Cosa succede se si commette un reato
Le conseguenze a carico di chi si è macchiato di un crimine: dalla denuncia fino alla condanna, passando per le indagini preliminari e i riti alternativi.
Si è soliti pensare che chi commette un reato va in carcere. Si tratta certamente di un rischio che, però, per via dei diversi benefici che sono riservati agli imputati, diventa concreto solamente nell’ipotesi di crimini particolarmente gravi. Prima di giungere alle conseguenze finali, però, è bene spiegare sin dall’inizio cosa succede se si commette un reato.
Indice
Cosa succede dopo la denuncia penale?
Il nominativo della persona denunciata per aver commesso un reato viene iscritto all’interno del
È da questo preciso istante che comincia la fase delle indagini preliminari, durante la quale le autorità compiono le investigazioni necessarie per verificare la fondatezza della notizia di reato oggetto della denuncia.
La persona denunciata potrebbe non avere affatto conoscenza della denuncia sporta a suo carico: secondo la legge, infatti, l’avviso di garanzia va comunicato solamente se occorre compiere atti investigativi per i quali è necessaria la presenza dell’avvocato. Approfondiamo questo particolare aspetto.
Che cos’è l’avviso di garanzia?
L’avviso di garanzia (o meglio, l’informazione di garanzia
In pratica, con l’avviso di garanzia viene formalmente comunicato all’indagato che il suo nominativo è iscritto all’interno del registro delle notizie di reato.
L’avviso di garanzia va necessariamente notificato soltanto se la Procura deve compiere un atto d’indagine per il quale l’indagato ha bisogno dell’assistenza obbligatoria dell’avvocato: è il caso, ad esempio, dell’interrogatorio.
In altre parole, la Procura potrebbe non notificare l’avviso di garanzia se ritiene di non dover coinvolgere direttamente l’indagato nelle proprie investigazioni, con la conseguenza che egli rimarrebbe all’oscuro delle indagini fino alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini.
Che cos’è l’avviso di conclusione delle indagini?
A differenza dell’informazione di garanzia, l’avviso di conclusione delle indagini è sempre obbligatorio.
Si tratta dell’atto con cui la Procura comunica all’indagato che le investigazioni sono terminate e che il pubblico ministero ha intenzione di chiedere il rinvio a giudizio.
Prima che ciò avvenga, l’indagato ha il diritto di prendere visione degli atti d’indagine compiuti: dal momento della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, infatti, cade il segreto istruttorio che copre le investigazioni durante la fase delle indagini preliminari.
Inoltre, entro venti giorni dalla ricezione dell’avviso, l’indagato può: depositare
Come si svolge il processo penale?
Terminata la fase delle indagini preliminari, si apre la fase processuale vera e propria, che può essere differente a seconda del rito scelto dall’imputato:
- con il patteggiamento, si sceglie di concordare con il pubblico ministero la pena finale, beneficiando dello sconto di un terzo e di alcune altre agevolazioni, come ad esempio l’esenzione dal pagamento delle spese processuali. Si può patteggiare solamente se la pena finale, concordata col pm e già scontata, non supera i cinque anni;
- il giudizio abbreviato consente di definire il processo in tempi brevi, tenendo conto solo del materiale raccolto dal pubblico ministero, salvo che il giudice acconsenta a integrare con qualche altro mezzo di prova di celere acquisizione (documenti, ecc.). In caso di condanna, l’imputato ha diritto a uno sconto di pena pari a un terzo. A differenza del patteggiamento, può essere chiesto per qualsiasi tipo di reato, purché non sia punito con l’ergastolo;
- la messa alla prova consente all’imputato di ottenere la sospensione del procedimento affinché svolga, per un certo periodo di tempo, lavori di utilità sociale. Per accedere a questo rito occorre risarcire i danni alla vittima e riparare, per quanto possibile, alla propria condotta. Se al termine della prova l’imputato ha dimostrato di essersi reintegrato, il giudice dichiara estinto il reato. Si può accedere alla messa alla prova solamente per reati puniti con pena non superiore nel massimo a sei anni.
Se invece si opta per il
A differenza dei riti speciali sinora visti, l’imputato potrà portare in giudizio tutte le prove che vorrà per poter dimostrare la propria innocenza. In pratica, il dibattimento consente il confronto, alla pari, di accusa e difesa.
Il rito ordinario non consente però di ottenere alcuno sconto di pena: nell’ipotesi di condanna, non si potrà sperare in alcuna riduzione (salvo ovviamente quella derivante dall’applicazione di eventuali attenuanti).
Cosa succede se si viene condannati per un reato?
L’imputato potrebbe essere condannato alla reclusione, se il reato che ha commesso la prevede. La possibilità che la pena venga effettivamente scontata in prigione è però scongiurata da alcune circostanze:
- innanzitutto, per pene fino a due anni è prevista la sospensione condizionale. In pratica, la condanna rimane ma la pena non deve essere scontata;
- per condanne fino a quattro anni è possibile accedere all’affidamento in prova presso i servizi sociali. In pratica, l’imputato non sconta la pena in carcere ma viene sottoposto a un percorso di reinserimento sociale che gli consente di espiare la condanna fuori dal penitenziario.
Insomma: scontare in carcere la pena della reclusione è un’ipotesi davvero concreta solamente per condanne particolarmente severe (superiori ai quattro anni) oppure nei casi in cui l’imputato sia già stato condannato in passato.
Cosa succede alla fedina penale di chi commette un reato?
Una delle principali conseguenze di una condanna penale è la macchia che resta sulla fedina penale.
Per legge, infatti, anche la condanna più lieve viene iscritta all’interno del casellario giudiziale, cioè dell’ufficio della Procura che rilascia i certificati da cui si evincono le condanne definitive.
Per fortuna, però, tutte le condanne di minore entità (come ad esempio quelle per le quali si è ottenuto il patteggiamento o la sospensione condizionale) non sono visibili ai privati: ciò significa che, se il datore di lavoro chiede un estratto della fedina penale del candidato che intende assumere, il certificato che verrà rilasciato risulterà “pulito”.
Tutte le condanne restano invece visibili all’autorità giudiziaria.