Cosa non si può fare con un conto cointestato?

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Autore: Angelo Greco

11 aprile 2024

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Limiti all’utilizzo del conto corrente cointestato: cosa prevede la legge nei rapporti tra le parti e con la banca.

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Anche se il conto corrente cointestato è di proprietà di tutti i relativi titolari, esistono dei limiti, nei rapporti interni tra le parti, che non possono essere superati. Questo articolo mira a spiegare cosa non si può fare con un conto cointestato e quali sono i rischi per chi preleva più della propria quota. Vedremo quindi cosa succede se il conto è attivo o passivo e quali sono i doveri della banca nei confronti dei cointestatari. Lo faremo, per semplicità, ipotizzando un conto cointestato a due persone, fermo restando che quanto diremo vale anche nei casi di più comproprietari. Ma procediamo con ordine.

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Come si divide un conto cointestato

Il conto cointestato è in comproprietà. Ciascun intestatario è quindi titolare di una quota del deposito che, in assenza di diversi accordi tra le parti, si presume pari alla metà.

Dunque, le cose stanno nel seguente modo:

Quanto si può spendere o prelevare dal conto cointestato?

Ciascun cointestatario non può usare più della sua quota del conto. Quindi non può fare un prelievo superiore alla metà del deposito o spenderla per i propri interessi. Se dovesse “sforare” tale limite, sarebbe tenuto a riversare sul conto l’eccedenza da lui utilizzata oppure restituirla all’altro cointestatario.

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La banca può consentire un prelievo superiore?

L’obbligo di non spendere o prelevare più della propria quota di proprietà vale però solo nei rapporti tra le parti, ossia tra i due cointestatari, e non invece verso la banca. Quest’ultima infatti non può controllare quanto il singolo correntista preleva o spende dal conto cointestato. Detto in termini più tecnici:

In particolare, nel caso di conto cointestato:

Differenza tra firma congiunta e disgiunta

Abbiamo visto che il conto corrente cointestato è un conto intestato a due o più persone. Una delle prime scelte da fare all’apertura è se optare per la firma congiunta o disgiunta. Ma qual è la differenza? Schematizziamola qui di seguito.

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Firma congiunta

Per qualsiasi operazione sul conto (prelievi, bonifici, assegni, etc.) è necessaria la firma di tutti i cointestatari.

Pertanto il singolo cointestatario non potrà né prelevare, né spendere se non c’è il consenso dell’altro cointestatario.

Tutto ciò implica un maggior controllo sulle movimentazioni del conto.

Firma disgiunta

Ciascun cointestatario può operare sul conto autonomamente, senza la necessità della firma degli altri.

Come anticipato, la banca non potrà opporre restrizioni al fatto che il correntista prelevi o spenda più della propria quota.

Questa opzione offre maggiore flessibilità e autonomia nella gestione del conto, ma implica il rischio di operazioni non autorizzate da parte di uno dei cointestatari.

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Sistema misto

Le parti possono prevedere anche un sistema misto, stabilendo una soglia limite al di sotto della quale vale la regola della firma disgiunta; superata questa, invece, è necessaria la presenza di entrambi i correntisti.

Qual è la scelta migliore?

La scelta tra firma congiunta e disgiunta dipende da diversi fattori, come:

Cosa non si può fare con un conto cointestato?

I limiti sull’utilizzo del conto cointestato dipendono dal fatto che questo sia a firma congiunta o disgiunta.

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Conto a firma disgiunta

Nel caso di un conto a firma disgiunta, l’unico limite è quello di non superare l’utilizzo della propria quota di proprietà. Diversamente, il correntista in questione dovrà restituire all’altro la sua quota o ripristinare la provvista sul conto. Altrimenti, potrebbe essere addirittura querelato per il reato di appropriazione indebita, oltre all’esercizio dell’azione civile rivolta alla restituzione della somma e al risarcimento del danno.

Conto a firma congiunta

Nella firma congiunta, invece, la banca diventa garante del rispetto della regola del “doppio consenso”. Perciò ciascun cointestatario non potrà fare alcun prelievo dal conto se non c’è la presenza o l’autorizzazione dell’altro.

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