Quali sentenze hanno efficacia esecutiva?

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Autore: Angelo Greco

07 maggio 2024

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Cos’è un titolo esecutivo, quando la sentenza diventa definitiva e cosa fare se la parte soccombente non adempie.

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La sentenza ha la caratteristica di essere, per sua natura, un “titolo esecutivo”. Essa cioè consente al creditore di agire contro l’avversario inadempiente tramite ufficiale giudiziario (ad esempio mediante un pignoramento) al fine di ottenere l’esecuzione coattiva dell’ordine del giudice. Ma non tutte le pronunce giudiziali hanno questa caratteristica. In questo articolo vedremo quali sentenze hanno efficacia esecutiva, in modo da poter comprendere cosa fare se una persona non rispetta il contenuto di tali atti. Ma procediamo con ordine.

Cos’è un titolo esecutivo?

Immagina di avere un credito verso una persona che risulta da un contratto scritto. Tale documento non è ancora un titolo esecutivo, ma una semplice prova documentale. Se il debitore non ti paga, puoi trascinare l’avversario in Tribunale affinché il giudice lo condanni. All’esito della causa, la

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sentenza sarà un titolo esecutivo: sarà cioè un documento che ufficializza formalmente l’esistenza del tuo credito, lo quantifica e ne garantisce l’esistenza.

Sicché, se il debitore dovesse protrarre l’inadempimento avresti la possibilità, senza ricorrere nuovamente al giudice, di pignorargli i beni e metterli all’asta per poi rivalerti sul ricavato.

Il titolo esecutivo è dunque un documento che ti consente di avviare l’esecuzione forzata contro il debitore rivolgendoti direttamente all’ufficiale giudiziario, senza necessità di intraprendere un nuovo giudizio.

Esistono diversi tipi di titoli esecutivi, tra cui:

Quando la sentenza è titolo esecutivo?

Dire che una sentenza è “titolo esecutivo” equivale a sostenere che essa è “esecutiva”. Ha quindi

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forza di legge tra le parti e può essere attuata coattivamente nei confronti del debitore, se questo non adempie spontaneamente a quanto disposto dal giudice.

In parole semplici, significa che se il magistrato ti dà ragione in una causa e condanna il tuo debitore a fare qualcosa (ad esempio, pagarti una somma di denaro o consegnarti un bene), con una sentenza esecutiva puoi costringerlo ad adempiere anche se lui non vuole.

Ebbene, tutte le sentenze, anche quelle in primo grado, sono esecutive. Esse acquistano tale caratteristica non appena vengono emesse dal giudice. Sicché diventano obbligatorie tra le parti e devono essere rispettate, a pena di esecuzione forzata. Non è cioè necessario che la pronuncia “passi in giudicato”, affinché possa considerarsi titolo esecutivo.

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È noto che una sentenza è definitiva solo quando tutti i mezzi di impugnazione sono stati esperiti o sono scaduti i relativi termini per impugnarla. Ma, come appena detto, anche la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva. Lo dice l’articolo 282 del Codice di procedura civile: «La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti».

Dobbiamo tuttavia fare una precisazione. La norma parla genericamente di «sentenza», senza fare alcuna distinzione sul suo contenuto. Tuttavia, secondo la Cassazione (sent. n. 7369/2009) possono essere esecutive solo le sentenze di condanna, quelle cioè che impongono a un soggetto un comportamento specifico, come il pagamento di una somma, l’adempimento di un’azione, o l’astenersi da fare qualcosa. Si immagini una sentenza che ordina al vicino di abbattere un albero o una costruzione adiacente al confine; oppure si pensi alla condanna a pagare una somma di denaro o a restituire un oggetto, ecc.

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Questa specificazione è importante, perché le sentenze possono avere contenuti molto eterogenei. Una sentenza che si limita a dichiarare qualcosa (ad esempio l’esistenza di un diritto) o ad accertare una proprietà non è, in termini tecnici, esecutiva.

Vero è però che, insieme a un accertamento, c’è quasi sempre una condanna. Facciamo qualche esempio.

Tizio lamenta un licenziamento illegittimo e chiede che il giudice non solo accerti la nullità del licenziamento, ma condanni anche il datore di lavoro alla reintegra. La sentenza avrà un contenuto dichiarativo (la nullità della sentenza), ma anche uno di condanna (la restituzione del posto di lavoro). Dunque, essa costituirà un titolo esecutivo.

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Marco chiede al giudice di accertare che Antonio ha violato il contratto di appalto e che pertanto venga condannato a rifare i lavori. Anche qui il magistrato, oltre ad accertare, condanna. La sentenza è quindi titolo esecutivo.

Quando la sentenza non è titolo esecutivo?

In caso di appello, il giudice di secondo grado può sospendere la sua provvisoria esecutività in attesa di decidere se le ragioni dell’opponente sono fondate o meno. Lo farà solo se, a un primo e generico vaglio, l’appello appare motivato.

Un’altra ipotesi specifica è il decreto ingiuntivo, ossia l’ordine di pagare una somma o consegnare un determinato bene. Esso diventa titolo esecutivo solo dopo che siano decorsi 40 giorni dalla sua notifica. Tuttavia, in alcuni casi (come in materia condominiale o in presenza di assegni e cambiali), è immediatamente esecutivo.

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Cosa fare con una sentenza esecutiva?

Una volta che una sentenza è esecutiva, il creditore può:

Differenza tra il reato di minaccia, estorsione e revenge porn

Abbiamo visto che i reati contestabili dinanzi a chi ti ricatta con foto sono tre:

Ma qual è la differenza tra di essi?

La minaccia richiede la semplice intimidazione.

L’estorsione scatta, invece, solo se il reo chiede qualcosa in cambio.

Il revenge porn infine presuppone solo foto o video e si verifica quando la condivisione è già avvenuta; se invece si ferma a semplice ricatto, scatta l’estorsione o la minaccia.

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