L'avvocato che si difende da solo ha diritto alle spese processuali?
Difesa personale da parte dell’avvocato: il giudice può disporre la condanna alle spese processuali nei confronti dell’avversario soccombente?
Se è vero che, nel processo penale, l’avvocato deve sempre avvalersi di un altro avvocato che lo difenda, non è così nel processo civile dove ogni legale può anche rappresentare sé stesso in causa senza bisogno dell’assistenza di un altro collega. Ipotizziamo allora la frequente ipotesi di un legale che impugni una multa o una cartella esattoriale illegittima da questi stessi ricevuta. La prima domanda che si farà è se l’avvocato che si difende da solo ha diritto alle spese processuali nel caso in cui il ricorso venga accolto. La questione è stata già affrontata e risolta dalla Cassazione. Vediamo come i giudici supremi hanno ritenuto doversi interpretare il diritto in tali casi.
Indice
Che cos’è l’autodifesa o la difesa personale della parte?
La difesa personale in tribunale si verifica quando un avvocato sceglie di rappresentarsi da solo in una causa civile o tributaria, invece di affidarsi a un altro legale. Questa pratica è consentita dall’articolo 86 del Codice di Procedura Civile.
L’avvocato che si difende da solo ha diritto al rimborso delle spese legali?
Il rimborso delle spese legali nasce dall’esigenza di tenere indenne da qualsiasi spesa processuale la parte costretta a difendere un proprio diritto da una illegittima lesione. In questo modo, chi è costretto ad avvalersi dell’opera di un avvocato e a corrispondere allo Stato le tasse collegate al giudizio si vedrà rimborsare, dalla parte soccombente, ogni onere sostenuto, compresa la parcella dell’avvocato.
Potrebbe allora sorgere il dubbio: se l’avvocato si difende da sé, quale costo avrà mai sostenuto al di là delle spese vive dovute per il contributo unificato, le notifiche e i diritti di cancelleria? Non avrà certo dovuto pagare un avvocato; tutt’al più avrà speso del tempo. Ed è qui la questione: tale tempo – che magari poteva essere speso in altre attività remunerative – deve essere “risarcito” dalla controparte soccombente? La risposta fornita dalla Cassazione nella sentenza 189/17 è affermativa. Un avvocato che si difende da solo ha diritto alle spese legali. Questo significa che l’avvocato deve essere rimborsato per le spese sostenute durante il processo e anche per l’energia e il tempo perso.
Qual è stato il caso specifico alla base di questa decisione?
Il caso riguardava un avvocato che si era difeso da solo in un’opposizione a un verbale elevato dalla polizia Municipale per violazione del codice della strada. Il Comune era rimasto contumace. Il tribunale aveva inizialmente dichiarato inammissibile l’opposizione dell’avvocato, affermando che il Comune non doveva essere condannato al pagamento delle spese in quanto non aveva iscritto a ruolo la sanzione estinta. Tuttavia, la Cassazione ha rovesciato questa decisione, sostenendo che la condanna alle spese non è sanzionatoria né un risarcimento del danno, bensì grava su chi ha causato la necessità del processo.
Come influisce la contumacia del convenuto sul diritto alle spese legali?
Secondo la Corte di Cassazione, neanche la contumacia del convenuto (nel caso specifico, il Comune) può essere sufficiente a escludere la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese legali nei confronti della parte vincitrice. Ciò significa che la mancata partecipazione o risposta del convenuto al processo non lo esime dal pagamento delle spese legali.
Quali sono le possibili eccezioni al principio della soccombenza?
Il principio della soccombenza può essere derogato quando la parte vincitrice non rispetta i doveri di lealtà e probità, imposti dall’articolo 88 del Codice di Procedura Civile, in caso di reciproca soccombenza, o per gravi ed eccezionali ragioni.