Quando è permesso parcheggiare sul terreno altrui?

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Autore: Angelo Greco

14 febbraio 2024

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

La Cassazione conferma che esiste la servitù di parcheggio sul cortile del vicino di casa.

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Immagina di avere una casa senza garage in una zona dove parcheggiare è un vero problema. Il tuo vicino, invece, ha un terreno grande ma non lo usa. Sarebbe fantastico poter parcheggiare lì la tua auto, vero? Bene, a volte la legge può aiutarti a farlo, ma ci sono delle regole ben precise. Andiamo a scoprire quali sono. In questo breve articolo scopriremo quando è permesso parcheggiare sul terreno altrui. Lo faremo tenendo conto di una recente e innovativa sentenza della Cassazione secondo cui, anche se la legge non lo prevede in modo espresso, esiste la cosiddetta «servitù di parcheggio

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» sul fondo altrui. Ma procediamo con ordine.

Cos’è una servitù?

Qui di seguito cercheremo di fornire una spiegazione semplice di cos’è una servitù e, più nello specifico, della servitù di parcheggio.

Spesso succede che il titolare di un terreno abbia bisogno di una collaborazione da parte del confinante per raggiungere la sua proprietà, o per immettersi sulla strada pubblica, o per far transitare un tubo, un canale, un filo, ecc.

In tutti questi casi, quando tale utilità risulta necessaria per l’utilizzo e il godimento del terreno, il giudice può ordinare al confinante di tollerare tale utilizzo, nei limiti ovviamente in cui ciò non danneggi né il fondo “ospitante” né il suo proprietario.

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In questi casi si parla di servitù coattiva, perché viene imposta dal giudice per una valida ragione: rendere utilizzabile o servibile un terreno.

A questo punto possiamo spiegare la terminologia tecnica utilizzata da giudici e avvocato. In particolare si parla di:

C’è una finezza da cogliere: la servitù deve essere concessa solo per favorire un miglior godimento della proprietà, ossia del terreno, e non per un’utilità personale del suo proprietario.

Per comprendere meglio cos’è una servitù faremo un esempio classico. Immaginiamo un terreno che non abbia sbocco alla strada comunale in quanto chiuso da tutti i lati (è una situazione che può venirsi a verificare quando il proprietario di un unico e grande fondo decede e lo lascia, diviso, ai suoi eredi, sicché uno di questi si trova con l’area più distante dallo sbocco alla via pubblica). In questo caso il proprietario del terreno “intercluso” può chiedere al giudice, se i vicini non glielo consentono bonariamente, la costituzione di una

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servitù di passaggio.

Cos’è una servitù di parcheggio?

Una servitù di parcheggio è un diritto che ti permette di parcheggiare l’auto su un terreno che non ti appartiene. Questo diritto può nascere da un accordo con il proprietario del terreno confinante. Ma se non c’è l’accordo tra le parti, chi non ha modo di lasciare l’auto altrove può ricorrere al giudice e farsi riconoscere, anche in questo caso, la servitù coattiva di parcheggio.

La Cassazione, con una innovativa sentenza che dirime un contrasto giurisprudenziale sorto negli anni passati, ha detto che il giudice può riconoscere una servitù di parcheggio benché non espressamente indicata dall’articolo 1027 del codice civile

dedicato all’oggetto delle servitù.

Ma c’è un “ma”: è necessario che il parcheggio serva veramente a migliorare l’utilizzo del tuo terreno e che il posto dove parcheggiare sia ben definito. Inoltre sussiste un’altra condizione: non bisogna occupare tutto lo spazio del vicino. In altri termini, il fondo servente deve continuare a fornire un’utilità al suo proprietario (altrimenti finisce per essere un bene di fatto del titolare del fondo dominante, il che è irragionevole).

Come funziona la servitù di parcheggio e a quali condizioni può essere concessa?

Per molti anni si è pensato che parcheggiare nel terreno di qualcun altro fosse possibile solo con l’accordo delle parti, ma non un vero e proprio diritto. Nel 2017 però, la giurisprudenza ha iniziato a cambiare idea e ora si è affermato che questo può diventare un vero e proprio diritto, a patto che il parcheggio migliori davvero la situazione del vostro terreno.

Inoltre, come detto il proprietario del terreno servente dove parcheggiate deve poter continuare a usare il suo terreno come vuole, senza che il tuo parcheggio gli causi problemi. In pratica, non puoi occupare tutto il suo spazio solo per il vostro parcheggio.

Dunque la Cassazione ha messo fine alle discussioni su questo tema, affermando che si può creare una servitù di parcheggio se si rispettano le regole che abbiamo descritto. Questo vuol dire che se hai bisogno di parcheggiare e il tuo vicino non è d’accordo, puoi ottenere il riconoscimento di tale diritto ricorrendo al giudice.

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