in diretta una conversazione che stanno intrattenendo altre persone in una stanza vicino alla tua, senza farti vedere e senza far capire loro che le stai spiando. Ma, da un punto di vista legale, è un lecito un comportamento del genere? Si può essere denunciati se si origlia dietro la porta con sistemi tecnologici? Cosa si rischia ad usare le AirPods per ascoltare conversazioni degli altri?

Prima di tutto scopriamo come funziona questo sistema che, peraltro, è spiegato abbastanza bene in alcuni video che circolano in rete:

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A questo punto, lasca il cellulare nella stanza o nel luogo dove si tiene la conversazione da ascoltare. Mettiti a una distanza non troppo lontana. Così grazie alle AirPods potrai ascoltare in diretta ciò che gli altri stanno dicendo: potrai origliare le loro conversazioni senza far sapere loro che li stai ascoltando.

Da un punto di vista legale, ascoltare le conversazioni di altre persone è lecito solo se queste ultime sanno che tu sei in grado di sentire ciò che dicono. Diversamente commetteresti un reato contro la privacy. Si tratta cioè del reato di «interferenze nella vita privata».

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Dunque, è reato mettersi dietro una porta e origliare con sistemi tali da superare i limiti fisici dell’orecchio. Difatti, se una persona parla ad alta voce in una stanza vicino alla tua, non sei responsabile se senti ciò che si dice, neanche se ti avvicini alla porta. Ma se utilizzi ad esempio lo stetoscopio sei responsabile.

Allo stesso modo, non puoi ascoltare una conversazione telefonica tra altre persone che non sanno che le stai spiando. Pensa ad esempio al caso di chi, con un secondo telefono, si collega alla linea fissa principale e origlia. Oppure immagina una persona che, nel dialogare con un’altra, attivi il viva voce e ti faccia sentire tutto: anche in questa ipotesi, la persona all’oscuro della tua presenza potrebbe querelarti perché stai interferendo nella sua privacy.

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Come ormai sanno in molti, è legale anche registrare una conversazione all’insaputa dei partecipanti, a patto di essere fisicamente sul luogo: non sarebbe legale infatti lasciare un registratore o una microspia e allontanarsi, ingenerando nei presenti la convinzione di non essere ascoltati da te. Il principio logico-giuridico che incrimina un comportamento del genere è lo stesso di quello che abbiamo visto in merito al fatto di origliare al di là della porta: chi parla deve poter sapere che le sue parole sono ascoltate da te, in modo da decidere liberamente ciò che intende rendere di pubblico dominio e ciò che invece preferisce tenere riservato per sé.

Quindi non è legale lasciare un registratore in una stanza e andare altrove per poi sentire ciò che è stato detto attraverso la registrazione stessa.

Per questo identico motivo non è legale lasciare lo smartphone in una stanza, sia in modalità “registrazione”, sia in modalità “connessione con AirPods” per spiare una conversazione all’insaputa dei presenti. Un comportamento del genere integra il reato di illecite interferenze nell’altrui vita privata, punito niente meno che con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Essendo però un reato perseguibile a querela di parte, è necessario che vi sia una querela. E il querelante dovrà anche dimostrare che tu eri in ascolto, cosa tuttavia non sempre facile se hai la prontezza di disattivare la connessione bluetooth delle cuffiette non appena vieni scoperto.

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