Quali rapporti fanno scattare il risarcimento ai congiunti della vittima

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Autore: Angelo Greco

16 ottobre 2023

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Danno da perdita parentale: quali sono i parenti della vittima e le condizioni per ottenere il risarcimento. I familiari, i parenti non conviventi e il partner.

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Cosa significa “danno da perdita parentale” e chi ne ha diritto? Quando si parla di “danno da perdita parentale”, ci si riferisce alla sofferenza emotiva dei familiari dopo la morte di un loro caro. Si tratta del dolore interiore conseguente alla perdita di una persona amata, legata cioè da un profondo e sincero rapporto di familiarità (che non deve essere necessariamente “di sangue”). Questo danno è una delle tante voci che deve essere risarcita da parte del responsabile del decesso (in caso di sinistro stradale, dall’assicurazione).

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Ma chi sono questi familiari? Quali rapporti fanno scattare il risarcimento ai congiunti della vittima? Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce della più recente giurisprudenza.

Chi ha diritto al risarcimento del danno da perdita parentale?

I diretti interessati al risarcimento sono i membri della cosiddetta famiglia nucleare, ossia il coniuge e i figli della persona deceduta.

Ci sono però due considerazioni importanti da fare.

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Da un lato, con l’estensione del concetto di famiglia anche a quella di semplici conviventi, il legame di sangue non è più condizione necessaria per ottenere il risarcimento, ben potendolo vantare anche il partner di un’unione civile o di una coppia di fatto.

Dall’altro lato, la mera convivenza con la vittima non è necessaria per avere il risarcimento. In altre parole, vivere sotto lo stesso tetto non è considerato, di per sé, una prova del legame affettivo. Quindi, anche un coniuge separato potrebbe essere risarcito se dimostra di aver mantenuto un rapporto affettivo intenso con il defunto, nonostante non vivesse più con lui.

Dunque, anche i parenti al di fuori della famiglia nucleare

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possono avanzare richiesta. Fratelli, nonni, conviventi e persino fidanzati, indipendentemente dalla convivenza, possono richiedere il risarcimento, a patto di dimostrare un profondo legame affettivo con il defunto e di aver sofferto a causa della sua perdita. Si pensi a una nipote che telefona quotidianamente al nonno e vi è sinceramente legata: anche lei avrà diritto al risarcimento per la morte di quest’ultimo causata da un infortunio sul lavoro, un incidente stradale, ecc.

Cosa dicono le sentenze della Cassazione?

Secondo le Sezioni unite civili della cassazione, ciò che conta è l’esistenza di un legame affettivo “saldo e duraturo”, indipendentemente dalla parentela o affinità.

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Con l’evoluzione del concetto di “famiglia naturale”, ormai non si considerano solo i legami di sangue, ma anche quelli fondati sull’affetto e sulla condivisione.

I messaggi frequenti o le interazioni su Facebook contano?

No. La giurisprudenza (Cass. sent. n. 11428/17) ha chiarito che gli scambi virtuali non possono essere considerati come prova di un legame affettivo. Ad esempio, avere molti amici su Facebook, con i quali si intrattengono “rapporti meramente virtuali”, non è equivalente a una vera amicizia o a un legame affettivo stabile.

Cosa bisogna dimostrare per ottenere il risarcimento del danno da perdita parentale?

È essenziale dimostrare l’intensità della relazione tra i congiunti e la vittima dell’illecito. La convivenza può costituire un criterio principale di valutazione, ma non l’unico. Altri elementi possono attestare la profondità del legame affettivo, da dimostrare nel corso del giudizio.

Conclusioni

Nella complessa trama dei legami umani, ciò che conta ai fini del risarcimento da perdita parentale è la qualità e la profondità del rapporto affettivo, più che i semplici legami di sangue. E mentre i moderni strumenti di comunicazione offrono nuove forme di connessione, la vera essenza del legame affettivo va cercata altrove, nel cuore e nell’anima delle persone.

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