I fratelli e le sorelle senza soldi vanno mantenuti?

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Autore: Mariano Acquaviva

20 agosto 2025

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Alimenti: cosa sono, come funzionano e chi ne ha diritto? In cosa consiste l’obbligo di solidarietà tra fratelli?

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La solidarietà non è solo un dovere morale ma anche un obbligo giuridico, sancito espressamente sia dalla Costituzione (art. 2) che dalla legge, in quest’ultimo caso con specifico riferimento ai rapporti familiari. In tale contesto si pone il seguente quesito: i fratelli e le sorelle senza soldi vanno mantenuti?

In buona sostanza, si tratta di capire se la legge impone di fornire un sostegno economico ai fratelli che si trovano in uno stato d’indigenza e che, per questa ragione, non possono provvedere da sé alle esigenze fondamentali della vita, come ad esempio al vitto e all’alloggio. Approfondiamo l’argomento.

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Si è obbligati a sostenere economicamente i fratelli e le sorelle?

La legge riconosce l’importanza dei rapporti familiari imponendo un obbligo di solidarietà reciproca tra parenti, il quale si manifesta sotto forma di sostegno economico a favore di coloro che non possono provvedere al proprio sostentamento.

Questo dovere prende il nome di “obbligo alimentare” e consiste nell’aiutare economicamente i familiari che non possono permettersi quanto necessario per il vitto, l’alloggio e le basilari cure mediche.

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L’obbligo grava sui familiari più prossimi, in primis sul coniuge e i figli, e solo successivamente sui genitori, i nonni, i generi (e le nuore), i suoceri (e le suocere) e, infine, i fratelli e le sorelle (art. 433 cod. civ.).

In altre parole, la legge prevede che l’obbligo di prestare gli alimenti sia sussidiario, ovvero intervenga solo se mancano o sono impossibilitati i soggetti obbligati in via prioritaria.

Dunque, si è obbligati a sostenere economicamente i fratelli e le sorelle solo se nessun familiare più prossimo (coniuge, figli, genitori, generi e suoceri) siano in grado di farlo, perché già deceduti oppure impossibilitati a sostenere un esborso economico.

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Qual è la differenza tra obbligo alimentare e mantenimento?

Gli alimenti, a differenza del mantenimento, consistono in una prestazione economica limitata alle necessità indispensabili del soggetto bisognoso, quindi sostanzialmente al vitto e all’alloggio.

In pratica, gli alimenti sono destinati a chi non può provvedere autonomamente alle proprie necessità primarie, come cibo, alloggio e cure mediche di base.

Il mantenimento, invece, copre un ambito più ampio di necessità, includendo anche quelle non strettamente fondamentali.

Il mantenimento, inoltre, spetta solo ai figli e al coniuge a seguito di separazione.

Quali sono i presupposti dell’obbligo alimentare?

Come ricordato, l’obbligo di

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sostenere economicamente i fratelli e le sorelle si attiva solo se mancano i soggetti prioritariamente obbligati, cioè i familiari di grado più prossimo.

Secondo la legge (art. 433 cod. civ.), infatti, la catena degli obbligati segue un ordine preciso: coniuge, figli, genitori, generi e nuore, suoceri e, infine, i fratelli e le sorelle.

Solo in assenza delle altre persone obbligate – o se esse sono impossibilitate – l’obbligo ricade sui fratelli.

La legge prevede che chiunque riceva alimenti debba dimostrare di essere in stato di bisogno, come meglio diremo nel prosieguo.

Come si quantificano gli alimenti ai fratelli?

L’ammontare della prestazione alimentare è determinato dal giudice, tenendo conto delle necessità del beneficiario e delle capacità economiche dell’obbligato (art. 438 cod. civ.).

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Gli alimenti devono garantire le esigenze fondamentali della persona, quindi vitto, alloggio e cure mediche.

Con specifico riferimento agli alimenti tra fratelli e sorelle, la legge (art. 439 cod. civ.) stabilisce che gli alimenti sono dovuti nella misura dello stretto necessario.

Se però il fratello bisognoso è minorenne, gli alimenti possono comprendere anche le spese per l’educazione e l’istruzione.

Nel determinare l’ammontare concreto della prestazione il giudice considera anche le risorse economiche dell’obbligato, stabilendo che nessuno può essere costretto a dare più di quanto possa permettersi, anche se ciò risultasse insufficiente per i bisogni dell’alimentando.

L’obbligazione alimentare può essere adempiuta anche in natura, fornendo direttamente beni o servizi necessari.

Questo tipo di adempimento, noto come esecuzione naturale, comprende atti come l’acquisto di medicinali, la spesa alimentare o l’ospitalità in casa propria.

Le condizioni economiche delle parti possono cambiare nel tempo, per questo la legge permette di chiedere un ricalcolo degli alimenti al tribunale se si verificano variazioni significative (art. 440 cod. civ.).

È inoltre consentito chiedere al giudice una riduzione della prestazione alimentare qualora sia dimostrato che il beneficiario sperperi quanto ricevuto.

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