Quali sono le parole offensive che sono reato?
Esprimere un giudizio negativo su qualcuno è lecito, ma quando si sfocia nell’offesa gratuita si può configurare il reato di diffamazione. L’articolo analizza il confine tra critica e diffamazione, con esempi pratici e riferimenti alla giurisprudenza.
La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma non è assoluta. Il Codice penale, all’articolo 595, sanziona il reato di diffamazione che commette chi, comunicando con due o più persone, offende l’altrui reputazione. Ma quando una critica, anche aspra, diventa diffamazione? Quali sono le parole offensive che sono reato? A questa domanda il seguente articolo cercherà di dare una risposta, analizzando il sottile confine tra espressione del proprio pensiero e lesione dell’altrui onore.
Indice
Qual è la differenza tra critica e diffamazione?
La critica è la manifestazione di un giudizio negativo su un fatto, un’opera o un comportamento altrui. È legittima quando è obiettiva, pertinente ed espressa in modo “continente”, ossia educato e senza attacchi personali.
La diffamazione invece si verifica quando l’espressione del giudizio travalica i limiti della continenza e della verità, ledendo la reputazione altrui.
La diffamazione non deve avere ad oggetto necessariamente un fatto falso. Si configura reato anche quando si racconta una vicenda vera se lo scopo è quello di infangare l’altrui reputazione. Ad esempio, non è reato dire che una persona è “fallita” se è stata emessa una sentenza del tribunale che abbia accertato lo stato di insolvenza; lo diventa però nel momento in cui la narrazione serva solo per denigrare le capacità imprenditoriali del soggetto, deridendolo o sminuendolo agli occhi della gente. Così, dire “sei un fallito”, pur in presenza di una pronuncia giudiziale, è reato.
Quali elementi costituiscono il reato di diffamazione?
Per configurare il reato di diffamazione sono necessari tre elementi:
- offesa alla reputazione: le parole o i gesti devono essere idonei a ledere la considerazione di cui gode una persona;
- comunicazione con più persone: l’offesa deve essere rivolta a più persone, in modo che la reputazione della vittima sia lesa nella percezione della collettività. Come detto, non deve esserci contemporaneità nella diffusione del messaggio offensivo: il reo potrebbe rivolgersi a soggetti diversi in momento tra loro differenti, purché il fatto venga narrato nelle medesime forme;
- assenza di cause di giustificazione: il reo non deve essere stato provocato; non deve cioè agire in condizioni di ira dettate dalla reazione a un torto subito poco tempo prima. Un lungo divario temporale tra la diffamazione e l’illecito invece fa scattare il reato.
Contrariamente a quanto si crede, la
Quali sono gli esempi pratici di offese che possono costituire diffamazione?
Ecco alcuni esempi pratici di offese che possono integrare il reato di diffamazione:
- dare del ladro a qualcuno senza prove: accusare una persona di aver commesso un furto, senza avere prove concrete a supporto;
- definire un professionista “incompetente” o “inaffidabile”: attribuirgli qualità negative che ne screditano la reputazione professionale;
- diffondere voci false sulla vita privata di una persona: mettere in giro pettegolezzi infondati sulla sfera sentimentale o familiare di qualcuno può ledere la sua reputazione;
- rivelare relazioni adulterine, per quanto vere possano essere: difatti il tradimento è un comportamento considerato moralmente riprovevole;
- pubblicare online commenti offensivi.
Esempi pratici di diffamazione: parole e circostanze
La diffamazione non presuppone necessariamente l’uso di parolacce. La giurisprudenza ritiene reato dire ad esempio di una persona che è un leccapiedi, un raccomandato, un pagliaccio, un plagiatore, un imbroglione, un incompetente. Com’è facile intuire si tratta di parole affatto volgari, ma che implicano comunque un disvalore morale o professionale.
Ecco alcuni esempi concreti di come parole e circostanze possano configurare il reato di diffamazione.
Ambito lavorativo
“È incompetente, non sa fare il suo lavoro”, “È raccomandato, ha ottenuto il posto solo grazie alle conoscenze”, “È disonesto, ruba materiale dall’azienda”.
Le frasi vengono pronunciate in presenza di colleghi, durante una pausa caffè o in una riunione informale. L’effetto è quello di screditare la persona offesa, mettendo in dubbio la sua professionalità e la sua onestà.
Ambito condominiale
“È un alcolizzato, fa sempre schiamazzi fino a tarda notte”, “È un truffatore, non paga mai le spese condominiali”, “È un pervertito, spia le vicine dal balcone”.
Le affermazioni vengono fatte durante un’assemblea condominiale, in presenza di altri condomini oppure in una riunione informale tra due o più persone nell’abitazione di una di queste. Le parole, oltre a essere offensive, ledono la reputazione della persona offesa all’interno della comunità condominiale.
Ambito politico
“È un corrotto, si è arricchito con i soldi pubblici”, “È un mafioso, ha legami con la criminalità organizzata”, “È un traditore della patria, ha venduto segreti di Stato”.
Le accuse vengono diffuse attraverso volantini, social media o durante un comizio elettorale. L’obiettivo è screditare l’avversario politico, danneggiandone l’immagine pubblica.
Ambito scolastico
“È uno stupido, non capisce niente”, “È un bullo, picchia i compagni più deboli”, “È una poco di buono, si concede a tutti”.
Le offese vengono pronunciate in classe, durante l’intervallo o sui social network, in presenza di altri studenti. Le parole possono avere un impatto devastante sulla reputazione e sull’autostima della vittima.
Ambito social
Commenti offensivi e denigratori pubblicati sotto una foto o un post, condivisione di contenuti falsi o diffamatori, creazione di profili fake per mettere in ridicolo una persona, utilizzo di emoji a forma di pagliaccio, escrementi o faccine che vomitano.
La diffusione degli insulti avviene online, attraverso i social network o altri siti web. La viralità dei contenuti online amplifica l’effetto diffamatorio, raggiungendo un vasto pubblico.
Ricorda
Non è necessario che le offese siano vere per configurare il reato di diffamazione.
Anche giudizi negativi espressi in forma ironica o sarcastica possono essere diffamatori.
La diffamazione può essere aggravata se commessa a mezzo stampa o con altri mezzi di pubblicità.
È importante sottolineare che questi sono solo alcuni esempi, e che ogni caso va valutato singolarmente, tenendo conto delle specifiche parole utilizzate, delle circostanze in cui sono state pronunciate e dell’intenzione di chi le ha proferite.
Cosa succede se l’offesa è rivolta a una persona presente?
Se l’offesa è rivolta a una persona presente, si configura l’ingiuria che non costituisce reato ma consente di agire in via civile per chiedere il risarcimento del danno.