Com’è regolato il suicidio assistito in Italia?
Legge sul fine vita: cosa prevede l’attuale situazione dopo la sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale? Come si muovono le Regioni?
In Italia, l’atto dell’eutanasia è sempre stato considerato reato. Fino alla sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale. La Consulta, con una storica decisione, ha infatti riconosciuto il diritto al suicidio assistito. Questo significa che una persona può autosomministrarsi un farmaco letale senza l’intervento diretto di un medico, ma solo se sono soddisfatte specifiche condizioni. Da allora però il Parlamento non ha fatto nulla per regolare la materia.
Vediamo allora com’è regolato il suicidio assistito In Italia, quali sono le regole e le condizioni per poter praticare legalmente l’eutanasia.
Indice
Condizioni per il suicidio assistito
La sentenza della Corte Costituzionale stabilisce tre condizioni principali per il suicidio assistito:
- il paziente deve soffrire di una malattia irreversibile;
- tale malattia deve essere causa di sofferenze intollerabili;
- il paziente deve essere in grado di prendere decisioni in modo libero e consapevole;
- infine, il paziente deve essere dipendente da trattamenti di sostegno vitale, come alimentazione e respirazione artificiale, e più recentemente, è stato incluso anche il trattamento chemioterapico.
Può accedere al suicidio assistito chi non è dipendente da un sostegno vitale?
La questione più controversa riguarda proprio la dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale. Attualmente chi non presenta questo requisito non può accedere al suicidio assistito, stando almeno alla pronuncia della Corte Costituzionale. La giudice delle indagini preliminari di Firenze, Agnese Di Girolamo, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, rinviando di nuovo alla Consulta, proprio su questo requisito: la GIP ha chiesto ai giudici delle leggi di valutare se tale requisito possa creare una disparità di trattamento ingiusta tra pazienti in condizioni simili, ma con malattie distinte o con differenze nel tipo di supporto vitale ricevuto.
Quali sono le sfide attuali nella regolamentazione del suicidio assistito?
Nel frattempo, alcune Regioni italiane cercano di legiferare autonomamente, nonostante le difficoltà incontrate, come nel caso del Veneto (la cui decisione è stata poi quella di bocciare la proposta di legge).
I pazienti, spesso malati terminali, si trovano costretti a rivolgersi ai tribunali per ottenere risposte dalle ASL, a causa dell’assenza di una normativa chiara.
Il principale problema è l’assenza di una legge specifica che regoli il suicidio assistito, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale del 2019 che ha dichiarato illegittima una parte del Codice Penale riguardante l’assistenza al suicidio.
La precedente legislatura aveva quasi raggiunto un accordo su un testo unificato, ma non è stato approvato in tempo dal Senato. Di conseguenza, la pratica del suicidio assistito in Italia è ancora regolata dalla sentenza che ha assolto Marco Cappato, accusato di istigazione al suicidio per aver aiutato Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, a recarsi in Svizzera per sottoporsi al suicidio assistito.