Marito e moglie possono vivere in due case diverse?

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Autore: Mariano Acquaviva

22 ottobre 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

I coniugi possono avere residenze diverse? Marito e moglie che vivono separati possono beneficiare dell’esenzione Imu?

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Quando due persone si sposano vanno a vivere insieme (sempreché non convivano già). Si tratta non solo di una scelta di vita ma di un vero e proprio obbligo giuridico: secondo il Codice civile, tra i doveri che sorgono in capo a entrambi i coniugi c’è anche quello di coabitazione. È in questa cornice che si pone il seguente quesito: marito e moglie possono vivere in due case diverse?

In effetti, l’obbligo di convivenza può essere derogato al ricorrere di specifici motivi: si pensi alla necessità di spostarsi altrove per ragioni lavorative. A ben vedere, poi, nemmeno la legge impone di avere la

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residenza comune. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’obbligo di coabitazione?

La legge [1] stabilisce che marito e moglie hanno l’obbligo di coabitare, cioè di vivere insieme nella stessa casa.

Si tratta di uno dei doveri tipici del matrimonio, come ad esempio quelli di fedeltà e di mantenimento della prole.

Ciò significa che il suo mancato rispetto può giustificare una richiesta di separazione con addebito.

Da tanto deriva che né il marito né la moglie possono abbandonare il tetto coniugale

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, a meno che non ricorrano giustificati motivi. Vediamo quali possono essere.

Quando marito e moglie possono vivere separati?

Marito e moglie possono derogare all’obbligo di coabitazione solamente se ricorrono giustificate ragioni che determinano la necessità di vivere separati.

Classico esempio è quello dei coniugi che, per esigenze lavorative, sono costretti ad abitare in posti diversi. Lo stesso dicasi se il trasferimento è reso necessario per motivi di salute, propri oppure di un familiare da assistere.

Infine, è ovviamente possibile derogare all’obbligo di coabitazione nell’ipotesi in cui la coppia non va da più d’accordo e abbia deciso di separarsi.

Marito e moglie devono avere la stessa residenza?

In effetti, nessuna norma di legge impone espressamente ai coniugi di avere

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la stessa residenza.

Può quindi succedere che marito e moglie risiedano formalmente in Comuni diversi, ad esempio in quelli in cui vivevano prima di sposarsi e di andare a vivere insieme.

Una volta uniti in matrimonio, quindi, due coniugi costituiscono lo stesso nucleo familiare indipendentemente della residenza anagrafica, per cui marito e moglie possono avere anche due residenze diverse ma, ai fini giuridici, restano un unico nucleo.

Si ritiene tuttavia che le residenze diverse debbano essere giustificate, ad esempio per ragioni di lavoro. Non occorre necessariamente un accordo scritto: è sufficiente che vi sia un’intesa tra i coniugi.

Si legga a tal proposito l’articolo dal titolo

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Quando due coniugi hanno una residenza diversa?

Imu: si paga se marito e moglie vivono in case separate?

Vivere in case separate comporta il pagamento dell’Imu su una di esse?

La Corte Costituzionale [2], per evitare che le coppie sposate siano discriminate rispetto ai conviventi di fatto, ha ammesso la possibilità della doppia esenzione Imu per i coniugi con residenza diversa (che, magari, si riuniscono sotto lo stesso tetto solo nel fine settimana o quando hanno giorni liberi, rimanendo nell’ambito di una comunione materiale e spirituale).

Affinché ciò avvenga deve però essere rispettato da entrambi i coniugi il doppio requisito di residenza anagrafica (iscrizione formale nei registri dell’anagrafe) e residenza abituale (immobile effettivamente abitato per gran parte dell’anno).

La doppia esenzione vale per la residenza disgiunta dei coniugi riferita ad immobili ubicati all’interno dello stesso Comune oppure in Comuni diversi.

Sarà l’amministrazione a verificare se la residenza è vera e non fittizia e che i coniugi risiedono effettivamente in due case separate.

Le verifiche dovranno essere particolarmente rigorose per le cosiddette seconde case ove la residenza disgiunta è appetibile escamotage per sottrarsi al pagamento dell’Imu.

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