Cosa rischio se tolgo il catalizzatore dalla moto?
Le conseguenze civili, amministrative e penali della modifica non autorizzata alla marmitta, all’impianto di scarico e alla centralina: cosa succede se si viene fermati su strada o se si subisce un incidente.
Un lettore ci chiede: cosa rischio se tolgo il catalizzatore dalla moto? Vuole sapere, in particolare, quali sono le multe in caso di controllo ed anche se si incorre nel reato di inquinamento ambientale.
Come vedremo adesso, togliere il catalizzatore dalla moto fa guadagnare un po’ di potenza – il che per un “centauro” dinamico e sportivo sembra un’opportunità allettante – ma comporta serie conseguenze, per cui è bene evitare di compiere questa modifica non autorizzata all’impianto di scarico: le illegalità in questo ambito possono costare parecchio.
Indice
Rimuovere il catalizzatore: cosa comporta?
Diciamo subito che la rimozione del catalizzatore da qualsiasi tipo di veicolo a motore (quindi non solo le moto ma anche le auto e i camion) è vietata se non autorizzata e riportata nella carta di circolazione, in quanto questo dispositivo serve proprio a controllare e a ridurre le emissioni dei gas di scarico nocivi nell’ambiente.
A livello tecnico l’operazione è relativamente semplice: qualunque meccanico la può compiere con facilità, anche se le moto più nuove, dalla classe
Il rischio di non passare la revisione periodica
C’è il rischio, quindi, che la revisione “non passi” proprio per questo motivo (oltre che per l’analisi dei fumi di scarico, che senza catalizzatore risulterebbero senz’altro “pesanti” in quanto contenenti grosse quantità dei pericolosi ossidi di carbonio ed ossidi di azoto, e numerose altre sostanze).
L’eliminazione del catalizzatore è facilmente rilevabile dai tecnici incaricati della revisione, anche attraverso la diagnostica automatizzata della centralina elettronica. Per saperne di più leggi come funzionano i nuovi controlli sulla revisione introdotti a partire dal 2025 per tutti i veicoli (auto, moto, ecc.) immatricolati dal 1° settembre 2009 in poi.
Ma non bisogna aspettare la revisione periodica biennale (o dopo i primi quattro anni dall’acquisto, se la moto è nuova) per incorrere in questo inconveniente: le sanzioni possono scattare molto prima, e precisamente in caso di controlli di polizia durante la circolazione su strada, per come ti spieghiamo nel prossimo paragrafo.
Violazioni del Codice della Strada
Da quanto detto, avrai già compreso che rimuovere il catalizzatore significa alterare il sistema di scarico della moto rispetto a quanto previsto in omologazione del mezzo.
Chi toglie il catalizzatore dalla propria moto senza aver annotato l’operazione sulla carta di circolazione compie una indebita «modificazione delle caratteristiche costruttive o funzionali del veicolo» e dunque incorre nella sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’articolo 78 del Codice della strada: la multa va da un minimo di 430 euro a un massimo di 1.731 euro.
L’unica deroga riguarda le moto che partecipano a competizioni sportive regolarmente autorizzate, come le gare ufficiali di
Inoltre, se il catalizzatore rimosso compromette il corretto funzionamento dei dispositivi anti-inquinamento del mezzo, si applica anche l’articolo 79 del Codice della strada, che prevede una multa da 87 a 344 euro. Questa norma che prevede una sanzione più tenue, però, si applica solo alle modifiche tecniche reversibili (per le quali ad integrare la violazione basta la circolazione con un dispositivo che in quel momento risulta non conforme), mentre togliere il catalizzatore è quasi sempre un’operazione irreversibile e con effetti permanenti.
In aggiunta, per entrambi i suddetti casi, c’è sempre la sanzione accessoria del ritiro della carta di circolazione e la sospensione della stessa, con l’obbligo di effettuare una revisione straordinaria presso la Motorizzazione, per verificare il ripristino dell’impianto originale (operazione che, ovviamente, sarà a cura e spese del trasgressore), altrimenti la moto non potrà riprendere a circolare.
La Corte di Cassazione (sent. n. 9988/2018) ha ritenuto che anche la semplice sostituzione del catalizzatore e del silenziatore della marmitta della moto con un dispositivo aftermarket non omologato costituisse una «alterazione costruttiva» rilevante ai fini dell’applicazione dell’articolo 78 del Codice della strada.
C’è anche la possibilità di sequestro amministrativo della moto, se dall’accertamento compiuto dalla polizia emerge che le modifiche al catalizzatore, o la sua completa eliminazione, hanno compromesso la sicurezza del mezzo o hanno creato le condizioni per un inquinamento eccessivo. E veniamo, dunque, al punto riguardante la violazione della normativa ambientale.
Violazione della normativa ambientale
In linea generale, togliere il catalizzatore dalla propria moto o alterarlo compromettendone le funzionalità non costituisce reato, ma integra soltanto la violazione amministrativa del Codice della Strada di cui abbiamo parlato.
Tuttavia in determinate circostanze potrebbe configurarsi la fattispecie di reato contravvenzionale prevista dall’articolo 279, comma 2, del
Per integrare questo reato, però, non è sufficiente il mero superamento, oltre i limiti di legge, delle emissioni inquinanti dal motore del veicolo sprovvisto di catalizzatore, perché è necessario che si realizzi un inquinamento significativo, altrimenti il bene protetto dalla norma penale incriminatrice non sarebbe violato. Inoltre occorre che l’illecito sia compiuto nell’ambito di un’attività imprenditoriale e produttiva (sia pure in senso ampio, potendovi rientrare anche attività di trasporto professionale, come ad esempio quelle di un
In pratica, però, è molto difficile che, nella normale circolazione stradale di una singola moto, si configuri questo reato ambientale, a meno che il fenomeno non sia di entità davvero rilevante, con emissioni inquinanti di consistente entità (la prova di ciò deve essere fornita dall’organo accertatore, mediante perizie tecniche).
Ad esempio, la Cassazione (ordinanza n. 29354 del 23 ottobre 2023) ha affermato che l’alterazione dei dispositivi di abbattimento delle emissioni inquinanti (catalizzatori e filtri antiparticolato, i cosiddetti FAP) può comportare il mancato riconoscimento delle agevolazioni fiscali ed integrare il reato di cui all’art. 279 del D. Lgs. n. 152/2006, qualora si provi un effettivo superamento dei limiti emissivi autorizzati o una «emissione incontrollata di sostanze inquinanti». Il concreto caso deciso riguardava, però, un’
Un’altra possibilità di incorrere in questo reato è la partecipazione a gare clandestine, dove un notevole numero di moto si radunano: per inciso, si osserva che le moto idonee agli eventi sportivi di racing ufficiale sono sprovviste di catalizzatore, proprio per avere maggiore potenza, ma non sono idonee alla circolazione su strada (analogamente alle autovetture sportive utilizzate nelle gare di Formula 1).
Lo stesso discorso appena fatto per la contravvenzione prevista dal Testo Unico Ambientale vale per il più grave
Decadenza dalla garanzia
La manomissione o l’eliminazione del catalizzatore fanno decadere l’omologazione dell’impianto di scarico della moto: ciò comporta la perdita della garanzia prevista dal Codice del Consumo per gli acquisti fatti da privati non imprenditori, che altrimenti coprirebbe i difetti e i vizi del mezzo (per due anni, che possono essere ridotti a uno solo, con il consenso delle parti, in caso di acquisto della moto usata da un rivenditore professionale, o per i termini più estesi previsti dalle garanzie commerciali).
Così, in pratica, si perde il diritto alla riparazione o sostituzione della moto difettosa.
Rivalsa dell’assicurazione
In caso di incidente stradale con la moto priva di catalizzatore perché eliminato o comunque manomesso, l’
La Cassazione in numerose pronunce ha confermato la legittimità di questo tipo di richiesta di rivalsa formulata dall’impresa assicuratrice, anche quando, come nel caso di specie, la vicenda era riferita ad uno scarico modificato che aveva inciso negativamente sulla manovrabilità della moto, così agevolando la verificazione dell’incidente. E questo potrebbe anche incidere sull’entità della colpa attribuibile al danneggiato nella causazione del sinistro, così escludendo, o riducendo di molto, l’importo del risarcimento danni. Si applica, in sostanza, il medesimo criterio dell’incidente senza revisione auto.