Assegno sociale 2025
Assegno sociale 2025: requisiti, importo e limiti al pignoramento della pensione e del conto corrente. Il calcolo del minimo vitale.
L’assegno sociale è un sostegno economico fornito dall’INPS in favore delle persone anziane in condizioni di difficoltà economica. In questo articolo, faremo chiarezza su requisiti, importo e modalità di erogazione dell’assegno sociale nel 2025.
Inoltre, vedremo come questo beneficio influisce sul pignoramento di conto corrente e pensione, in particolare con riferimento al cosiddetto “minimo vitale”. Ti forniremo anche alcuni esempi numerici che illustrano diverse situazioni concrete.
Indice
Cos’è l’assegno sociale?
L’assegno sociale è una prestazione economica assistenziale erogata dall’INPS. È destinata a chi ha raggiunto l’età pensionabile (67 anni) ma non ha i requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia e si trova in condizioni economiche disagiate.
Quali sono i requisiti per ottenere l’assegno sociale nel 2025?
Per ottenere l’assegno sociale nel 2025, è necessario:
- avere 67 anni di età;
- essere cittadini italiani, comunitari o extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (o titolari di status di rifugiato politico o protezione sussidiaria);
- essere residenti in Italia;
- avere un reddito personale annuo non superiore all’importo dell’assegno sociale (7.002,84 euro) e, se coniugati, un reddito non superiore al doppio di tale importo (euro 14.005,68).
Qual è l’importo dell’assegno sociale nel 2025?
Nel 2025, l’importo mensile dell’assegno sociale è di € 538,68 per 13 mensilità.
Se il beneficiario ha più di 70 anni, l’importo sale a
L’assegno sociale è reversibile ai familiari?
No, a differenza della pensione, l’assegno sociale non è reversibile ai familiari superstiti. Pertanto, se muore il beneficiario, i suoi eredi o parenti diretti (figli e coniuge) non hanno diritto ad alcuna somma dall’INPS.
Come influisce l’assegno sociale sul pignoramento del conto corrente?
L’assegno sociale è utilizzato come parametro per determinare la quota di conto corrente pignorabile. Nello specifico: per le somme già depositate in banca al momento della notifica dell’atto di pignoramento, la banca può bloccare solo la parte della giacenza eccedente il triplo dell’assegno sociale (€ 1.616,04). Se la giacenza è inferiore a tale importo, non può essere pignorata.
Facciamo qualche esempio:
- se sul conto corrente ci sono € 1.000, nessuna somma può essere pignorata.
- se sul conto corrente ci sono € 2.000, possono essere pignorati € 383,96 (€ 2.000 – € 1.616,04).
- se sul conto corrente ci sono € 5.000, possono essere pignorati € 3.383,96 (€ 5.000 – € 1.616,04).
Le mensilità successive, accreditate mensilmente sul conto, sono pignorabili nella misura massima di un quinto. Tuttavia se il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, la quota pignorabile è di:
- un decimo per stipendi fino a € 2.500;
- un settimo per stipendi oltre € 2.500 e fino a € 5.000;
- un quinto per stipendi superiori a € 5.000.
Ad esempio, in presenza di debiti verso l’Agenzia Entrate Riscossione:
- su uno stipendio di € 1.500 mensili, il pignoramento massimo è di € 150 (€ 1.500 / 10).
- su uno stipendio di € 3.000 mensili, il pignoramento massimo è di € 428,57 (€ 3.000 / 7).
- su uno stipendio di € 6.000 mensili, il pignoramento massimo è di € 1.200 (€ 6.000 / 5).
Come influisce l’assegno sociale sul pignoramento della pensione?
Anche per il pignoramento della pensione, l’assegno sociale funge da parametro per calcolare i limiti.
Il pignoramento, sia esso rivolto direttamente all’INPS (ossia prima dell’erogazione dell’assegno), sia esso rivolto in banca (ossia dopo l’accredito) può avvenire solo sulla parte eccedente il doppio dell’assegno sociale (attualmente, nel 2025, pari a € 1.077,36), considerato “
La parte eccedente è pignorabile nei limiti di un quinto (e con le stesse ulteriori riduzioni previste per il conto corrente in caso di debiti verso l’Agenzia Entrate Riscossione).
Pertanto, ad esempio, una pensione di € 800 non può mai essere pignorata, poiché interamente al di sotto del minimo vitale, mentre una pensione di 1.200 euro è pignorabile solo per l’eccedenza rispetto al minimo vitale, quindi per € 122,64 mensili (€ 1.200 – € 1.077,36).
Dunque, ad oggi, il minimo vitale impignorabile della pensione è pari a 1.077,36 euro. Chi percepisce un assegno mensile non superiore a tale importo non può subire alcun pignoramento della pensione.