Cosa sono i buchi contributivi e come coprirli

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Autore: Angelo Greco

11 ottobre 2024

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

I buchi contributivi possono pregiudicare il diritto alla pensione. Scopriamo cosa sono, come si creano e le soluzioni per coprirli.

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Si va sempre più tardi in pensione. Le stime dell’Inps parlano di un aumento dell’età pensionabile a 70 anni entro il 2051 per via dell’aumento delle aspettative di vita. In questo contesto, è essenziale avere tutti i periodi di lavoro “coperti” da contributi per evitare brutte sorprese al momento dell’agognata uscita dal lavoro. Per ottenere la pensione, infatti, è necessario aver versato un determinato numero di contributi previdenziali durante la propria vita lavorativa. I cosiddetti buchi contributivi sono periodi in cui non sono stati versati contributi, che possono compromettere il diritto all’assegno dell’INPS o ridurne l’importo. In questo articolo vedremo pertanto

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cosa sono i buchi contributivi e come coprirli.

Cosa sono i buchi contributivi?

I buchi contributivi si riferiscono a periodi durante i quali un lavoratore non ha versato contributi previdenziali, risultando senza copertura assicurativa.

Tale situazione può verificarsi per vari motivi, tra cui:

Come coprire i buchi contributivi?

Esistono diverse soluzioni per coprire i buchi contributivi. Li analizzeremo qui di seguito.

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Riscatto

Il riscatto consente di versare i contributi mancanti per periodi specifici, come gli anni di laurea, il servizio militare, alcuni congedi o i periodi di lavoro all’estero.

Il riscatto consente pertanto di integrare i periodi mancanti nel calcolo della pensione, pagando un onere che può essere detraibile fiscalmente.

Il costo del riscatto varia a seconda del periodo da coprire e della retribuzione del lavoratore.

Pace contributiva

Di solito il riscatto non consente di coprire i vuoti contributivi “puri e semplici”, in cui il mancato svolgimento di attività lavorativa non è dovuto a una motivazione tutelata dalla legge. Fa eccezione la sola Pace contributiva, una misura sperimentale che consente di riscattare a pagamento tutti i buchi contributivi tra il primo e l’ultimo versamento all’Inps, sino a un massimo di 5 anni. Bisogna tener presente che lo strumento è accessibile solo ai lavoratori privi di qualsiasi versamento previdenziale al 31 dicembre 1995 e solo per il biennio 2024-2025.

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Contribuzione volontaria

I lavoratori possono anche scegliere di versare contributi volontari per coprire i periodi di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro. Questa opzione è disponibile solo per coloro che hanno cessato l’attività lavorativa o che lavorano in modo discontinuo, come i lavoratori stagionali o a tempo parziale.

La contribuzione volontaria può essere richiesta per coprire periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, purché siano soddisfatti determinati requisiti contributivi.

Attenzione: non è possibile coprire periodi anteriori alla domanda di autorizzazione ai versamenti volontari, ad eccezione dei sei mesi precedenti l’istanza. I contributi volontari, difatti, coprono solo i periodi “correnti” e sono versati trimestralmente: un ritardo nel pagamento determina la scopertura del trimestre e l’impossibilità di recuperarlo pagando successivamente alla scadenza.

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Rendita vitalizia

Nel caso di omissione contributiva da parte del datore di lavoro, il lavoratore può richiedere la costituzione di una rendita vitalizia presso l’INPS. Questa procedura è possibile quando i contributi omessi non sono più regolarizzabili a causa della prescrizione.

Il dipendente può sostituirsi al datore di lavoro per costituire la rendita, a condizione di fornire prove del rapporto di lavoro e della retribuzione (deve produrre all’Istituto documenti scritti di data certa).

In particolare, prima della prescrizione, il lavoratore può sollecitare il datore di lavoro per regolarizzare i contributi omessi o l’INPS affinché agisca contro il datore inadempiente.

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Ricongiunzione

La ricongiunzione permette di unire i contributi versati in diverse gestioni previdenziali (ad esempio, INPS, ex INPDAP, ex ENPALS) in un’unica gestione, al fine di raggiungere i requisiti per quei trattamenti di pensione che non possono essere ottenuti sommando gratuitamente i contributi accreditati in più casse. La ricongiunzione è di regola a titolo oneroso: il calcolo del dovuto è effettuato con le stesse modalità valide per il riscatto, ma il costo può essere più leggero, perché abbassato dai contributi già versati e trasferiti nella gestione di destinazione.

Totalizzazione internazionale

La totalizzazione internazionale permette di rendere utili al diritto a pensione i contributi versati in diversi Paesi dell’Unione Europea, o in Stati convenzionati con l’Italia, per ottenere una pensione unica. La misura è gratuita.

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Come scegliere la soluzione migliore?

La scelta della soluzione migliore per coprire i buchi contributivi dipende da diversi fattori, tra cui:

Ogni opzione ha requisiti specifici e può comportare costi differenti per il lavoratore. È importante valutare attentamente le proprie esigenze previdenziali e consultare un esperto (consulente del lavoro, CAF, ecc.) o l’INPS per determinare la soluzione più adatta per coprire i buchi contributivi.

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