Cosa rischio se tolgo il catalizzatore dalla moto?

Aggiungi un commento
Annuncio pubblicitario
Autore: Paolo Remer

29 marzo 2025

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Le conseguenze civili, amministrative e penali della modifica non autorizzata alla marmitta, all’impianto di scarico e alla centralina: cosa succede se si viene fermati su strada o se si subisce un incidente.

Annuncio pubblicitario

Un lettore ci chiede: cosa rischio se tolgo il catalizzatore dalla moto? Vuole sapere, in particolare, quali sono le multe in caso di controllo ed anche se si incorre nel reato di inquinamento ambientale.

Come vedremo adesso, togliere il catalizzatore dalla moto fa guadagnare un po’ di potenza – il che per un “centauro” dinamico e sportivo sembra un’opportunità allettante – ma comporta serie conseguenze, per cui è bene evitare di compiere questa modifica non autorizzata all’impianto di scarico: le illegalità in questo ambito possono costare parecchio.

Annuncio pubblicitario

Rimuovere il catalizzatore: cosa comporta?

Diciamo subito che la rimozione del catalizzatore da qualsiasi tipo di veicolo a motore (quindi non solo le moto ma anche le auto e i camion) è vietata se non autorizzata e riportata nella carta di circolazione, in quanto questo dispositivo serve proprio a controllare e a ridurre le emissioni dei gas di scarico nocivi nell’ambiente.

A livello tecnico l’operazione è relativamente semplice: qualunque meccanico la può compiere con facilità, anche se le moto più nuove, dalla classe

Annuncio pubblicitario
Euro 4 in su, vengono costruite in modo da impedire qualsiasi intervento manuale sul catalizzatore e sulla marmitta che lo incorpora. Questo anche perché le moto di ultima generazione – quelle Euro 5+, introdotte nel 2024 – collegano questo dispositivo alla centralina di bordo, che dunque rileva ogni manomissione. E tale circostanza, tramite la diagnostica OBD2, oltre a fornire un segnale di allarme al conducente tramite l’accensione dell’apposita spia, emerge automaticamente anche in fase di revisione periodica della moto.

Il rischio di non passare la revisione periodica

C’è il rischio, quindi, che la revisione “non passi” proprio per questo motivo (oltre che per l’analisi dei fumi di scarico, che senza catalizzatore risulterebbero senz’altro “pesanti” in quanto contenenti grosse quantità dei pericolosi ossidi di carbonio ed ossidi di azoto, e numerose altre sostanze).

Annuncio pubblicitario

L’eliminazione del catalizzatore è facilmente rilevabile dai tecnici incaricati della revisione, anche attraverso la diagnostica automatizzata della centralina elettronica. Per saperne di più leggi come funzionano i nuovi controlli sulla revisione introdotti a partire dal 2025 per tutti i veicoli (auto, moto, ecc.) immatricolati dal 1° settembre 2009 in poi.

Ma non bisogna aspettare la revisione periodica biennale (o dopo i primi quattro anni dall’acquisto, se la moto è nuova) per incorrere in questo inconveniente: le sanzioni possono scattare molto prima, e precisamente in caso di controlli di polizia durante la circolazione su strada, per come ti spieghiamo nel prossimo paragrafo.

Annuncio pubblicitario

Violazioni del Codice della Strada

Da quanto detto, avrai già compreso che rimuovere il catalizzatore significa alterare il sistema di scarico della moto rispetto a quanto previsto in omologazione del mezzo.

Chi toglie il catalizzatore dalla propria moto senza aver annotato l’operazione sulla carta di circolazione compie una indebita «modificazione delle caratteristiche costruttive o funzionali del veicolo» e dunque incorre nella sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’articolo 78 del Codice della strada: la multa va da un minimo di 430 euro a un massimo di 1.731 euro.

L’unica deroga riguarda le moto che partecipano a competizioni sportive regolarmente autorizzate, come le gare ufficiali di

Annuncio pubblicitario
motocross, e soltanto limitatamente all’interno del percorso della competizione (Ministero dell’Interno, circolare n. 300/A/11310 del 12.08.2010).

Inoltre, se il catalizzatore rimosso compromette il corretto funzionamento dei dispositivi anti-inquinamento del mezzo, si applica anche l’articolo 79 del Codice della strada, che prevede una multa da 87 a 344 euro. Questa norma che prevede una sanzione più tenue, però, si applica solo alle modifiche tecniche reversibili (per le quali ad integrare la violazione basta la circolazione con un dispositivo che in quel momento risulta non conforme), mentre togliere il catalizzatore è quasi sempre un’operazione irreversibile e con effetti permanenti.

Annuncio pubblicitario

In aggiunta, per entrambi i suddetti casi, c’è sempre la sanzione accessoria del ritiro della carta di circolazione e la sospensione della stessa, con l’obbligo di effettuare una revisione straordinaria presso la Motorizzazione, per verificare il ripristino dell’impianto originale (operazione che, ovviamente, sarà a cura e spese del trasgressore), altrimenti la moto non potrà riprendere a circolare.

La Corte di Cassazione (sent. n. 9988/2018) ha ritenuto che anche la semplice sostituzione del catalizzatore e del silenziatore della marmitta della moto con un dispositivo aftermarket non omologato costituisse una «alterazione costruttiva» rilevante ai fini dell’applicazione dell’articolo 78 del Codice della strada.

Annuncio pubblicitario

C’è anche la possibilità di sequestro amministrativo della moto, se dall’accertamento compiuto dalla polizia emerge che le modifiche al catalizzatore, o la sua completa eliminazione, hanno compromesso la sicurezza del mezzo o hanno creato le condizioni per un inquinamento eccessivo. E veniamo, dunque, al punto riguardante la violazione della normativa ambientale.

Violazione della normativa ambientale

In linea generale, togliere il catalizzatore dalla propria moto o alterarlo compromettendone le funzionalità non costituisce reato, ma integra soltanto la violazione amministrativa del Codice della Strada di cui abbiamo parlato.

Tuttavia in determinate circostanze potrebbe configurarsi la fattispecie di reato contravvenzionale prevista dall’articolo 279, comma 2, del

Annuncio pubblicitario
Testo Unico sull’Ambiente (Decreto Legislativo n. 152/2006 e successive modificazioni) a carico di chi «nell’esercizio di uno stabilimento o di un’attività produttiva […] provoca emissioni in atmosfera senza autorizzazione o con emissioni che superano i limiti consentiti». Questa norma prevede sanzioni penali, consistenti nell’arresto fino a due anni o, in alternativa, dell’ammenda da 2.500 euro e fino a 103.000 euro.

Per integrare questo reato, però, non è sufficiente il mero superamento, oltre i limiti di legge, delle emissioni inquinanti dal motore del veicolo sprovvisto di catalizzatore, perché è necessario che si realizzi un inquinamento significativo, altrimenti il bene protetto dalla norma penale incriminatrice non sarebbe violato. Inoltre occorre che l’illecito sia compiuto nell’ambito di un’attività imprenditoriale e produttiva (sia pure in senso ampio, potendovi rientrare anche attività di trasporto professionale, come ad esempio quelle di un

Annuncio pubblicitario
rider che effettua abitualmente consegne viaggiando su una moto o ciclomotore).

In pratica, però, è molto difficile che, nella normale circolazione stradale di una singola moto, si configuri questo reato ambientale, a meno che il fenomeno non sia di entità davvero rilevante, con emissioni inquinanti di consistente entità (la prova di ciò deve essere fornita dall’organo accertatore, mediante perizie tecniche).

Ad esempio, la Cassazione (ordinanza n. 29354 del 23 ottobre 2023) ha affermato che l’alterazione dei dispositivi di abbattimento delle emissioni inquinanti (catalizzatori e filtri antiparticolato, i cosiddetti FAP) può comportare il mancato riconoscimento delle agevolazioni fiscali ed integrare il reato di cui all’art. 279 del D. Lgs. n. 152/2006, qualora si provi un effettivo superamento dei limiti emissivi autorizzati o una «emissione incontrollata di sostanze inquinanti». Il concreto caso deciso riguardava, però, un’

Annuncio pubblicitario
impresa di autotrasporto che circolava con numerosi veicoli vecchi (classe Euro 2) privi di dispositivi anti-inquinamento funzionanti; dunque non un singolo privato possessore della sua moto personale.

Un’altra possibilità di incorrere in questo reato è la partecipazione a gare clandestine, dove un notevole numero di moto si radunano: per inciso, si osserva che le moto idonee agli eventi sportivi di racing ufficiale sono sprovviste di catalizzatore, proprio per avere maggiore potenza, ma non sono idonee alla circolazione su strada (analogamente alle autovetture sportive utilizzate nelle gare di Formula 1).

Lo stesso discorso appena fatto per la contravvenzione prevista dal Testo Unico Ambientale vale per il più grave

Annuncio pubblicitario
reato di inquinamento ambientale previsto dall’articolo 452-bis del Codice penale, che, dopo l’inasprimento delle pene avvenuto nel 2023 – punisce con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 «chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo»: proprio l’utilizzo del termine “significativo” da parte del legislatore lascia intendere che la compromissione ambientale deve essere estesa, e comunque misurabile, cosa che difficilmente potrebbe avvenire se si tratta di una singola moto priva di catalizzatore.
Annuncio pubblicitario

Decadenza dalla garanzia

La manomissione o l’eliminazione del catalizzatore fanno decadere l’omologazione dell’impianto di scarico della moto: ciò comporta la perdita della garanzia prevista dal Codice del Consumo per gli acquisti fatti da privati non imprenditori, che altrimenti coprirebbe i difetti e i vizi del mezzo (per due anni, che possono essere ridotti a uno solo, con il consenso delle parti, in caso di acquisto della moto usata da un rivenditore professionale, o per i termini più estesi previsti dalle garanzie commerciali).

Così, in pratica, si perde il diritto alla riparazione o sostituzione della moto difettosa.

Rivalsa dell’assicurazione

In caso di incidente stradale con la moto priva di catalizzatore perché eliminato o comunque manomesso, l’

Annuncio pubblicitario
assicurazione con cui è stipulata la polizza Rc Auto potrebbe, dopo aver risarcito i danneggiati dal sinistro, agire in rivalsa – cioè chiedere il rimborso di quanto pagato – nei confronti del proprio assicurato, se risulta che il sinistro è stato causato, o aggravato, dall’avvenuta alterazione delle caratteristiche tecniche del veicolo.

La Cassazione in numerose pronunce ha confermato la legittimità di questo tipo di richiesta di rivalsa formulata dall’impresa assicuratrice, anche quando, come nel caso di specie, la vicenda era riferita ad uno scarico modificato che aveva inciso negativamente sulla manovrabilità della moto, così agevolando la verificazione dell’incidente. E questo potrebbe anche incidere sull’entità della colpa attribuibile al danneggiato nella causazione del sinistro, così escludendo, o riducendo di molto, l’importo del risarcimento danni. Si applica, in sostanza, il medesimo criterio dell’incidente senza revisione auto.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo. Diventa sostenitore clicca qui