Quando e perché si può fare ricorso alla Corte Europea?
Ricorso CEDU per violazione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo: scopo, soggetti legittimati alla presentazione, condizioni, procedura, tempi, limiti di ammissibilità e contenuto delle decisioni.
Un nostro lettore ci sollecita a parlare di un tema che può interessare tutti ma del quale, stranamente, si parla poco: quando e perché si può fare ricorso alla Corte Europea? In questo articolo ti illustreremo tutte le questioni pratiche sul ricorso alla CEDU: ogni privato cittadino può presentarlo se ha subito, da parte dei giudici nazionali, una importante violazione dei suoi diritti e libertà fondamentali.
Indice
CEDU: cos’è e cosa fa
Si parla della
A scanso di equivoci, bisogna tenere distinta la CEDU di cui ci stiamo occupando dalla CGEU, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sede in Lussemburgo. Quest’ultima ha il compito di garantire l’uniforme osservanza del diritto comunitario, mentre la CEDU ha un ambito applicativo più ampio, in quanto si occupa del rispetto e della salvaguardia dei fondamentali diritti umani, sanciti nell’apposita Convenzione, firmata a Roma nel 1950 dai Paesi membri del Consiglio d’Europa, e nei successivi protocolli attuativi stipulati a livello internazionale.
Quali sono i diritti tutelati dalla CEDU?
Si tratta in particolare, del diritto alla vita, alla libertà di espressione, di riunione e di associazione, alla sicurezza, a un equo processo, al rispetto della vita privata, e ai correlativi divieti di discriminazione, tortura, schiavitù e altri abusi. Per un esame più approfondito, puoi scaricare da qui il testo completo ed ufficiale della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, con i protocolli attuativi aggiornati.
Per comprendere la grande portata della Convenzione, e dunque dei diritti che possono essere azionati davanti alla CEDU, basta ricordare che la Russia, essendo stata espulsa dal Consiglio d’Europa nel 2022, all’inizio della guerra con l’Ucraina, non è più soggetta al rispetto di questi accordi internazionali, volontariamente sottoscritti dagli Stati aderenti.
Un’ipotesi tipica e di frequente applicazione dei ricorsi alla Cedu riguarda la violazione dell’articolo 6 della Convenzione, che stabilisce il diritto ad un «equo processo» (principio parzialmente recepito, ma con formulazione diversa nella nostra Costituzione all’articolo 111): la norma stabilisce, tra l’altro, che il procedimento giudiziario deve concludersi in tempi ragionevoli e stabilisce i diritti fondamentali di ogni persona accusata, come quello di essere informata al più presto delle imputazioni formulate a suo carico, di avere una difesa effettiva e di farsi assistere da un interprete per tradurre gli atti, se non conosce la lingua dello Stato in cui viene processato.
Chi può presentare ricorso alla CEDU?
È importante sottolineare che l’intervento della CEDU è sussidiario rispetto a quello degli organi giudiziari nazionali, in quanto essa interviene se e quando si accerta che in determinati casi essi non hanno garantito i diritti fondamentali dell’uomo.
Ecco perché – oltre a società, enti ed associazioni rappresentative – qualunque privato cittadino di uno degli Stati membri del Consiglio d’Europa, che lamenta una lesione dei propri diritti fondamentali alla quale i giudici nazionali del suo Paese non hanno posto rimedio, può, singolarmente, presentare ricorso alla CEDU.
Va precisato che la proponibilità del ricorso alla CEDU è circoscritta solo a coloro che rivestono la posizione di «
Cosa deve contenere il ricorso CEDU e come si compila
Il ricorso alla CEDU va presentato contro lo Stato che, con i comportamenti adottati dai suoi organi pubblici, si è reso responsabile della violazione della Convenzione: non sono, invece, ammessi ricorsi contro le singole persone dei pubblici funzionari di cui si lamenta l’operato, e neppure di soggetti privati (persone fisiche o giuridiche, come le società commerciali).
L’esposizione dei fatti deve avvenire in forma vincolata, nel senso che occorre compilare e sottoscrivere un apposito formulario, disponibile online sul sito della Corte, fornendo le informazioni richieste dallo schema (diviso in sezioni) e allegando gli eventuali documenti necessari (ad esempio, la sentenza divenuta irrevocabile e gli atti processuali che dimostrano la violazione commessa).
Sul sito istituzionale della CEDU c’è anche un kit per i ricorrenti con le istruzioni per la corretta compilazione dei moduli; bisogna porre la massima attenzione, perché se mancano alcune informazioni il ricorso sarà giudicato irricevibile e non verrà esaminato nel merito. Considera che, stando alle statistiche, la stragrande maggioranza dei ricorsi presentati alla CEDU (con una percentuale superiore al 90%, stando alle più recenti rilevazioni) vengono
Ricorso CEDU: serve l’avvocato?
Tieni presente che sino al momento di presentazione e invio del ricorso alla CEDU non è necessaria – anche se è fortemente consigliata, vista la tecnicità della materia – l’assistenza di un avvocato, quindi il cittadino potrebbe redigerlo da solo; ma l’intervento dell’avvocato che rappresenta il ricorrente nel procedimento diventa obbligatorio se la Corte comunica il ricorso al governo dello Stato contro cui è stato proposto, per acquisire le sue osservazioni.
Ricorso CEDU: termini di proposizione
Il termine entro il quale bisogna, a pena di decadenza, proporre il ricorso è di
Contenuto delle decisioni adottate dalla CEDU
Le udienze della Corte Europea si svolgono in forma cartolare, non orale, e anche la decisione finale viene comunicata per iscritto al ricorrente. Quindi non ci si può recare a Strasburgo, o collegarsi in videoconferenza con l’aula, per prendere parte al processo, come invece avviene (di regola e salvo eccezioni) presso i tribunali e le corti nazionali.
Se la Corte accerta una violazione, può (ma non deve necessariamente) riconoscere una «equa compensazione», cioè un indennizzo economico con funzione risarcitoria dei danni patiti da chi ha subito il pregiudizio, e può disporre il rimborso delle spese legali anticipate dal ricorrente.
La CEDU, però, non può annullare i provvedimenti giudiziari nazionali che avevano violato i diritti del ricorrente, pertanto essi rimangono validi sia pure con i correttivi risarcitori e compensativi che abbiamo illustrato. La condanna della CEDU viene inflitta nei confronti dello Stato inadempiente agli obblighi stabiliti nella Convenzione, non allo specifico organo giudiziario che ha commesso la violazione lamentata dal ricorrente.
In sostanza, la CEDU non costituisce un quarto grado di giudizio, oltre il terzo grado normalmente costituito dalla Corte di Cassazione. Ma in ogni caso gli Stati aderenti al Consiglio d’Europa, in base agli impegni internazionali presi sottoscrivendo la Convenzione ed i protocolli successivi, sono tenuti ad adeguarsi alle decisioni della CEDU e dunque a porre rimedio alle violazioni riscontrate: ad esempio, scarcerando chi era stato detenuto ingiustamente. E in effetti alcune sentenze CEDU emesse dalla Grande Chambre (la Grande Camera dei giudici europei di Strasburgo) hanno grossa risonanza anche a livello mediatico, quando la violazione dei diritti umani risulta grave e conclamata e ha riguardato vicende già note all’opinione pubblica.