Casa familiare: cos’è e a chi viene assegnata?
Separazione e divorzio: quale coniuge rimane in casa? Cosa succede se marito e moglie hanno vissuto in diversi immobili durante il matrimonio?
Il codice civile (art. 337-sexies) dice che, in caso di separazione e in mancanza di accordo, il giudice deve stabilire quale coniuge potrà continuare a vivere insieme alla prole minorenne (o maggiorenne ma non autosufficiente) all’interno dell’abitazione. Con il presente contributo cercheremo di capire cos’è la casa familiare e a chi viene assegnata.
Alla luce della più recente giurisprudenza, poi, vedremo a quale immobile può essere attribuita la funzione di “casa familiare” nell’ipotesi in cui i coniugi, prima di separarsi, abbiano vissuto con la prole in
Indice
Cos’è la casa familiare?
La “casa familiare” è l’abitazione che ha costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione quindi di ogni altro immobile di cui i coniugi – o la coppia – avessero la disponibilità o che comunque usassero in via temporanea o saltuaria (Cass., 4 luglio 2011, n. 14553).
Insomma: per casa familiare si intende l’abitazione in cui due persone unite sentimentalmente
Perché è importante la casa familiare?
Il concetto di “casa familiare” è importante perché la legge, come ricordato in apertura, ne prevede l’assegnazione al genitore con cui la prole continuerà a convivere, seppur nell’ambito dell’affidamento condiviso e a prescindere da chi vanti la proprietà sull’immobile.
Dunque, la casa familiare può essere assegnata anche al genitore che non ne è proprietario, se è collocatario dei figli.
Qual è la casa familiare?
È possibile che i coniugi – oppure la coppia unita sentimentalmente – abbiano vissuto insieme all’interno di più abitazioni diverse.
Carlo e Maria, appena sposati, vanno a vivere a casa dei genitori di lei. Successivamente, si spostano in affitto e più tardi ancora, ottenuto un mutuo, si trasferiscono presso l’abitazione di proprietà.
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In ipotesi del genere è fondamentale individuare l’immobile a cui possa essere attribuita la qualifica di “casa familiare” ai fini dell’assegnazione dell’immobile.
Secondo la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (12 agosto 2024, n. n. 22726), i criteri per individuare la casa familiare sono i seguenti:
- la durata della permanenza all’interno dell’immobile prima della fine della convivenza, tanto da poter affermare che, al momento dell’interruzione della convivenza, l’immobile costituisse un effettivo centro di aggregazione familiare;
- il legame che la prole minorenne ha creato con la casa, tanto da poterla considerare come proprio habitat domestico;
- la durata e le ragioni dell’eventuale allontanamento dall’abitazione.
Alla luce di questi criteri, la Cassazione ha ritenuto di poter qualificare come casa familiare l’abitazione in cui il bambino trascorreva solo il week end con i genitori, vivendo per il resto della settimana presso la casa dei nonni materni, i quali aiutavano la madre al suo accudimento.
A chi va assegnata la casa familiare?
Come più volte ricordato, la casa familiare va assegnata al genitore con cui la prole continua a vivere, cioè al genitore collocatario.
È dunque chiaro che la casa spetta sempre al proprietario:
- in assenza di figli;
- se i figli sono indipendenti e/o vivono stabilmente altrove.
Dunque, ha senso parlare di casa familiare solamente se la coppia – sposata o meno – ha figli minori oppure maggiorenni ma non economicamente indipendenti.