Quando un'attività è occasionale?

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Autore: Angelo Greco

25 febbraio 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Quando è necessario aprire una partita Iva: come valutare se l’attività è occasionale o professionale.

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Aprire una partita Iva è un passo importate per ogni imprenditore, professionista o lavoratore autonomo. Tuttavia questo adempimento diventa obbligatorio, ai fini fiscali, solo quando l’attività è svolta in modo “professionale” e “continuativo”. Se invece non è abituale, il contribuente può limitarsi ad emettere una ricevuta per prestazione occasionale. In questa guida vedremo quando un’attività è occasionale, quando cioè non può considerarsi “professionale”.

In questo modo risponderemo a un’altra comune domanda: quando diventa obbligatorio aprire la partita IVA?

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Qual è il limite del compenso annuo da non superare affinché le prestazioni possano continuare a considerarsi occasionali?

Prima di entrare nel tecnico possiamo fornire subito delle informazioni di carattere generale per rendere l’argomento più “masticabile” anche a chi non è un esperto di fisco.

Cosa succede se guadagno più di 5000 euro senza partita IVA?

Ai fini esclusivamente reddituali, non sono posti limiti economici per distinguere un

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lavoro autonomo occasionale (per il quale non è necessaria la Partita IVA) da un’attività svolta in modo professionale e quindi abituale.

Il limite di 5.000 euro – che in molti ritengono essere il confine tra le prestazioni occasionali e quelle per le quali è necessaria la fattura con Partita Iva – in realtà è previsto solo ai fini previdenziali, nei confronti di coloro che svolgono un’attività di lavoro autonomo occasionale: il superamento di 5.000 euro impone l’apertura di una posizione contributiva nella Gestione separata Inps (articolo 44 del Dl 269/2003), ma non implica necessariamente l’obbligo di una Partita IVA.

Difatti, il conseguimento di un corrispettivo di rilevante ammontare non necessariamente esclude un’attività occasionale; al contrario potrebbe sussistere la necessità di aprire una Partita IVA a fronte di un corrispettivo anche di modesta entità in quanto l’organizzazione è professionale.

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Come valutare se l’attività è occasionale o professionale?

Ma allora, se è vero che non bisogna guardare al reddito per stabilire quando non è necessaria la partita IVA, a cosa bisogna fare riferimento? Alla struttura e all’organizzazione del contribuente. In pratica, si può parlare di attività professionale quando un soggetto pone in essere – con abituale regolarità, sistematicità e ripetitività – una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al conseguimento di uno scopo.

Tanto per fare un esempio: l’apertura di un sito di e-commerce necessita dell’apertura di una Partita Iva a prescindere dai ricavi che vengono conseguiti. Ciò che conta, infatti, è la potenziale possibilità di concludere un numero indeterminato e continuato di contratti con i clienti.

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Invece, se una persona, di tanto in tanto, fa dei massaggi rilassanti, su richiesta di amici o parenti, senza tuttavia avere un numero di telefono dedicato all’attività, senza un sito, senza la predisposizione di un apposito studio, allora l’attività può essere qualificata come occasionale.

Rinviamo, però, gli esempi pratici al prosieguo di questa trattazione. Prima analizziamo alcune precisazioni fornite dalla giurisprudenza.

Cosa si intende per attività abituale?

L‘abitualità si riferisce alla continuità e sistematicità con cui un’attività viene svolta. Non è necessario che l’attività sia esclusiva, ma deve essere esercitata con regolarità e stabilità nel tempo.

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’abitualità deve essere accertata in punto di fatto, valorizzando indizi come l’iscrizione all’albo professionale, l’apertura della partita IVA e l’organizzazione materiale predisposta per l’attività (Cass. sent. n. 22485/2022, n. 5923/2022, n. 5593/2023).

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Esistono degli indizi di abitualità:

L’abitualità deve essere apprezzata nella sua dimensione di scelta

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ex ante del professionista, coerentemente con la disciplina delle gestioni dei lavoratori autonomi. Non può essere valutata solo ex post, in base al reddito prodotto.

Quando l’attività è occasionale?

L’attività occasionale si caratterizza per la mancanza di abitualità e professionalità. È svolta in modo sporadico, senza continuità e senza un’organizzazione stabile. Gli atti economici posti in essere sono isolati e non programmati. Siccome si tratta di attività saltuaria, per le prestazioni occasionali non serve la partita IVA.

Esempi di attività occasionale (senza necessità di partita IVA)

Consulenza singola. Un professionista che offre una consulenza una tantum su un argomento specifico, senza che vi sia un impegno continuativo o ripetuto nel tempo. Ad esempio, un esperto di marketing che fornisce un’unica consulenza a un’azienda su una campagna pubblicitaria.

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Vendita di oggetti usati. La vendita tra privati di oggetti personali usati, come mobili o vestiti, su piattaforme online o mercatini, purché non sia svolta con regolarità e non costituisca un’attività organizzata.

Lezioni private sporadiche. Un insegnante che offre lezioni private occasionali, ad esempio, per preparare uno studente a un esame specifico, senza che ciò diventi un’attività regolare.

Attività professionale (con necessità di partita IVA)

Consulenza continuativa. Un professionista che offre servizi di consulenza a più clienti su base regolare e continuativa, come un consulente fiscale che gestisce le dichiarazioni dei redditi per diversi clienti regolarmente e ogni anno.

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Apertura di un canale YouTube o di un sito internet con guadagni dalla pubblicità. Indipendentemente dal numero di visualizzazioni e dalla dimensione del sito, la possibilità di guadagnare con i banner pubblicitari o dai video di Google Ads implica l’obbligo di aprire la partita Iva.

Vendita di prodotti artigianali. Un artigiano che produce e vende regolarmente i propri prodotti, come gioielli o ceramiche, attraverso un negozio online o fisico, configurando un’attività organizzata e continuativa.

Servizi di design grafico. Un designer grafico che offre servizi di progettazione a diverse aziende o privati su base continuativa, gestendo più progetti contemporaneamente e con un’organizzazione strutturata.

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Conclusioni

In sintesi, la distinzione tra attività occasionale e professionale si basa principalmente sulla continuità, sistematicità e organizzazione dell’attività svolta. Le attività occasionali sono caratterizzate da sporadicità e mancanza di organizzazione, mentre le attività professionali richiedono una struttura organizzativa e sono svolte con regolarità e stabilità nel tempo.

Per valutare se un’attività è occasionale o professionale, è necessario:

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