Pignoramento stipendio e pensione: i limiti che il Fisco deve rispettare
Quanto può pignorare dallo stipendio o dalla pensione l’Agenzia delle Entrate? Qual è la trattenuta su uno stipendio basso?
Lo stipendio e la pensione possono essere pignorati da Agenzia Entrate Riscossione per recuperare i debiti fiscali, ma non integralmente. La legge prevede una serie di tutele per garantire al debitore un minimo vitale. Qui di seguito vedremo quali sono i limiti che il Fisco deve rispettare nel pignoramento dello stipendio e della pensione. Ma procediamo con ordine, partendo dalla busta paga del lavoratore dipendente.
Indice
Limiti pignoramento dello stipendio
Il pignoramento dello stipendio è
- 1/10 per stipendi fino a 2.500 euro netti;
- 1/7 per stipendi tra 2.501 e 5.000 euro netti.
- 1/5 per stipendi superiori a 5.000 euro netti.
Le cessioni del quinto non influiscono sul calcolo della quota pignorabile, in quanto hanno natura volontaria. Per cui, se un contribuente ha uno stipendio netto di 1.800 euro su cui grava una trattenuta di 300 euro per cessione del quinto, il pignoramento del Fisco sarà pur sempre di un decimo di 1.800 euro e non su 1.500 euro.
Se il tuo stipendio netto è di 3.000 euro, il Fisco può pignorare al massimo 1/7, ovvero circa 428 euro. Se hai già una cessione del quinto di 600 euro, il pignoramento sarà comunque di 428 euro, e non di 300 euro (1/10 di 3.000 euro).
Annuncio pubblicitario
Ultimo stipendio dopo il pignoramento
Nel caso in cui Agenzia Entrate Riscossione pignori lo stipendio del contribuente, la busta paga immediatamente successiva al pignoramento non può essere toccata e pertanto va erogata integralmente al debitore. Il pignoramento del decimo, quinto o settimo avviene di conseguenza a partire dalla seconda retribuzione successiva all’avvio della procedura.
Pignoramenti concorrenti
Sulla possibilità di subire più pignoramenti contemporaneamente bisogna fare una distinzione.
Se a eseguire il pignoramento è il Fisco, quest’ultimo non può avviare due trattenute consecutive sulla stessa busta paga: deve prima estinguere un credito e solo dopo procedere con il secondo (che nel frattempo può essere avviato ma resta “in accodo”).
Qualora invece al Fisco si aggiunga un altro creditore, come l’ex moglie, il condominio, il locatore o l’avversario in un giudizio in tribunale, è possibile la concorrenza di due o più pignoramenti. Tuttavia, al lavoratore deve essere garantita almeno la metà dello stipendio.
Pignoramento della pensione
Regole speciali sono dettate per il pignoramento della pensione per fornire maggiore protezione agli anziani. Pertanto, i limiti posti a tutela della loro sopravvivenza sono i seguenti:
Minimo vitale della pensione
Esiste un “minimo vitale” della pensione che non può essere pignorato, neanche dal Fisco. Esso è pari al doppio dell’assegno sociale annuo, con un minimo garantito di 1.000 euro
Attualmente, il minimo vitale impignorabile della pensione è pari a 1.077,36 euro (assegno sociale mensile x 2). Chi percepisce un assegno non superiore a tale importo non può subire alcun pignoramento.
La parte di pensione eccedente il minimo vitale può essere pignorata, con gli stessi limiti previsti per lo stipendio.
Di conseguenza:
- per pensioni fino a 2.500 euro, il pignoramento è di massimo un decimo, calcolato sul netto;
- per pensioni tra 2.501 euro e 5.000 euro, il pignoramento è di massimo un settimo del netto;
- per pensioni superiori a 5.000 euro, il pignoramento è di non oltre un quinto, sul netto.
Esempio
Nel 2025, l’assegno sociale è di € 538,68 per 13 mensilità. Se il beneficiario ha più di 70 anni, l’importo sale a € 739,83.
Il minimo vitale non pignorabile è quindi di 1.077,36 euro. Se la tua pensione netta è di 1.500 euro, il Fisco può pignorare al massimo 1/10 della parte eccedente il minimo vitale, ovvero circa 43 euro.
Il divieto di pignoramento dell’ultima pensione
Come per lo stipendio, la prima pensione versata al debitore subito dopo la notifica del pignoramento non può essere pignorata e va quindi erogata integralmente al contribuente.