Come provare la lesione della legittima?
Onere della prova dell’erede nell’azione di riduzione.
In materia di successioni, gli eredi legittimari (coniuge, figli e genitori) hanno diritto alla quota di legittima: una quota riservata loro dalla legge e che non può essere lesa da atti compiuti dal de cuius (come donazioni o disposizioni testamentarie). L’erede che ritiene di aver ricevuto meno della legittima può esperire, entro 10 anni dal decesso del de cuius, l’azione di riduzione. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 14881 del 2024, ha chiarito importanti aspetti relativi all’onere probatorio dell’erede legittimario in tale azione. Vediamo allora come provare la lesione della legittima, cosa cioè deve fare l’erede per dimostrare di aver ricevuto un valore inferiore rispetto a quello a lui riservato.
Indice
Qual è l’obbligo dell’erede legittimario nella prova della lesione della quota?
L’erede legittimario che intenda esercitare l’azione di riduzione deve dimostrare che la sua quota di riserva è stata lesa. Per fare ciò, non è necessario indicare il valore numerico esatto dei beni interessati dalla riunione fittizia e dalla conseguente lesione. Piuttosto, l’erede deve fornire una descrizione soddisfacente della situazione patrimoniale del defunto, elencando gli elementi patrimoniali che contribuiscono a determinare il valore della massa ereditaria e, di conseguenza, della quota di legittima violata.
Come si può provare la lesione della quota di riserva?
La prova della lesione della quota di riserva può avvenire attraverso presunzioni semplici, ma queste devono essere gravi, precise e concordanti. Ciò significa che, pur non essendo richiesto di quantificare con precisione numerica il valore dei beni, l’erede deve presentare elementi convincenti e coerenti che indichino una violazione della sua quota legittima.
La vicenda
Nel caso di specie, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di due fratelli che avevano impugnato in giudizio gli altri coeredi. I ricorrenti volevano che fosse dichiarata aperta la successione dei genitori e risolto il contratto di donazione di un immobile stipulato dal padre a favore di una delle convenute, per mancato adempimento dell’obbligo di assistenza e alimenti nei confronti di una sorella disabile.
Il Tribunale aveva rigettato la domanda dei fratelli per non aver indicato adeguatamente la composizione del patrimonio del de cuius. La Corte d’Appello ha confermato la decisione, ma la Cassazione ha rovesciato le sorti del giudizio.
La Suprema Corte ha chiarito che, pur avendo l’erede legittimario l’onere di precisare entro quali limiti sia stata lesa la sua quota di riserva, non è necessario fornire una valutazione esatta dei beni coinvolti. Questo si traduce nella possibilità di utilizzare presunzioni semplici per legittimare l’esperimento di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU).
Secondo la Cassazione, l’erede soddisfa l’onere di specificità della domanda, richiesto dalla legge, una volta che ha indicato la
Cosa dice la Cassazione in merito alla riduzione della quota di riserva?
La Corte di Cassazione ha concluso che, nel caso di esercizio dell’azione di riduzione, l’erede legittimario ha l’onere di delineare con precisione entro quali limiti la sua quota di riserva sia stata compromessa. Deve indicare gli elementi patrimoniali che influenzano il valore dell’eredità e, di conseguenza, della quota di legittima violata. Questo può essere fatto senza la necessità di specificare il valore numerico dei beni coinvolti nella riunione fittizia e nella conseguente lesione. Basta presentare un quadro convincente e dettagliato delle operazioni patrimoniali, che hanno influenzato la sua quota di legittima.