Invalidità civile: quando viene revocata dall’Inps?

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Autore: Mariano Acquaviva

23 marzo 2024

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

In quali casi l’Inps revoca i benefici collegati all’iniziale riconoscimento della riduzione della capacità lavorativa?

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Nulla è per sempre, nemmeno l’invalidità civile riconosciuta dall’Inps a seguito di visita medica. Al ricorrere di alcune circostanze, la legge consente infatti all’ente previdenziale di revocare i benefici concessi a seguito del riconoscimento dell’inabilità lavorativa (totale o parziale). È proprio di questo che ci occuperemo nel presente articolo: vedremo cioè quando viene revocata l’invalidità civile. Approfondiamo l’argomento.

Cos’è l’invalidità civile?

L’invalidità civile può essere definita come l’

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inabilità lavorativa, parziale o totale, accertata da una commissione medica a seguito di istanza del soggetto interessato.

Al riconoscimento dello status di invalido sono collegati diversi benefici, come ad esempio l’iscrizione al collocamento mirato, l’esenzione dal ticket sanitario o l’erogazione di una prestazione economica mensile sotto forma di assegno o di pensione.

Chi riconosce l’invalidità civile?

L’invalidità civile è accertata dalla commissione medica che si trova presso l’Inps, che è l’ente che procederà poi all’erogazione concreta delle prestazioni spettanti all’invalido.

Nel caso in cui la commissione medica rifiuti il riconoscimento, è possibile presentare

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ricorso al tribunale entro sei mesi dal ricevimento del verbale avente esito negativo.

In questa ipotesi, l’invalidità può essere accertata direttamente dal giudice a seguito di visita presso un consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale.

L’invalidità può essere revocata?

Come ricordato in apertura, l’invalidità non è necessariamente una condizione permanente: venendone meno i presupposti che ne giustificarono inizialmente il riconoscimento può essere revocata.

L’Inps ha infatti l’obbligo di procedere alla verifica della permanenza delle condizioni patologiche contenute nel verbale sanitario, alla luce dell’evoluzione delle condizioni psicofisiche.

Si pensi al soggetto che è

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guarito dalla malattia che lo rendeva invalido: in un’ipotesi del genere la commissione medica, chiamata a rivalutare le condizioni di salute del soggetto, può disporre la revoca dell’invalidità ovvero ridurne la percentuale, con conseguente perdita dei benefici di cui si godeva inizialmente.

Carlo viene riconosciuto invalido con riduzione della capacità lavorativa dal 74% al 99%. Chiamato a visita di revisione dopo due anni, la commissione decide di ridurgli il grado di invalidità al 67%, con conseguente perdita dell’assegno mensile di assistenza prima riconosciuto.

L’invalidità non può invece essere revocata se la riduzione della capacità lavorativa è permanente. È il caso dell’invalido affetto da patologia non curabile oppure di chi abbia perso un arto.

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L’invalidità può essere revocata anche al ricorrere di altre circostanze, non necessariamente legate alla guarigione dell’invalido. Approfondiamo quanto appena detto.

Inps: quando revoca l’invalidità?

L’Inps può revocare l’invalidità civile se la visita di revisione presso la commissione medica ha esito negativo, nel senso che accerta il completo o parziale recupero della capacità lavorativa del soggetto. Ma non solo.

L’Inps può revocare l’invalidità civile se il beneficiario non si presenta affatto alla visita di revisione senza alcuna giustificazione, oppure se, pur essendosi presentato, non produce la necessaria documentazione sanitaria che consente alla commissione di stabilire la permanenza delle condizioni invalidanti.

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L’Inps può revocare l’invalidità civile se il richiedente non dimostra la sussistenza di tutti gli altri requisiti che possono servire al riconoscimento delle prestazioni legate all’invalidità, come ad esempio: la cittadinanza italiana; per i cittadini stranieri comunitari, l’iscrizione all’anagrafe del comune di residenza; per i cittadini stranieri extracomunitari, il permesso di soggiorno di almeno un anno; residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

L’Inps, inoltre, revoca la pensione (riservata agli invalidi totali) e l’assegno mensile di assistenza (riservata agli invalidi tra il 74 e il 99%), oltre che al miglioramento delle condizioni di salute, anche al superamento del limite reddituale previsto per ciascuna prestazione.

In questi casi, anche l’omessa comunicazione dei redditi da parte del cittadino costituisce causa di decadenza/revoca del beneficio.

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