Quali sono le parole offensive che sono reato?

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Autore: Angelo Greco

06 novembre 2024

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Esprimere un giudizio negativo su qualcuno è lecito, ma quando si sfocia nell’offesa gratuita si può configurare il reato di diffamazione. L’articolo analizza il confine tra critica e diffamazione, con esempi pratici e riferimenti alla giurisprudenza.

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La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma non è assoluta. Il Codice penale, all’articolo 595, sanziona il reato di diffamazione che commette chi, comunicando con due o più persone, offende l’altrui reputazione. Ma quando una critica, anche aspra, diventa diffamazione? Quali sono le parole offensive che sono reato? A questa domanda il seguente articolo cercherà di dare una risposta, analizzando il sottile confine tra espressione del proprio pensiero e lesione dell’altrui onore.

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Qual è la differenza tra critica e diffamazione?

La critica è la manifestazione di un giudizio negativo su un fatto, un’opera o un comportamento altrui. È legittima quando è obiettiva, pertinente ed espressa in modo “continente”, ossia educato e senza attacchi personali.

La diffamazione invece si verifica quando l’espressione del giudizio travalica i limiti della continenza e della verità, ledendo la reputazione altrui.

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La diffamazione non deve avere ad oggetto necessariamente un fatto falso. Si configura reato anche quando si racconta una vicenda vera se lo scopo è quello di infangare l’altrui reputazione. Ad esempio, non è reato dire che una persona è “fallita” se è stata emessa una sentenza del tribunale che abbia accertato lo stato di insolvenza; lo diventa però nel momento in cui la narrazione serva solo per denigrare le capacità imprenditoriali del soggetto, deridendolo o sminuendolo agli occhi della gente. Così, dire “sei un fallito”, pur in presenza di una pronuncia giudiziale, è reato.

Quali elementi costituiscono il reato di diffamazione?

Per configurare il reato di diffamazione sono necessari tre elementi:

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Contrariamente a quanto si crede, la

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falsità della notifica non è elemento necessario per la diffamazione.

Quali sono gli esempi pratici di offese che possono costituire diffamazione?

Ecco alcuni esempi pratici di offese che possono integrare il reato di diffamazione:

Esempi pratici di diffamazione: parole e circostanze

La diffamazione non presuppone necessariamente l’uso di parolacce. La giurisprudenza ritiene reato dire ad esempio di una persona che è un leccapiedi, un raccomandato, un pagliaccio, un plagiatore, un imbroglione, un incompetente. Com’è facile intuire si tratta di parole affatto volgari, ma che implicano comunque un disvalore morale o professionale.

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Ecco alcuni esempi concreti di come parole e circostanze possano configurare il reato di diffamazione.

Ambito lavorativo

“È incompetente, non sa fare il suo lavoro”, “È raccomandato, ha ottenuto il posto solo grazie alle conoscenze”, “È disonesto, ruba materiale dall’azienda”.

Le frasi vengono pronunciate in presenza di colleghi, durante una pausa caffè o in una riunione informale. L’effetto è quello di screditare la persona offesa, mettendo in dubbio la sua professionalità e la sua onestà.

Ambito condominiale

“È un alcolizzato, fa sempre schiamazzi fino a tarda notte”, “È un truffatore, non paga mai le spese condominiali”, “È un pervertito, spia le vicine dal balcone”.

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Le affermazioni vengono fatte durante un’assemblea condominiale, in presenza di altri condomini oppure in una riunione informale tra due o più persone nell’abitazione di una di queste. Le parole, oltre a essere offensive, ledono la reputazione della persona offesa all’interno della comunità condominiale.

Ambito politico

“È un corrotto, si è arricchito con i soldi pubblici”, “È un mafioso, ha legami con la criminalità organizzata”, “È un traditore della patria, ha venduto segreti di Stato”.

Le accuse vengono diffuse attraverso volantini, social media o durante un comizio elettorale. L’obiettivo è screditare l’avversario politico, danneggiandone l’immagine pubblica.

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Ambito scolastico

“È uno stupido, non capisce niente”, “È un bullo, picchia i compagni più deboli”, “È una poco di buono, si concede a tutti”.

Le offese vengono pronunciate in classe, durante l’intervallo o sui social network, in presenza di altri studenti. Le parole possono avere un impatto devastante sulla reputazione e sull’autostima della vittima.

Ambito social

Commenti offensivi e denigratori pubblicati sotto una foto o un post, condivisione di contenuti falsi o diffamatori, creazione di profili fake per mettere in ridicolo una persona, utilizzo di emoji a forma di pagliaccio, escrementi o faccine che vomitano.

La diffusione degli insulti avviene online, attraverso i social network o altri siti web. La viralità dei contenuti online amplifica l’effetto diffamatorio, raggiungendo un vasto pubblico.

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Ricorda

Non è necessario che le offese siano vere per configurare il reato di diffamazione.

Anche giudizi negativi espressi in forma ironica o sarcastica possono essere diffamatori.

La diffamazione può essere aggravata se commessa a mezzo stampa o con altri mezzi di pubblicità.

È importante sottolineare che questi sono solo alcuni esempi, e che ogni caso va valutato singolarmente, tenendo conto delle specifiche parole utilizzate, delle circostanze in cui sono state pronunciate e dell’intenzione di chi le ha proferite.

Cosa succede se l’offesa è rivolta a una persona presente?

Se l’offesa è rivolta a una persona presente, si configura l’ingiuria che non costituisce reato ma consente di agire in via civile per chiedere il risarcimento del danno.

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