Polizza sul prestito: fa scattare l'usura? 

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Autore: Angelo Greco

10 luglio 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il costo di una polizza assicurativa collegata a un finanziamento può rendere il prestito usurario. Per la Cassazione va inclusa nel calcolo del TAEG per verificare il superamento della soglia di legge.

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Quando si chiede un prestito, specialmente nel settore del credito al consumo, è molto comune che la società finanziaria proponga, o a volte quasi imponga, la sottoscrizione di una polizza assicurativa a garanzia del proprio diritto di credito. A prima vista, può sembrare una tutela in più per entrambe le parti. Ma cosa succede se il costo di tale assicurazione, sommata a tutti gli altri oneri del finanziamento, fa schizzare il costo totale dell’operazione al di sopra dei limiti consentiti dalla legge? La

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polizza sul prestito fa scattare l’usura? La risposta, fornita dalla giurisprudenza (da ultimo: Cassazione, sent. n. 15114/2025, pubblicata il 6 giugno 2025) è chiara e fornisce uno strumento di tutela fondamentale per i consumatori. Ecco come orientarsi.

Il costo della polizza assicurativa va calcolato per verificare se un prestito è usurario?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 15114/2025, ha ribadito un principio fondamentale: ai fini della valutazione dell’eventuale natura usuraria di un contratto di mutuo o di un finanziamento, devono essere conteggiate anche le

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spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito. Questo perché il calcolo per verificare se un prestito è usurario deve tenere conto di ogni commissione, remunerazione e spesa collegata all’erogazione del credito. Se la polizza assicurativa è un onere connesso al finanziamento, il suo costo non può essere escluso dal conteggio.

La norma di riferimento in materia è l’articolo 644 del Codice Penale, che definisce e punisce il reato di usura. Il quarto comma di questo articolo è particolarmente importante per la nostra questione, perché stabilisce cosa deve essere incluso nel calcolo per determinare il tasso di interesse e verificare se supera la soglia di legge. La norma afferma che per la determinazione del tasso si considerano:

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«commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito».

La legge, quindi, adotta un approccio onnicomprensivo: tutto ciò che è “collegato” all’erogazione del credito deve essere conteggiato. L’unica eccezione esplicita riguarda le imposte e le tasse. Di conseguenza, se una polizza assicurativa è un costo collegato al prestito, deve rientrare nel calcolo.

La vicenda

La Cassazione, con questa recentissima ordinanza, ha reso definitiva la condanna di una società finanziaria, obbligandola a restituire a una cliente circa 2.900 euro, più gli interessi, proprio a causa di un finanziamento risultato usurario.

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La vicenda riguardava un prestito (probabilmente una cessione del quinto dello stipendio) stipulato nel maggio del 2009. A quell’epoca, il decreto ministeriale di riferimento fissava la soglia di usura al 13,45%.

Il calcolo effettuato nel corso del giudizio, tenendo conto di tutti i costi connessi al finanziamento, inclusa la polizza assicurativa, aveva dimostrato che il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) del prestito era in realtà pari al 14,97%, quindi ben al di sopra della soglia di legge.

La Cassazione ha quindi confermato che il calcolo era corretto e che, includendo i costi assicurativi, il prestito era a tutti gli effetti usurario fin dalla sua stipula.

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La società finanziaria, per difendersi, sosteneva che le istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio, il tasso statistico su cui si basa il calcolo della soglia di usura) in vigore all’epoca dei fatti (quelle del 2006) non includessero i costi assicurativi nel calcolo del tasso del singolo rapporto.

La Cassazione ha respinto questa tesi basandosi su un principio gerarchico delle fonti del diritto:

  • la norma primaria che definisce cosa includere nel calcolo dell’usura è l’articolo 644 del Codice Penale, che è una legge dello Stato;
  • invece le istruzioni della Banca d’Italia o i decreti ministeriali che fissano le soglie sono provvedimenti amministrativi, di rango inferiore alla legge;
  • di conseguenza, questi atti amministrativi non possono derogare o contraddire quanto stabilito da una legge primaria.

Se l’articolo 644 del Codice Penale dice di includere tutte le spese collegate all’erogazione del credito (escludendo solo imposte e tasse), nessuna istruzione amministrativa può legittimamente escludere un costo, come quello assicurativo, che è palesemente collegato al credito. La legge prevale sempre.

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Come dimostrare che la polizza assicurativa è “collegata” al prestito?

La Cassazione ha stabilito che il collegamento tra la spesa assicurativa e la concessione del credito può essere dimostrato con qualunque mezzo di prova. Ma, soprattutto, ha affermato un principio di grande importanza per il consumatore: questo legame si presume (cioè, si dà per scontato fino a prova contraria) nel caso di contestualità tra la stipula della polizza assicurativa e l’erogazione del finanziamento.

In altre parole, se firmi il contratto di assicurazione lo stesso giorno o in un contesto strettamente legato alla firma del contratto di finanziamento, si presume che quella polizza sia un costo connesso al prestito. Sarà eventualmente la società finanziaria a dover dimostrare il contrario, cioè che la polizza era completamente slegata e facoltativa e non ha avuto alcun ruolo nella concessione del credito, una prova spesso molto difficile da fornire.

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Quali sono i costi esclusi dal calcolo del tasso per verificare l’usura?

Come abbiamo visto, la norma penale (art. 644 c.p.) è molto chiara. Gli unici oneri che vanno esclusi dal calcolo per verificare il superamento della soglia di usura sono le imposte e le tasse.

Tutto il resto, se collegato all’erogazione del credito, deve essere conteggiato. Questo include:

  • gli interessi corrispettivi;
  • le commissioni di ogni tipo (di istruttoria, di incasso rata, ecc.);
  • le remunerazioni a qualsiasi titolo;
  • le spese, come quelle di mediazione, di perizia, e, appunto, quelle per le polizze assicurative.

Come verificare se un prestito è usurario?

La sentenza della Cassazione n. 15114/2025 conferma che l’indice rilevatore dell’usura è il

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TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), conosciuto anche come ISC (Indicatore Sintetico di Costo) nei contratti di credito al consumo.

Il TAEG è un indicatore percentuale, espresso su base annua, che ha proprio lo scopo di rappresentare il costo totale del credito per il consumatore. Per sua natura, considera l’incidenza di tutti i costi collegati all’erogazione del credito, tranne, come detto, i tributi.

Pertanto, per verificare se un prestito è usurario, è corretto effettuare un calcolo che sommi algebricamente ogni onere e accessorio per determinare il TAEG effettivo e confrontare quest’ultimo con la soglia di usura vigente al momento della stipula del contratto. E in questo calcolo, il costo della polizza assicurativa contestuale al prestito deve essere sempre incluso.

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