Partecipare a gruppo di Telegram con immagini pedopornografiche è reato?

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Autore: Angelo Greco

07 settembre 2023

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Analisi dettagliata dei rischi per chi partecipa a un gruppo chiuso di Telegram dove si condividono file di immagini di ragazze minorenni.

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Telegram è una delle app di messaggistica più diffuse, ma è anche un terreno fertile per attività illegali, molte di queste legate alla pornografia minorile e al revenge porn. Non pochi perciò si chiedono se il semplice far parte di un gruppo chiuso ove circolino tali immagini costituisca, di per sé, reato o se invece sia necessario anche salvare sul proprio smartphone il materiale vietato e magari condividerlo. Cosa potrebbe fare la polizia nel caso in cui risalga ai nominativi degli utenti iscritti alla chat attraverso la loro numerazione telefonica?

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Chi partecipa a un gruppo Telegram con immagini pedopornografiche commette reato? Esiste una differenza tra scaricare tali file e avere accesso incondizionato a un archivio condiviso? Queste sono le domande chiave alle quali cercheremo di rispondere, basandoci su una recente sentenza della Cassazione.

Cosa dice la legge riguardo alla detenzione di materiali pedopornografici su Telegram?

La sentenza della Cassazione n. 36572, emessa il 4 settembre 2023, stabilisce che il semplice fatto di far parte di un gruppo chiuso su Telegram che condivide materiale pedopornografico,

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anche senza scaricare i file sul proprio dispositivo, costituisce un reato di detenzione di materiale pedoporno. Secondo la Suprema Corte, avere accesso ai file attraverso le proprie credenziali equivale a detenerli. Dunque, la semplice iscrizione al gruppo chiuso e l’ammissione allo stesso da parte dei suoi amministratori può costituire un rischio grave. E questo perché, secondo le nuove leggi, il reato di detenzione di materiale pedoporno non scatta solo quando si salvano le immagini ma anche quando le si cercano o le si consultino online.

Qual è la pena per chi entra in un gruppo Telegram con materiale pedoporno?

L’articolo 600 quater del codice penale prevede sanzioni di tipo penale e, in particolare, stabilisce la

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reclusione fino a tre anni o con la multa non inferiore a 1.549,00 euro.

Il fatto che si tratti di file e non di immagini materiali non cambia. Come chiarito infatti dalla Cassazione, i file non possono essere considerati entità astratte: hanno una consistenza tangibile al punto che la loro unità di misura quantifica lo spazio che occupano su di un server. Ma come i beni immateriali possono essere utilizzati contemporaneamente da più soggetti. È lo sviluppo della tecnologia, quindi, che impone di superare la tradizionale nozione di detenzione sganciandola dalla relazione con la cosa: la fruibilità conta anche in termini potenziali, che prescindono dall’utilizzo effettivo.

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Cosa succede a chi è in buona fede?

Con l’avvento della tecnologia cloud e delle app di messaggistica, la nozione tradizionale di detenzione si sta dunque evolvendo. Non si tratta più solo di scaricare fisicamente un file sul proprio dispositivo. La capacità di accedere ai file attraverso le proprie credenziali e di utilizzarli, indipendentemente dal fatto che siano effettivamente scaricati o meno, viene ora considerata una forma di detenzione.

Ma che succede invece a chi è in buona fede? Facciamo un esempio.

Immaginiamo un gruppo Telegram denominato “Fotografia Naturale”. Un utente entra credendo si tratti di un gruppo dedicato alla fotografia paesaggistica. Tuttavia, scopre che vengono condivise foto pedopornografiche. Anche se non scarica le foto, il solo fatto di avere accesso al materiale rende l’utente passibile di accuse legali.

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Secondo la Cassazione il reato non scatta in automatico per il solo fatto di aver chiesto di accedere alla chat. la legge fa una distinzione tra chi si unisce a un gruppo consapevolmente e chi vi entra per caso.

Chi, per mera curiosità o senza alcuna volontà di vedere immagini di minrenni, si trova ad entrare in un gruppo Telegram che ha contenuti penalmente rilevanti o dove i file illegali sono stati immessi in modo occasionale non può essere incriminato. Ai fini di una eventuale condanna, infatti, serve la consapevolezza, ad esempio, di partecipare a un gruppo di pedofili.

Nel caso specifico citato, il gruppo si chiamava “Famiglia e abusi” e conteneva materiale esplicitamente illegale.

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Qual è la differenza tra detenzione e accesso ingiustificato?

La legge considera la detenzione di file più grave dell’accesso ingiustificato a siti web con contenuti illegali. Questo perché, nel contesto di un gruppo Telegram, una volta che i file sono condivisi, vengono archiviati nel cloud del gruppo, rendendo possibile per gli utenti utilizzarli a proprio piacimento.

Come comportarsi se ci si accorge che il gruppo Telegram contiene materiale di minorenni?

Chi è in buona fede dovrebbe, non appena si accorge che sul gruppo Telegram circolano immagini vietate, uscire immediatamente e – meglio ancora, anche se non è obbligatorio – segnalarlo alla Polizia Postale. Tale attività infatti potrebbe costituire la prova della propria buona fede qualora, in un successivo futuro, le autorità dovessero risalire ai numeri di tutti gli iscritti – ed ex iscritti – al canale.

E se si tratta di gruppi con materiale porno?

Diverso è il discorso per chi invece consulta materiale pornografico che non raffigura minorenni. In tal caso non c’è alcun reato perché la pornografia non è illegale, a meno che non si tratti di revenge porn ossia immagini condivise senza il consenso della persona raffigurata. In tal caso scatterà il divieto di ricondividere a propria volta il materiale.

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