Casa familiare: cos’è e a chi viene assegnata?

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Autore: Mariano Acquaviva

05 luglio 2025

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

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Il codice civile (art. 337-sexies) dice che, in caso di separazione e in mancanza di accordo, il giudice deve stabilire quale coniuge potrà continuare a vivere insieme alla prole minorenne (o maggiorenne ma non autosufficiente) all’interno dell’abitazione. Con il presente contributo cercheremo di capire cos’è la casa familiare e a chi viene assegnata.

Alla luce della più recente giurisprudenza, poi, vedremo a quale immobile può essere attribuita la funzione di “casa familiare” nell’ipotesi in cui i coniugi, prima di separarsi, abbiano vissuto con la prole in

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abitazioni diverse, ad esempio perché costretti a spostarsi continuamente per motivi di lavoro. Approfondiamo l’argomento.

Cos’è la casa familiare?

La “casa familiare” è l’abitazione che ha costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione quindi di ogni altro immobile di cui i coniugi – o la coppia – avessero la disponibilità o che comunque usassero in via temporanea o saltuaria (Cass., 4 luglio 2011, n. 14553).

Insomma: per casa familiare si intende l’abitazione in cui due persone unite sentimentalmente

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– non necessariamente sposate – hanno convissuto e cresciuto la prole.

Perché è importante la casa familiare?

Il concetto di “casa familiare” è importante perché la legge, come ricordato in apertura, ne prevede l’assegnazione al genitore con cui la prole continuerà a convivere, seppur nell’ambito dell’affidamento condiviso e a prescindere da chi vanti la proprietà sull’immobile.

Dunque, la casa familiare può essere assegnata anche al genitore che non ne è proprietario, se è collocatario dei figli.

Qual è la casa familiare?

È possibile che i coniugi – oppure la coppia unita sentimentalmente – abbiano vissuto insieme all’interno di più abitazioni diverse.

Carlo e Maria, appena sposati, vanno a vivere a casa dei genitori di lei. Successivamente, si spostano in affitto e più tardi ancora, ottenuto un mutuo, si trasferiscono presso l’abitazione di proprietà.

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In ipotesi del genere è fondamentale individuare l’immobile a cui possa essere attribuita la qualifica di “casa familiare” ai fini dell’assegnazione dell’immobile.

Secondo la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (12 agosto 2024, n. n. 22726), i criteri per individuare la casa familiare sono i seguenti:

Alla luce di questi criteri, la Cassazione ha ritenuto di poter qualificare come casa familiare l’abitazione in cui il bambino trascorreva solo il week end con i genitori, vivendo per il resto della settimana presso la casa dei nonni materni, i quali aiutavano la madre al suo accudimento.

A chi va assegnata la casa familiare?

Come più volte ricordato, la casa familiare va assegnata al genitore con cui la prole continua a vivere, cioè al genitore collocatario.

È dunque chiaro che la casa spetta sempre al proprietario:

Dunque, ha senso parlare di casa familiare solamente se la coppia – sposata o meno – ha figli minori oppure maggiorenni ma non economicamente indipendenti.

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