Pignoramento Postepay

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Autore: Mariano Acquaviva

10 febbraio 2024

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Il creditore può sottoporre ad espropriazione le carte prepagate di cui è titolare il debitore? La Postepay risulta dall’anagrafe tributaria?

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La legge autorizza il creditore a pignorare i beni del debitore se questi non paga spontaneamente. Perché si possa procedere a tanto occorre però essere muniti di un titolo esecutivo, cioè di un documento scritto da cui si evince, in maniera incontrovertibile, il diritto di credito del soggetto che agisce con l’espropriazione. Si pensi alla sentenza del giudice, al decreto ingiuntivo non opposto oppure alla cambiale.

L’individuazione dei beni da aggredire non è però sempre facile: il debitore potrebbe infatti essersi disfatto delle sue proprietà in vista del futuro pignoramento, oppure potrebbe aver nascosto il denaro in casa, togliendolo dal conto corrente. È in questo specifico contesto che si pone il seguente quesito:

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come funziona il pignoramento della Postepay?

La domanda non è di poco conto se solo si tiene presente che la Postepay è una carta prepagata che chiunque può possedere, anche chi non ha un conto corrente postale. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la Postepay?

La Postepay è la carta prepagata di Poste italiane.

Più precisamente, la Postepay è una carta di pagamento il cui credito non è detratto dal conto corrente ma direttamente dai fondi ricaricati su di essa.

Per attivare una Postepay, dunque, non c’è alcun bisogno di avere un conto alle Poste: è sufficiente recarsi allo sportello, pagare un piccolo costo di attivazione e ottenere il rilascio della

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tessera (sigillata in una busta).

Con la Postepay è possibile fare acquisti in Italia e all’estero, nonché sui siti internet convenzionati Visa.

La Postepay sostanzialmente fa le veci di una normale carta di credito, poiché si sostituisce alla classica carta moneta.

È possibile anche prelevare presso tutti gli sportelli Atm delle Poste italiane, oltre che presso i bancomat che accettano Visa e Visa Electron.

Cos’è la Postepay evolution?

La Postepay evolution è una carta prepagata ricaricabile emessa da Poste Italiane.

Rispetto alla “versione standard” analizzata nel precedente paragrafo, con la Postepay evolution è possibile effettuare tutte le principali operazioni bancarie:

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accredito dello stipendio, bonifici e domiciliazione delle utenze.

La Postepay evolution è infatti munita delle coordinate Iban, per mezzo delle quali è possibile realizzare le classiche operazioni bancarie.

Come funziona il pignoramento?

Il pignoramento è un atto con cui l’ufficiale giudiziario intima al debitore di non disporre dei suoi beni, in quanto destinati a soddisfare le esigenze del creditore.

Se i beni pignorati si trovano presso terzi (si pensi ai soldi in banca o allo stipendio che il datore deve corrispondere mensilmente), l’ingiunzione andrà notificata anche a costoro.

L’intimazione appena descritta impedisce di disporre dei beni pignorati: se il debitore decidesse di cederli (gratuitamente o a pagamento), il creditore potrebbe ugualmente rivalersi su di essi.

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Effettuato il pignoramento, il creditore chiede al giudice dell’esecuzione, alternativamente, di:

Si può pignorare la Postepay?

Le Postepay possono essere pignorate, così come tutte le altre carte prepagate con o senza Iban, se ovviamente intestate al debitore.

Il fatto che la Postepay non abbia “alle spalle” un conto corrente non significa che l’istituto di credito (nella fattispecie, Poste Italiane) non abbia la disponibilità delle somme ricaricate sulla carta prepagata.

La Postepay, peraltro, non sfugge nemmeno a un controllo presso l’anagrafe tributaria, cioè la banca dati utilizzata per la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alla fiscalità dei contribuenti italiani

Infatti, anche se la Postepay non è legata a nessun conto corrente e non ha (solitamente) il nome del proprietario stampato sulla carta, è pur sempre una carta nominativa.

Non si tratta, dunque, di una carta anonima visto che il cittadino, al momento della richiesta, ha presentato un documento di identità che è associato al numero di carta insieme al nominativo.

La Postepay, quindi, può subire gli stessi pignoramenti a cui è soggetto un conto corrente o un libretto di risparmio.

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