Quando scatta il controllo sui bonifici?

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Autore: Angelo Greco

07 febbraio 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Per ogni bonifico bancario ci deve essere una causale, ossia una giustificazione: può trattarsi di una donazione, un prestito, un pagamento. Se l’Agenzia delle Entrate effettua controlli, spetta al contribuente dimostrare che si tratti di somme esenti.

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L’Agenzia delle Entrate vigila attentamente sulle transazioni finanziarie, per contrastare l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro. Di conseguenza, bonifici e depositi in contanti sui conti correnti sono sempre sotto la lente del Fisco, che utilizza l’Anagrafe dei Rapporti Finanziari per monitorare tali operazioni. Questo database è costantemente aggiornato con le informazioni ricevute dalle banche e dagli uffici postali. Ciò porta a chiedersi:

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quando scatta il controllo sui bonifici? Quali sono i limiti da rispettare entro cui passare “inosservati”? C’è un limite di importo al di sotto del quale l’ufficio delle imposte non può chiedere chiarimenti? E quando, invece, un bonifico può essere considerato “sospetto”, al punto di far scattare gli accertamenti? Proveremo a dare una risposta a queste frequenti domande.

Cosa controlla l’Agenzia delle Entrate?

L’Agenzia delle Entrate – salvi i casi di verifiche a imprenditori e società – controlla solo i movimenti in entrata sul conto corrente di ciascun contribuente persona fisica: ossia i

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bonifici e i versamenti di contanti o di assegni. Difatti, per legge, tali somme si presumono “reddito imponibile” e vanno, quindi, dichiarate, a meno che non abbiano scontato alla fonte la tassazione dovuta, o non siano esenti da imposizione.

In particolare, l’articolo 32 del D.P.R. 600/1973 stabilisce una “presunzione legale” in favore dell’Agenzia delle Entrate, in forza della quale quest’ultima non è tenuta a dimostrare che tali somme sono imponibili e le può sottoporre a tassazione automaticamente.

A questo punto, spetta al contribuente fornire la prova contraria: egli deve, cioè, dimostrare che si tratti di somme che non andavano dichiarate perché già tassate alla fonte

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(come le vincite al gioco o alle scommesse, ovviamente quelle legali) o perché non imponibili (ad esempio, donazioni, risarcimenti, vendite di beni usati, ecc.).

Non è invece necessario giustificare i prelievi dal conto corrente (ad esempio quelli al bancomat). Su di essi, infatti, non può scattare alcun accertamento fiscale. Ciò nonostante, quando si prelevano più di 10.000 euro al mese (anche in modo frazionato), la banca chiederà al proprio cliente una dichiarazione scritta in cui comunichi la destinazione del denaro.

Ciò tuttavia non ha alcuna valenza fiscale, ma serve solo per prevenire la commissione di reati particolarmente gravi come il traffico di armi, il contrabbando, il riciclaggio, ecc. Le

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operazioni sospette verranno segnalate alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria) che, a sua volta, svolge accertamenti più approfonditi attraverso la Guardia di Finanza e, se lo ritiene necessario, ne fa denuncia alla Procura della Repubblica.

Quali sono le soglie di controllo per i bonifici?

Non esiste una soglia specifica che, se superata, fa scattare automaticamente un controllo. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate presta particolare attenzione ai bonifici di importo elevato (indicativamente, quelli superiori a 5.000 euro) e a quelli che presentano anomalie o incongruenze rispetto al reddito dichiarato dal contribuente (si pensi a una persona disoccupata che riceva, periodicamente, 2.000 euro sul conto da un altro soggetto).

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Sono, poi, particolarmente attenzionati i bonifici provenienti dall’estero (art. 2 del D.L. 28 giugno 1990, n. 167). Questo significa che i bonifici da e verso l’estero possono essere oggetto di maggiori controlli, per garantire la massima efficacia nell’azione di contrasto dell’evasione fiscale e, in particolare, per la prevenzione e repressione di fenomeni di illecito trasferimento di valuta o di detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero.

Cosa succede se ricevo un bonifico sul conto corrente?

Nel momento in cui ricevi un bonifico sul conto hai due soluzioni:

Che valore ha la causale?

La causale del bonifico ha valore solo tra le parti ma non vincola il Fisco. Ad esempio, se un amico ti fa un versamento di 2mila euro e lo qualifica come donazione con apposita causale, il Fisco può comunque effettuare controlli per verificare se, al posto dell’imposta sulle donazioni (8%) è dovuta, invece, l’IRPEF secondo il tuo scaglione di reddito (le aliquote partono dal 23% e arrivano al 43% per la parte eccedente i 50mila euro di reddito annuo).

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Controlli formali e sostanziali

L’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli formali sulle dichiarazioni dei redditi e sui relativi documenti – inclusi i bonifici bancari – per verificare la corretta applicazione delle detrazioni fiscali, i calcoli di liquidazione delle imposte dovute o la congruità delle operazioni dichiarate.

Inoltre, in caso di accertamenti sostanziali, l’Agenzia può richiedere informazioni sui movimenti bancari per ricostruire il reddito del contribuente: potrà invitarlo a rispondere ad appositi questionari o a presentarsi presso gli Uffici per fornire la documentazione integrativa necessaria a comprovare ogni operazione bancaria rilevata.

Indagini finanziarie

L’Agenzia delle Entrate può avviare indagini finanziarie, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria (o, se le indagini hanno valenza esclusivamente amministrativa, del dirigente dell’Ufficio di appartenenza), per acquisire dati e documenti relativi ai rapporti bancari del contribuente. Queste indagini possono includere l’analisi dei bonifici effettuati o ricevuti, al fine di individuare eventuali redditi non dichiarati o altre operazioni di trasferimento di denaro non giustificate.

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