Avvocati: responsabilità limitata al dolo e colpa grave. La nuova rivoluzione

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Autore: Raffaella Mari

09 giugno 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

Un disegno di legge in arrivo al Senato mira a limitare la responsabilità degli avvocati a dolo e colpa grave, escludendo gli errori lievi. Un’equiparazione ai magistrati per tutelare la difesa.

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Una proposta di legge destinata a ridefinire il perimetro della responsabilità professionale degli avvocati sta per approdare nell’Aula del Senato, dopo aver ottenuto un primo via libera in Commissione Giustizia. Il fulcro del provvedimento è la volontà di circoscrivere la responsabilità dei legali nei confronti dei propri clienti, limitandola ai soli danni causati nell’esercizio della professione con dolo (intenzione di nuocere) o colpa grave (negligenza grossolana). Ciò implicherebbe l’esclusione della

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responsabilità professionale civile per errori lievi o per l’attività di interpretazione di norme di diritto.

La proposta, presentata due anni fa dal senatore Pierantonio Zanettin (Forza Italia), con il supporto dell’associazione “Italia Stato di diritto”, punta a modificare la legge professionale forense (n. 247 del 2012). L’obiettivo dichiarato è quello di allineare la posizione degli avvocati a quella dei magistrati, per i quali la legge sulla responsabilità (n. 117 del 1988) prevede che si possa agire contro lo Stato per chiedere il risarcimento dei danni solo se hanno agito con dolo o colpa grave. Inoltre, i magistrati non sono mai ritenuti responsabili per l’attività di interpretazione delle norme di diritto né per la valutazione del fatto e delle prove.

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“Ora il testo è in attesa di essere calendarizzato in Aula – spiega il senatore Zanettin –, spero entro fine luglio, prima della pausa estiva, anche se l’agenda dell’Assemblea è affollata”.

Le ragioni di una riforma attesa dalla categoria

La necessità di un intervento legislativo, secondo i promotori, è duplice. In primo luogo, il rischio professionale per gli avvocati è percepito in aumento. Questo è dovuto, in parte, alla crescente quantità di cause che vengono definite non nel merito, ma a livello procedurale (ad esempio, per inammissibilità o improcedibilità dei ricorsi). Tale situazione può indurre il cliente a pensare, erroneamente, che la colpa sia dell’avvocato.

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In secondo luogo, si registra nella prassi un rischio per i legali di essere sanzionati per lite temerariaquando osano mettere in discussione un orientamento consolidato della giurisprudenza. Questo, argomenta Zanettin, si traduce in una limitazione del diritto di difesa, un principio costituzionalmente garantito.

Sebbene non esistano statistiche precise, il fenomeno delle azioni legali intentate contro gli avvocati è segnalato in crescita. La relazione alla proposta di legge menziona un aumento delle cause avviate da clienti che chiedono danni al proprio difensore, anche in conseguenza di pronunce di inammissibilità dei ricorsi presentati avanti la Corte di Cassazione.

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Il presidente del Consiglio Nazionale Forense (CNF), Francesco Greco, accoglie con favore la proposta Zanettin. Greco osserva che la deflazione dei tribunali, ottenuta introducendo nei Codici un elevato numero di motivi di inammissibilità, improcedibilità e decadenza, rende difficile ottenere giustizia, generando frustrazione nei cittadini che si traduce poi in azioni di responsabilità contro gli avvocati. Un contenzioso che, per il presidente del CNF, ha l’ulteriore conseguenza di aumentare i premi per le polizze di responsabilità civile professionale degli avvocati, per questo Greco invoca una “rapida approvazione” del testo.

Voci critiche: il bilanciamento tra tutela e qualità della difesa

Nonostante il forte appoggio di una parte del mondo forense, non mancano le voci che, pur riconoscendo la necessità di intervenire, esprimono cautela sui limiti della riforma.

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Alberto Del Noce, presidente dell’Unione delle Camere Civili, appoggia l’intenzione di circoscrivere la responsabilità degli avvocati. Egli osserva come negli ultimi anni si sia assistito a un significativo aumento delle cause intentate contro i legali, spesso contestando anche la colpa lieve. Sebbene le stime indichino che gli avvocati vengano condannati solo nel 15% dei casi, il fenomeno merita attenzione, in quanto il contenzioso potrebbe ulteriormente aumentare.

Tuttavia, Del Noce solleva un’obiezione importante: l’avvocato dovrebbe comunque continuare a rispondere anche per i comportamenti negligenti (al di là del dolo e della colpa grave). Limitare eccessivamente la responsabilità, infatti, potrebbe essere interpretato come una

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riduzione della qualità della tutela legaleofferta ai cittadini. Per far calare il contenzioso in questo settore, piuttosto, il presidente dell’Unione delle Camere Civili suggerisce un’altra soluzione: rendere obbligatorio il tentativo di mediazione, sul modello di quanto già avviene per la responsabilità sanitaria. Questa mossa potrebbe favorire una risoluzione extragiudiziale delle controversie, alleggerendo il carico sui tribunali senza compromettere i diritti dei clienti.

La discussione in Senato si preannuncia quindi animata, con la necessità di bilanciare la tutela della professione forense con la garanzia di un’adeguata protezione per i cittadini che si affidano a un avvocato per la difesa dei propri diritti.

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