Azione revocatoria su un bonifico bancario

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Autore: Redazione

06 giugno 2023

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Se faccio un bonifico sul conto di mio figlio o di un altro familiare posso evitare il pignoramento del conto corrente?

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Per quanti avessero il dubbio se un creditore possa esercitare l’azione revocatoria su un bonifico bancario, una recente sentenza del tribunale di Verbania offre una risposta molto chiara.

L’ipotesi analizzata dai giudici è molto comune. Un padre, con numerosi debiti cui non riusciva più a far fronte, esegue un bonifico di una consistente somma sul conto corrente del figlio prima che i creditori gli notifichino l’atto di pignoramento.

La domanda che allora ci si pone è la seguente: un atto del genere – ossia l’accredito delle somme presenti su un conto su quello intestato a un’altra persona, senza che vi sia una specifica causa dietro, se non una generica donazione – può essere valido? Può essere un utile sistema per proteggere dal pignoramento il conto corrente e, con esso, tutti i risparmi accumulati in una vita? Ma soprattutto, come può sapere il creditore dell’esistenza del giroconto? E non in ultimo: quanto tempo ha, in tal caso, il creditore per agire contro il debitore e far revocare il bonifico?

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Cerchiamo di fornire una risposta a tali interessanti interrogativi in modo semplice, diretto e pratico.

Cos’è l’azione revocatoria?

Partiamo dall’evidenza che l’articolo 2901 del codice civile, che disciplina la cosiddetta «azione revocatoria ordinaria» stabilisce il diritto di ogni creditore di rivolgersi al giudice affinché siano dichiarati inefficaci, nei suoi confronti, gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni.

Per «atti di disposizione» si intende qualsiasi tipo di atto o contratto, quindi anche una donazione, una vendita, un

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bonifico bancario.

Detto in parole più semplici, l’azione revocatoria è volta a privare di valore l’atto con cui il debitore si spoglia di tutto o di una parte del proprio patrimonio.

Le condizioni a cui la legge subordina l’azione revocatoria non sono difficili da dimostrare nel caso di bonifico bancario fatto in favore di un familiare a titolo di semplice donazione. Tutto ciò che deve dimostrare il creditore è che «il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del primo». Che tradotto in parole semplici significa che, all’esito dell’atto di disposizione del patrimonio, il debitore non deve avere altri beni utilmente pignorabili, che possano soddisfare il credito altrui.

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Quindi si può fare la revocatoria se il debitore rimane sostanzialmente privo di altri patrimoni da sottoporre a pignoramento.

Se il bonifico però fosse fatto in conseguenza di una vendita, è necessario che l’acquirente fosse consapevole del pregiudizio arrecato al creditore, cosa che si potrebbe evincere, ad esempio, dai rapporti di stretta familiarità e convivenza tra le parti o dalla sproporzione tra il prezzo di vendita e il valore del prodotto acquistato.

Il creditore può revocare un bonifico bancario?

Alla luce di quanto detto e della genericità con cui l’articolo 2901 cod. civ. descrive l’«atto pregiudizievole» al creditore, si può concludere, in linea con la sentenza in commento, che

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anche un bonifico bancario può essere soggetto all’azione revocatoria del creditore. Il quale quindi potrebbe rivolgersi al giudice e farlo annullare. E questo indipendentemente da chi sia il beneficiario del bonifico stesso.

Attenzione: la legge fissa un termine massimo per l’azione revocatoria che è di cinque anni, oltre i quali la revocatoria è inammissibile e il bonifico diventa definitivo!

Quando il bonifico non è revocabile

Non può essere revocato il bonifico che abbia una valida causa che lo sostenga, come nel caso di un soggetto che paghi un precedente debito dimostrabile. E questo perché – a meno che non si ricada nella procedura del fallimento – non esiste alcuna norma di legge che vieti al debitore di pagare prima un creditore piuttosto che un altro: non c’è alcun divieto di “preferenza”, nessun obbligo di rispettare la

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par condicio tra i creditori.

Dunque, il creditore non può revocare il bonifico fatto dal debitore in favore di un altro e precedente creditore.

Certo, non deve risultare che il debito adempiuto sia solo una simulazione. Si pensi al caso dell’uomo che, con una scrittura privata, si finga debitore di un amico, consegnando a questi un “titolo” (ad esempio un assegno o anche la stessa dichiarazione) per consentirgli di agire nei propri confronti e pignorare anticipatamente le somme. Sarebbe un espediente rivolto a simulare una situazione di pignoramento che potrebbe però essere eventualmente contestata dal creditore. L’azione di simulazione peraltro non ha termini di decadenza e può essere esercitata in qualsiasi momento, a differenza invece della simulazione che va esperita entro 5 anni.

Come fa il creditore a sapere del bonifico?

Nell’Anagrafe Tributaria sono contenuti tutti i dati relativi ai conti correnti dei contribuenti. In essa risulta la banca presso cui il debitore ha il conto ed eventuali movimentazioni. Il creditore può farsi autorizzare dal Presidente del tribunale ad accedere a tale archivio in uso all’Agenzia delle Entrate e così scoprire eventuali frodi ai suoi danni.

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