Che può fare una società di recupero crediti?
Cosa può fare una società se non paghi una fattura o un contratto e questa ricorre a una società di recupero crediti?
Hai ricevuto la lettera da parte di una società di recupero crediti e, dopo di questa, la telefonata di un call center. Ti viene richiesto il pagamento di un debito che non hai mai saldato. Ti domandi quali saranno le successive mosse: è vero che possono portarti via la casa, pignorarti lo stipendio o la pensione? Cerchiamo di comprendere che può fare una società di recupero crediti, al di là delle minacce proclamate e delle intimazioni perentorie.
Indice
Cosa fanno le società di recupero crediti?
Come suggerisce il nome stesso, le società di recupero crediti sono incaricate di riscuotere i pagamenti dovuti ai loro clienti, che sono generalmente altre aziende, nei confronti di soggetti privati o altre imprese. Queste società operano per lo più attraverso metodi stragiudiziali. Difatti, non essendo titolari del diritto di credito,
Pertanto, nella pratica quotidiana, tali società si concentrano su attività come l’invio di lettere di diffida, talvolta tramite raccomandata a/r, e il sollecito dei pagamenti attraverso contatti telefonici. Questi metodi sono volti a incitare il debitore a saldare il proprio debito, senza ricorrere a procedimenti giudiziari.
La differenza tra società di recupero crediti e società acquirenti del credito
La società di recupero credito opera come mandataria della società creditrice. Il diritto di credito resta in capo quindi a quest’ultima, che pertanto è l’unica a poter adire le vie legali (ad esempio con un ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti del debitore).
Può tuttavia accadere – e succede spesso nel settore bancario – che la società creditrice venda il proprio credito a una società terza. Quest’ultima lo acquista a un prezzo molto inferiore rispetto al suo valore nominale (ad esempio al 30%). In questo secondo caso, la società acquirente diventa titolare del credito e può agire giudizialmente nei confronti del debitore. La cessione del credito, tuttavia, deve essere comunicata al debitore tramite raccomandata (di solito nella stessa lettera di messa in mora).
Ecco perché è bene distinguere se la richiesta di pagamento avviene da una società di recupero crediti o da una società cessionaria del credito. Solo quest’ultima, infatti, potrebbe agire in giudizio.
Cosa succede se non si paga la società di recupero crediti?
Nel momento in cui la società delegata non riesce a recuperare il credito, la pratica viene “restituita” alla società creditrice la quale può, a quel punto, senza ulteriori solleciti, avviare le azioni giudiziarie. Tali azioni si sostanziano, il più delle volte, nella richiesta di un decreto ingiuntivo al giudice.
Ecco le conseguenze che potresti affrontare:
- il creditore presenta al giudice una richiesta di decreto ingiuntivo, fornendo prove del debito (ad esempio, fatture, estratti conto, contratti);
- se il giudice ritiene la richiesta fondata, emana il decreto ingiuntivo, ossia condanna il debitore a pagare l’importo dovuto più le spese legali sostenute dal creditore;
- il creditore notifica al debitore il decreto ingiuntivo con l’ufficiale giudiziario o con la PEC;
- il debitore ha 40 giorni di tempo per pagare il debito volontariamente, oppure per fare opposizione al decreto ingiuntivo.
Se il debito non viene pagato entro i 40 giorni e non viene fatta opposizione, il decreto diventa esecutivo ossia definitivo e non più contestabile.
Ciò significa che il creditore potrà attivare le procedure per riscuotere il suo credito forzosamente attraverso il pignoramento dei beni del debitore (ad esempio, stipendio, conto corrente, immobile).
Prima del pignoramento, il creditore deve notificare al debitore un’ultima intimazione a pagare entro 10 giorni: il precetto.
Opposizione al decreto ingiuntivo
Se entro i 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo fai opposizione, si aprirà un vero e proprio processo.
In questo caso, spetta al creditore dimostrare l’esistenza del proprio diritto e il relativo ammontare. Il debitore deve invece fornire la prova contraria, ossia che il debito non è dovuto, o che è prescritto, o che è già stato estinto.
Se il giudice accoglie l’opposizione, il decreto ingiuntivo perde efficacia e il creditore non potrà più attivare le procedure esecutive.