Cosa sono i buchi contributivi e come coprirli
I buchi contributivi possono pregiudicare il diritto alla pensione. Scopriamo cosa sono, come si creano e le soluzioni per coprirli.
Si va sempre più tardi in pensione. Le stime dell’Inps parlano di un aumento dell’età pensionabile a 70 anni entro il 2051 per via dell’aumento delle aspettative di vita. In questo contesto, è essenziale avere tutti i periodi di lavoro “coperti” da contributi per evitare brutte sorprese al momento dell’agognata uscita dal lavoro. Per ottenere la pensione, infatti, è necessario aver versato un determinato numero di contributi previdenziali durante la propria vita lavorativa. I cosiddetti buchi contributivi sono periodi in cui non sono stati versati contributi, che possono compromettere il diritto all’assegno dell’INPS o ridurne l’importo. In questo articolo vedremo pertanto
Indice
Cosa sono i buchi contributivi?
I buchi contributivi si riferiscono a periodi durante i quali un lavoratore non ha versato contributi previdenziali, risultando senza copertura assicurativa.
Tale situazione può verificarsi per vari motivi, tra cui:
- disoccupazione;
- lavoro in nero (attività lavorativa non dichiarata dal datore di lavoro);
- omissione contributiva da parte del datore di lavoro;
- lavoro all’estero, in particolare in Paesi che non hanno convenzioni previdenziali con l’Italia;
- periodi di assenza dal lavoro per malattia o infortunio, non coperti da contribuzione figurativa;
- servizio militare non accreditato figurativamente al lavoratore;
- studi universitari non riscattati dal lavoratore.
Come coprire i buchi contributivi?
Esistono diverse soluzioni per coprire i buchi contributivi. Li analizzeremo qui di seguito.
Riscatto
Il riscatto consente di versare i contributi mancanti per periodi specifici, come gli anni di laurea, il servizio militare, alcuni congedi o i periodi di lavoro all’estero.
Il riscatto consente pertanto di integrare i periodi mancanti nel calcolo della pensione, pagando un onere che può essere detraibile fiscalmente.
Il costo del riscatto varia a seconda del periodo da coprire e della retribuzione del lavoratore.
Pace contributiva
Di solito il riscatto non consente di coprire i vuoti contributivi “puri e semplici”, in cui il mancato svolgimento di attività lavorativa non è dovuto a una motivazione tutelata dalla legge. Fa eccezione la sola Pace contributiva, una misura sperimentale che consente di riscattare a pagamento tutti i buchi contributivi tra il primo e l’ultimo versamento all’Inps, sino a un massimo di 5 anni. Bisogna tener presente che lo strumento è accessibile solo ai lavoratori privi di qualsiasi versamento previdenziale al 31 dicembre 1995 e solo per il biennio 2024-2025.
Contribuzione volontaria
I lavoratori possono anche scegliere di versare contributi volontari per coprire i periodi di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro. Questa opzione è disponibile solo per coloro che hanno cessato l’attività lavorativa o che lavorano in modo discontinuo, come i lavoratori stagionali o a tempo parziale.
La contribuzione volontaria può essere richiesta per coprire periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, purché siano soddisfatti determinati requisiti contributivi.
Attenzione: non è possibile coprire periodi anteriori alla domanda di autorizzazione ai versamenti volontari, ad eccezione dei sei mesi precedenti l’istanza. I contributi volontari, difatti, coprono solo i periodi “correnti” e sono versati trimestralmente: un ritardo nel pagamento determina la scopertura del trimestre e l’impossibilità di recuperarlo pagando successivamente alla scadenza.
Rendita vitalizia
Nel caso di omissione contributiva da parte del datore di lavoro, il lavoratore può richiedere la costituzione di una rendita vitalizia presso l’INPS. Questa procedura è possibile quando i contributi omessi non sono più regolarizzabili a causa della prescrizione.
Il dipendente può sostituirsi al datore di lavoro per costituire la rendita, a condizione di fornire prove del rapporto di lavoro e della retribuzione (deve produrre all’Istituto documenti scritti di data certa).
In particolare, prima della prescrizione, il lavoratore può sollecitare il datore di lavoro per regolarizzare i contributi omessi o l’INPS affinché agisca contro il datore inadempiente.
Ricongiunzione
La ricongiunzione permette di unire i contributi versati in diverse gestioni previdenziali (ad esempio, INPS, ex INPDAP, ex ENPALS) in un’unica gestione, al fine di raggiungere i requisiti per quei trattamenti di pensione che non possono essere ottenuti sommando gratuitamente i contributi accreditati in più casse. La ricongiunzione è di regola a titolo oneroso: il calcolo del dovuto è effettuato con le stesse modalità valide per il riscatto, ma il costo può essere più leggero, perché abbassato dai contributi già versati e trasferiti nella gestione di destinazione.
Totalizzazione internazionale
La totalizzazione internazionale permette di rendere utili al diritto a pensione i contributi versati in diversi Paesi dell’Unione Europea, o in Stati convenzionati con l’Italia, per ottenere una pensione unica. La misura è gratuita.
Come scegliere la soluzione migliore?
La scelta della soluzione migliore per coprire i buchi contributivi dipende da diversi fattori, tra cui:
- motivo della scopertura contributiva: non tutti i buchi possono essere recuperati, come quelli dovuti ai mancati versamenti dei lavoratori autonomi; in questi casi, se il periodo è prescritto non si può più regolarizzare;
- età del lavoratore: alcune soluzioni, come il riscatto, possono essere più convenienti per i lavoratori più giovani;
- numero di anni da coprire: il riscatto può essere oneroso per coprire periodi lunghi;
- gestioni previdenziali coinvolte: la ricongiunzione e il cumulo sono possibili solo per i contributi versati in determinate gestioni;
- costo delle diverse soluzioni: il riscatto ha un costo, mentre la ricongiunzione, il cumulo e la totalizzazione sono gratuiti.
Ogni opzione ha requisiti specifici e può comportare costi differenti per il lavoratore. È importante valutare attentamente le proprie esigenze previdenziali e consultare un esperto (consulente del lavoro, CAF, ecc.) o l’INPS per determinare la soluzione più adatta per coprire i buchi contributivi.